La reunion dei Bluvertigo: tra memoria e innovazione

La notizia è ufficiale: i Bluvertigo tornano dal vivo nella formazione originale. Un’unica data – per ora – fissata per il 14 aprile 2026 all’Alcatraz di Milano segna il ritorno di un progetto che ha lasciato un’impronta profonda nell’immaginario musicale italiano.
Un evento che si inserisce in un contesto più ampio, quello dei ritorni sul palco che negli ultimi anni stanno ridefinendo il racconto della musica contemporanea. Riprendere un progetto musicale non è più un fatto isolato: sempre più spesso significa riaprire discorsi rimasti in sospeso, rimettere in circolo visioni e linguaggi che non hanno mai davvero smesso di parlare al presente.
CCCP, Oasis, Club Dogo, Co’Sang e altri lo hanno dimostrato, tornando a condividere dal vivo il proprio universo sonoro. In questo scenario, il ritorno dei Bluvertigo non è solo una notizia, ma un gesto che riaccende un immaginario ancora vibrante.
Il ritorno sul palco
Fondata a Monza nel 1992 da Morgan (Marco Castoldi, basso e voce) e Andrea “Andy” Fumagalli (tastiere), affiancati nella formazione storica da Livio Magnini (chitarre) e Sergio Carnevale (batteria), la band torna con un concerto-evento che segna l’inizio di una nuova fase artistica. Non si tratta di celebrare il passato, ma di rimettere in movimento un linguaggio musicale rimasto in sospeso nel tempo.
Nei canali ufficiali, i Bluvertigo spiegano così la scelta:
«Questo momento non è solo un rientro sulle scene, ma l’apertura di una nuova fase: un modo per rimettere in circolo un immaginario che, negli anni, ha anticipato linguaggi e influenzato intere generazioni».
Il concerto di Milano, previsto per il 14 aprile 2026 all’Alcatraz e prodotto da Kashmir Music, porta come sottotitolo “essere umani”:
«Un essere umano è una linea di luce in mezzo al rumore».
La band garantisce: «Non è nostalgia».
Tra memoria e innovazione
Attivi tra gli anni Novanta e Duemila, i Bluvertigo sono stati tra le realtà più innovative del panorama alternativo italiano, con una fusione di rock, elettronica, new wave e sperimentazione. La loro proposta dialogava con le avanguardie internazionali e, al contempo, ha lasciato un’impronta profonda sulla musica italiana, anticipando sensibilità e linguaggi che sarebbero esplosi negli anni successivi.
Non sono mai stati una band “da nostalgia facile”. Stilosi, colti, legati a un’idea di modernità che guardava più agli anni Ottanta che ai Novanta, i Bluvertigo hanno costruito un progetto fortemente estetico, a tratti più potente della musica stessa. Il videoclip di Altre F.D.V. (1997) ne è un esempio: un omaggio esplicito agli anni ’80, tra citazioni e riferimenti a Kraftwerk, Duran Duran, Dead or Alive, Adam Ant e Bauhaus, una dichiarazione d’amore visiva al decennio che li ha ispirati. Un’altra prova della loro visione artistica è L’Assenzio (The Power of Nothing), diretto da Asia Argento nel 2001: lontano dalle sonorità anni ’80, il videoclip evoca atmosfere decadenti e poetiche, tra salotti ottocenteschi e “poeti maledetti”, con Franco Battiato in un celebre cameo nel ruolo dell’alchimista. La sua presenza sottolinea il legame dei Bluvertigo con l’elettro-pop intellettuale, di cui il Maestro Battiato è stato una figura pionieristica, riletto qui in chiave moderna e visionaria.
Il palco come spazio di verifica
Ogni reunion porta interrogativi che vanno oltre l’evento. Non è solo questione di necessità, ma del tipo di dialogo che si vuole aprire. Tornare oggi significa confrontarsi con un pubblico diviso tra memoria e scoperta, con un panorama musicale profondamente mutato e il rischio costante dell’autocitazione.
Il palco diventa allora uno spazio di verifica: non solo di ciò che una band è stata, ma di ciò che può ancora essere. Per i Bluvertigo, il ritorno misura la tenuta di un immaginario mai dissolto, che ha continuato a influenzare in modo carsico. La loro musica ha sempre abitato una zona di confine, sospesa tra ricerca e canzone, tra sperimentazione e pop.
«Non è un ritorno al passato, ma un nuovo modo di rimettere in movimento ciò che non ha mai smesso di vibrare», conclude il comunicato.
Una discografia che ha segnato un’epoca
Una discografia essenziale ma decisiva, che ha contribuito a definire un’estetica e un linguaggio fuori dal tempo:
- Acidi e basi (1995) – l’inizio della trilogia chimica, proseguita nei due album successivi
- Metallo non metallo (1997)
- Zero (1999)
- Pop Tools (2001)
- MTV Storytellers – live (2008)
Album che hanno costruito un’identità sonora unica, capace di anticipare linguaggi e contaminazioni.
Una domanda aperta
Il ritorno dei Bluvertigo non chiude un capitolo: lo riapre. Solleva una riflessione che va oltre la band stessa, interrogandosi sul significato di fare musica insieme oggi. Una reunion può superare la nostalgia: diventare un atto di resistenza, memoria viva e rinascita di ciò che non ha mai smesso di vibrare. Questo approccio trova eco anche nella locandina del concerto: pixel, geometrie e tratti stilizzati del rumore costruiscono un’estetica rigorosa, quasi meccanica, attraversata da un sottile richiamo all’umanità. L’identità resiste tra schemi e codici, mentre il battito, tradotto in un segnale intermittente, continua a diffondere luce attraverso il sistema.
Roberta Aurelio
Immagine generata con AI
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