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Una di famiglia: quando la realtà è ambigua

Una di famiglia è Il thriller che sta spopolando su internet da qualche mese e finalmente è arrivato anche in Italia il 1’ Gennaio 2026 con un cast spettacolare tra cui Sidney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar e Michele Morrone. Basato sull’omonimo bestseller di Freida McFadden del 2022.

Il thriller Una di famiglia aldilà dell’intrattenimento è stato in grado di fare una cosa ben precisa: portare lo spettatore a dubitare costantemente di ciò che vedeva.


Si parte con una storia abbastanza lineare, quasi del tutto prevedibile, poi succede qualcosa che porta a smontare pezzo dopo pezzo tutto il film, rivelando poi una realtà molto disturbante.

L’atmosfera che crea il thriller è pressoché claustrofobica, per i rapporti malsani che mette in scena e il modo in cui affronta il tema della manipolazione all’interno delle relazioni. 

La storia risulta alle volte quasi come scontata, ma ecco che il plot twist ti prepara il terreno per qualcosa di più profondo.

Trama senza spoiler di Una di famiglia 

La storia segue Millie Calloway, una giovane donna in libertà vigilata che accetta un lavoro come domestica presso una ricca famiglia di Long Island. I Winchester sembrano offrire a Millie una possibilità di riscatto, ma c’è qualcosa che fin da subito non torna.

Una casa elegante, molto grande ma al tempo stesso opprimente. Le dinamiche relazionali familiari sono tese. La donna di casa appare instabile, imprevedibile e a tratti pericolosa. Un dettaglio salterà subito all’occhio ovvero la stanza in cui Millie alloggerà non avrà né una finestra che si apre e né una porta d’ingresso che si chiude dall’interno. Dopo questa rivelazione per la giovane domestica la padrona di casa le dice una frase : noi siamo poi così mostri. Da qui in poi il dubbio perenne: qual è la verità e chi sta manipolando la situazione?

Un thriller che gioca con il punto di vista

La particolarità di Una di famiglia è l’uso del punto di vista. Lo spettatore osserva la storia attraverso gli occhi di Millie, e proprio come lei è portato a credere a una versione dei fatti piuttosto che a un’altra.

La storia appare precisa e lineare, salvo poi incrinarsi per una serie di piccoli dettagli, parole non dette ed incongruenze.Il thriller non punta sull’azione, ma sul creare quanto più tensione psicologica e ambiguità e puntare molto sul controllo emotivo.

Manipolazione, controllo e relazioni tossiche

Esatto manipolazione psicologica è il focus centrale. Una di famiglia mostra quanto il controllo possa essere esercitato in modo sottile, graduale, quasi invisibile, soprattutto all’interno di una relazione apparentemente “normale”.

Viene affrontato il tema del gaslighting, l’abuso emotivo e il ribaltamento della realtà, facendo credere quanto sia semplice far passare la vittima per colpevole e viceversa. Per questo il film a tratti disturba, proprio perché è tutto così credibile.

Le interpretazioni e la regia

Ogni attore con la sua interpretazione è stato funzionale. Vulnerabilità, forza e ambiguità sono i tre aggettivi che riassumono il film. 

Viene scelta questa enorme casa dalla regia per rendere l’idea della protezione, ma al tempo stesso risulta una prigione.

Vale la pena vedere Una di famiglia?

Sì, soprattutto se ami i thriller psicologici che ti fanno dubitare delle prime impressioni e se sei appassionato di storie sulla manipolazione.

Attenzione però non parliamo di un film perfetto perché molti sono i buchi visibili nella storia, ma è più che altro il modo in cui tutto viene ribaltato che lo rende comunque originale e coinvolgente. 

ATTENZIONE Spoiler

(Se non hai visto il film, salta questa parte qui)

La verità dietro la storia: analisi della trama

Come già spiegato il film ad un certo punto si ribalta quando viene rivelato chi è la vera vittima. Un flashback mostra Andrew il padre di famiglia come un manipolatore violento, in grado di ricostruire una realtà diversa per distruggere psicologicamente le donne della sua vita.

Nina, viene vista come la donna instabile e pericolosa, lui l’uomo che la comprende, il “santo bello”, dicono le amiche di Nina. Ma la presunta malattia mentale non è altro che il risultato di un piano ben studiato da Andrew.

Millie, scelta consapevolmente da Nina, è l’arma che spezza il ciclo di violenza subita. Il duello finale non è solo fisico ma simbolico: al carnefice viene fatto tutto ciò che ha inflitto alle sue vittime.

Un finale amaro ma coerente

Il finale di Una di famiglia non è roseo. Ma a cosa affascinante e che anche dopo la morte di Andrew, il sistema resta ambiguo. La giustizia ufficiale non indaga fino in fondo e Millie, pur avendo salvato sé stessa e Nina, è pronta a entrare di nuovo in una situazione simile.

Infatti ci ritroviamo con l’ultima scena in cui Millie si ritrova in una nuova casa, candidata ancora come governante ma questa volta è stata caldamente raccomandata da Nina Winchester. Perché? Semplice qui Millie sa bene quale sarà il suo vero ruolo ed è di nuovo pronta a compiere gesti che potrebbero ribaltare il ruolo di vittima.

Conclusione

Una di famiglia è un thriller psicologico funzionale perché ti inganna come spettatore e lo fa con intelligenza, sfrutta stereotipi e poi te li smonta. È un film che parla di potere, controllo e sopravvivenza, lasciando addosso un senso di inquietudine anche dopo i titoli di coda.

Un film che non si limita a intrattenere, ma che invita a guardare oltre le apparenze.

Ci sarà un sequel?

Arianna D’Angelo

Arianna D’Angelo

Arianna, classe ‘98. Mi piacciono le arti visive e musicali. Per me scrivere è esternare il mio mondo interno raccontando ciò che mi appassiona. L’Arianna del mito greco liberò Minosse con il suo filo e io con la mia scrittura libero il mio mondo e ve lo racconto.
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