Docenti e orientamento politico: la polemica sui volantini nelle scuole
Ci troviamo di fronte ad un liceo italiano qualunque, all’orario di ingresso o di uscita ci sono studenti che arrivano, genitori che aspettano, professori pronti ad iniziare la loro giornata di lavoro. In questo contesto, davanti a diverse scuole del Paese, accade che vengono consegnati volantini agli studenti.
Nessun progetto educativo, nessuna iniziativa scolastica e nemmeno avvisi di associazioni solidali. I volantini vengono diffusi da Azione studentesca, gruppo studentesco legato a Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia.
Su questi fogli compare un QR Code. Scansionando con il telefono, gli studenti vengono rimandati ad un sondaggio online.
Cosa è contenuto nel sondaggio?
Il questionario chiede agli studenti di indicare e segnalare i professori ” di sinistra” che sono presenti nella loro scuola. Qual è l’obiettivo? Ricevere quanti più dati per costruire una sorta di “report nazionale” sull’orientamento politico degli insegnanti.
I casi segnalati fino ad ora riguardano città come Cuneo, Alba, Palermo, Pordenone ma il caso sta diventando un dibattito a livello nazionale.
Perché il caso fa discutere
Il focus della polemica è che certamente non stiamo riferendoci ad una semplice indagine. Il sondaggio sarebbe stato legittimo se si fosse trattato di un’indagine circa eventuali regole violate da un docente o casi di propaganda in classe. Ma in questo caso, l’attenzione è rivolta esclusivamente ad un orientamento politico specifico.
Per questo motivo si parla di schedatura ideologica dei docenti e di un clima che richiama pratiche di controllo e segnalazione del passato, considerate incompatibili con una democrazia e, a maggior ragione, con un luogo che ha la funzione di educare.
La risposta di un insegnante
Giorgio Peloso Zantaforni è un docente di lettere in un liceo, e ha deciso di intervenire pubblicamente con un video diventato virale.
Nel video dichiara:
Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnate di lettere e sono di sinistra. SCHEDATEMI PURE.
Il docente denuncia dunque quella che definisce una deriva autoritaria e richiama il valore della libertà di insegnamento, dell’antifascismo e della memoria storica come strumenti fondamentali per difendere la democrazia.
La vicenda ha certamente aperto un dibattito molto più grande ovvero: che ruolo ha la politica nelle scuole? Inoltre quanto questa possa esser limitante, soprattutto quando si parla di istruzione?
Più che altro ciò che si nota è che il sondaggio punta al dividere una scuola, in cui studenti e docenti vengono etichettati in base alle proprie ideologie politiche, con il rischio di un ritorno a pratiche che pensavamo di aver superato. Ci ritroviamo oggi a dover difendere uno dei principi pilastro della democrazia, ovvero la libertà di insegnamento.
In sintesi è forse più giusto mettere in discussione l’intera società e il suo carattere democratico.
Arianna D’Angelo
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