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Margherita dei ribelli: è donna il fuoco della rivoluzione

Margherita dei ribelli – sorella, eretica, rivoluzionaria è l’ultimo romanzo di Fabrizio Bozzetti, scrittore e sceneggiatore, pubblicato il 21 marzo 2025 da DeriveApprodi.

Riscrivere la presenza e le gesta delle donne cancellate dalla storia è un compito gravoso che qualcuno, per nostra fortuna, è ancora disposto ad assumersi.

Fabrizio Bozzetti rispolvera la memoria storica in un avvincente romanzo che mescola realtà e finzione. Mettendo in dialogo le fonti storiche a disposizione con la finzione narrativa e una potente scrittura emotiva, l’autore racconta e riscopre una storia dimenticata di uguaglianza e ribellione: quella di Margherita e Dolcino. 

È ambientata nel Medioevo – anno 1303 – in un tempo in cui la legge contava ben poco e a dominare era piuttosto la smania di potere e il dio denaro. Da un lato, una Chiesa avida e corrotta che chiede continuamente donazioni in cambio del perdono dai peccati e del paradiso eterno; dall’altro i nobili e padroni terrieri che si appropriano del raccolto dei propri contadini, lasciandoli a morir di fame. Un mondo spaccato in due tra chi possiede tutto e chi non possiede niente, chi vive nell’indigenza e chi ha tanto più di quanto necessario. Nel frattempo, uomini dall’appuntito cappuccio nero, tonaca e scapolare bianco incutono terrore e repressione. Sono i domenicani a cui il Pontefice ha affidato l’Inquisizione: l’istituzione ecclesiastica che ha il compito di scovare gli eretici, i peccatori. In sostanza, tutti coloro che osavano opporsi al volere della Chiesa.

A pochi era concesso di vivere a modo proprio, meno che mai alle donne. Era loro vietato saper leggere e scrivere ed erano al sicuro solo se protette dalle mura di corti o monasteri. Le guaritrici, le donne che si ribellavano al divieto del sapere e imparavano a utilizzare i medicamenti offerti dalle piante e dai fiori – per alleviare sofferenze e malanni – erano streghe e untrici. Eretiche condannate a bruciare al rogo in pubblica piazza. 

“La conoscenza clandestina di radici e droghe, spore e linimenti, rituali preparatori e dosi di somministrazione rendeva le femmine capaci di condizionare vita e morte delle creature […] e questo i maschi faticavano a sopportarlo”.

È in un contesto del genere che emerge la figura della diciassettenne Margherita Boninsegna, una nobildonna fuggita dal monastero in cui suo fratello l’aveva rinchiusa, nella speranza di piegarla e convincerla ad accettare il pretendente che aveva scelto per lei. Così comincia il viaggio che la trasformerà da fanciulla a donna rivoluzionaria. Margherita sa sia leggere che scrivere. Ha imparato da sola sin da bambina, quando ha capito di voler occupare uno spazio più grande di quello che gli uomini volevano concederle. 

Nata in un tempo di avversità e repressione, ha la mente lucida e consapevole di una donna contemporanea. In questo modo, il personaggio incarna a pieno la forza del romanzo: quella di essere così distante ma così profondamente attuale. L’autore pianta tra le pagine i semi delle future battaglie femministe (il tabù delle mestruazioni, l’aborto, la libertà sessuale), così che le lettrici, scorgendoli tra le pagine, leggano e riconoscano anche la propria storia, senza risultare anacronistico. 

Nel romanzo, la regolare scrittura si alterna di tanto in tanto con blocchi in corsivo che rivelano l’introspezione della protagonista, i pensieri più profondi e le paure celate. E se fossi un’ingrata a non accontentarmi di quello che mi è concesso? Sono i dubbi di Margherita, che probabilmente vi suonano familiari, simili a quelli delle vostre madri, sorelle e nonne abituate a credere di non poter desiderare di più. Ma la verità è che non c’è vita dentro la privazione.

“Questa deliziosa nuova paura, questo brivido che m’accende il cuore, può esser forse ciò che chiaman libertà? E se lo è… e se è così bella, davvero sarebbe saggio rinunziarvi? Non rischia d’essere, piuttosto, cura peggiore del peggiore dei mali, come ricusare la vita stessa?”

La fuga la condurrà al punto che le cambierà per sempre la vita: l’incontro con Davide Tornielli, conosciuto ai più come Fra Dolcino, il più ricercato tra gli eretici. Predicatore e profeta con un seguito sempre più grande e una visione ben precisa, Dolcino è a capo di una congrega che si oppone all’avarizia della Chiesa e intende vivere davvero secondo i Vangeli, come i primi apostoli: tutti uguali, senza egoismi. Una comunità capace di vivere in povertà, armonia e semplicità; in cui i beni siano distribuiti equamente; tutti si prendano cura di tutti e nessuno si trovi ad avere troppo o troppo poco.

Così l’autore si lancia in una dolce riflessione sull’uguaglianza di tutti gli esseri umani, identici soprattutto nella morte. Tutti fanno parte di “un’unica creatura piccola e indifesa”, così che quando uno è ferito, tutti sono feriti con lui. 

Margherita e Davide si scoprono amici nelle idee prima ancora di scoprirsi amanti. Brucianti di un amore che li lega anima e corpo, costruiscono un legame basato su rispetto e parità in cui nessuno sia padrone o superiore. Aperte a lei le porte della sua confraternita, l’uomo la guarda ogni giorno battersi per i propri ideali e arricchire le loro vite con una forma di uguaglianza che va oltre il possesso dei beni materiali: quella tra uomini e donne. Con ostinazione e fede, Margherita decide ad esempio che avrebbe insegnato a tutte le donne della congrega a leggere e a scrivere. 

Accende la rivoluzione in un movimento già di per sé rivoluzionario, non senza difficoltà. Capisce da subito che le più restie erano proprio le donne. 

“Le spaventava meno una gabbia nota rispetto a una libertà ignota”

È la frase che mi è rimasta dentro più di tutte, familiare e universale, verità ubiqua e persistente. Espressione del potere di sentimenti tramandati dalla notte dei tempi, il peso dell’eredità che grava su ogni donna: “una sottomissione trasmessa di madre in figlia, di nonna in nipote, la maledizione di Eva a pesare su tutte”. Da qui però, l’epifania di Margherita. Ecco cosa spaventa tanto gli uomini: non sopportano che le donne siano le sole “vicine al cuore della vita”, le uniche “in grado di dare luce”. Per questo, tanto si spendono nel proclamarsi “signori della guerra, elargitori di morte”.

Non passerà infatti molto tempo prima che il papato scateni contro di loro la prima crociata mai combattuta in terra italiana. Una storia realmente accaduta – citata anche da Dante nella Divina Commedia – e gettata volontariamente nell’oblio. Un racconto di sangue e tensione, che il lettore vede e sente su di sé grazie ad una scrittura capace di tracciare immagini vivide e ben delineate, frutto della sapiente penna di uno sceneggiatore. Consigliato a tutti coloro che amano i romanzi storici e le storie di emancipazione femminile non scontate, è stato dedicato dall’autore a “tutte le donne ostinate e coraggiose che lo hanno cresciuto, sopportato e amato”.

“Quasi le acque del nostro ventre fossero tutte correnti di un unico, impetuoso e inarrestabile fiume”

Margherita dei ribelli, la più dimenticata tra gli eretici dimenticati, si riprende così la fetta di storia che le spetta. Si riappropria del finale in nome di tutte le donne “cui è stata tolta la voce e soffocato il genio”. Un finale in cui si riscopre essere tante cose insieme: strega, amante, sorella, ribelle, donna, umana, divina e profondamente terrena.

“Difficile dire se le avversità cambino la nostra natura o solamente la rivelino”

Simona Settembrini 

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Simona Settembrini

Simona Settembrini, classe 2001, laureata in “Culture Digitali e della Comunicazione”. Per descrivermi al meglio, direi che l’amore, in qualunque sua forma, è sempre al primo posto nella mia vita. Scrivo perché mi aiuta a rendere il mondo meno confuso e per mettere nero su bianco le mie emozioni e quelle degli altri, perché in fondo sono tutte uguali.
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