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Le città di Pianura: il miglior film italiano del 2025

Avendo finalmente smaltito cenoni e capodanni vari, possiamo finalmente fugare gli ultimi dubbi con cognizione di causa e consacrare (almeno per quanto concerne la mia personalissima opinione) “Le città di pianura” di Francesco Sossai come il miglior film italiano del 2025, forte anche del piccolo miracolo distributivo che lo ha coinvolto.

Presentato all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, Sossai dà vita al soggetto arrivato in finale all’edizione del 2020 del premio Solinas, imprimendo su pellicola una serie di sospesi, grotteschi e nostalgici fotogrammi che narrano una storia che si sviluppa nel nebbioso e post-industriale entroterra veneto. Due perditempo sessantenni costringono un giovane accademico napoletano a un road-movie alcolico senza meta se non quella di vivere la giornata con leggerezza. Riuscirà a resistere al richiamo di: se femo l’ultima?

Un Veneto sospeso tra gli anni settanta e 2025. Chalie White e Doriano sono cinquantenni con la maturità di due adolescenti che campano d’espedienti. Quando la cosa più logica sarebbe andare a dormire, decidono di fare serata per aspettare l’atterraggio di un amico di vecchia data. Di cicchetto in cicchetto finiscono per incontrare Giulio, un giovane assistente succube del suo professore d’architettura quanto della sua timidezza.  Per questo i due decidono di prenderlo sotto la loro ala protettiva e coinvolgerlo in un viaggio alcolico con la falsa promessa di “se femo l’ultima”. Giulio per una volta invece di tornare ai suoi doveri è costretto a lasciarsi andare. Durante questo on the road, ritrova la leggerezza della sua età, contagiato da quella di Charlie White e Doriano. Per loro invece è troppo tardi per crescere, non gli resta che fare il tifo per Giulio e tornare al loro Veneto eterno.

La colonna sonora davvero speciale, fatta da lenti assoli di chitarra elettrica, è quasi fuori luogo, come fuori luogo è il protagonista di questa storia, interpretato da Filippo Scotti, e proprio per questo funziona. Anche l’ambientazione rispecchia perfettamente questa visione, prendendo come sfondo bellissime e decadenti opere architettoniche che sembrano estrapolate dal loro contesto originale e spiattellate fra la nebbia e le grigie villette della provincia veneta. 

Oltre il già menzionato Filippo Scotti, un plauso va fatto soprattutto all’interpretazione immersiva e fuori dai classici canoni di Sergio Romano (Carlo Bianchi) e Pierpaolo Capovilla (Doriano), che tra una sbronza e una riflessione poetica sul senso della vita, danno veridicità al film. In generale, rileggendo i miei commenti a caldo subito dopo la visione, continuo a reputare “Le città di pianura” un film giusto (cosa ormai sempre più rara) efficace, breve e favoloso. Ci ho visto Anora, ci ho visto Il Sorpasso, ci ho visto ci ho visto Wim Wenders (soprattutto nel commovente finale che riprende quello di “Nel corso del tempo”), ci ho visto una vecchia generazione disillusa, ferma come questo paese, a cui non resta altro che fare il tifo per quella nuova, a cui qualcuno che da una bella spintarella ogni tanto serve. 

La cosa che più piacevolmente sorprende di questo film è il successo che ha riscosso nella sale, portandosi a casa un incasso di 1.586.601 di euro, che non sono le cifre astronomiche di Zalone, ma che partendo da un budget stimato intorno al mezzo milione, sono davvero un grande risultato. Distribuito da Lucky Red, il film ha seguito una strategia di uscita graduale e territorializzata: ha infatti debuttato inizialmente in poche sale del Triveneto. Questa partenza mirata ha permesso di costruire passaparola e attenzione critica, raggiungendo il suo culmine con una distribuzione a livello nazionale. “Le città di pianura” è adesso disponibile su MUBI. 

Francesco Vacca

Francesco Vacca

Classe 1999. Dopo una laurea in Economia e lavoro all’estero, ho deciso di rientrare in Italia per dare una possibilità alla mia più grande passione: il cinema. Ho frequentato il Master in Cinema e TV presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Ho lavorato su diversi set come assistente alla regia. Nel tempo libero scrivo sceneggiature, realizzo cortometraggi e, naturalmente, guardo film.
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