Perché procrastiniamo: cosa dice la neuroscienza sulla gestione del tempo

Con l’inizio del nuovo anno è facile sedersi con il diario davanti e una penna in mano, pronti a stilare fogli su fogli di buoni propositi.
Mangiare sano, andare più spesso in palestra, risparmiare di più, o iniziare a studiare una nuova lingua: la lista è infinita e riflette i nostri obiettivi personali. Ma, una volta scritti, quanto è facile rispettare davvero questi propositi?
Dal mio punto di vista, non è questione di negatività: è una questione di praticità. Tra lavoro, studio, impegni personali, tempo da dedicare a famiglia e amici, riuscire a stare al passo è complicato. Ciò non significa che sia impossibile: con una buona dose di motivazione e costanza, alcune persone riescono davvero a combinare tutto e a seguire i propri piani. È un lavoro duro, fatto di pianificazione e di superamento dei momenti di scoraggiamento.
Ma oggi non siamo qui per parlare di chi ce la fa, bensì per capire come la scienza spiega il fenomeno della procrastinazione. Tutto parte da una questione di ricompensa. Il cervello, e più nello specifico la corteccia prefrontale – la parte che gestisce pianificazione e autocontrollo – deve resistere al sistema limbico, il centro del piacere immediato. Quando un compito ci appare troppo complicato o noioso, entra in gioco la dopamina: il cervello riceve una piccola ricompensa semplicemente evitando stress o fatica.
Rimandare ci fa sentire protetti, ma è solo un’illusione: nella nostra mente quel compito sembra temporaneamente “gestibile”, mentre nella realtà i limiti mentali e fisici che ci impone restano ignorati. Il problema sorge quando la procrastinazione diventa un’abitudine: il compito rimandato genera ansia e nervosismo, anche se in realtà era più semplice di quanto pensassimo.
Esistono però strategie concrete per riprendere in mano la propria vita e condurre un’esistenza con meno ansia:
- La tecnica di Ulisse: chiamata così in riferimento a Ulisse, che si fece legare all’albero maestro pur di non cedere al canto delle Sirene. Nella vita quotidiana, questo significa creare regole o vincoli mentali per superare la tentazione di rimandare. Ad esempio, fissare orari precisi per studiare, lavorare o allenarsi, oppure eliminare distrazioni, permette di concentrarsi sull’azione e iniziare senza indugi.
- Scomporre i compiti: affrontare tutto in una volta può generare ansia e blocchi. Suddividere un impegno in più parti rende il compito gestibile e aumenta le probabilità di completarlo. Pianificando passo dopo passo, si possono raggiungere risultati importanti senza sentirsi sopraffatti.
- Fissare obiettivi quotidiani: anche piccoli traguardi giornalieri aiutano a rompere il circolo vizioso della procrastinazione. Dedicarci anche solo mezz’ora al giorno a un compito specifico ci mette in moto, creando uno slancio che rende più semplice continuare e completare ciò che abbiamo iniziato.
- Motivazione e atteggiamento: darsi carica, mantenere uno spirito positivo e credere nelle proprie capacità migliora non solo la performance, ma anche il rapporto con noi stessi. Chi non si è sentito bene dopo aver studiato tre ore di seguito o completato un allenamento in palestra, pur senza inizialmente avere voglia? La soddisfazione personale aumenta la dopamina, rinforzando la motivazione a continuare.
Procrastinare, insomma, può rendere la vita più complicata, generare stress e senso di colpa, ma con il giusto approccio e gli strumenti adeguati è possibile affrontare le sfide quotidiane con maggiore efficacia. Pianificazione, piccole vittorie giornaliere, disciplina, regole mentali e motivazione positiva non solo aiutano a combattere la procrastinazione, ma rendono anche possibile affrontare sfide sempre più complesse, sviluppando una gestione del tempo più consapevole e produttiva.
Giulia Marton
Immagine generata con AI
Leggi Anche : Riconquista il tuo tempo e salta la scala sotto il muro



