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Che cos’è l’architettura empatica…e perché ne abbiamo bisogno

Ama il prossimo tuo come te stesso. Quanto davvero siamo disposti a fare per aiutare gli altri? 

L’empatia nella progettazione architettonica

Negli ultimi anni l’architettura si è aperta sempre di più alle neuroscienze, in particolare alla neurofenomenologia, scienza che indaga la complessità della coscienza ponendo sullo stesso piano sia la soggettività che l’oggettività, rifiutando quindi la supremazia dell’una sull’altra, con una profonda attenzione per gli aspetti esperienziali e percettivi. Tra le tante teorie che questa scienza sta portando avanti, è da evidenziare quella della proprietà emergente: la coscienza emerge come risultato di diversi processi che hanno luogo in diverse aree del cervello, dalle varie interazioni di quest’ultimo con il resto dell’organismo e dall’interazione dell’organismo con l’ambiente esterno.
La coscienza, dunque, una volta emersa dall’insieme dei diversi processi acquisisce una sorta di “autonomia” rispetto ad essa e questo le permette di imporre nuovi vincoli, cioè di influenzare lo svolgimento dei processi stessi.

Quando parliamo di ambiente esterno intendiamo tutti gli elementi esterni alla coscienza che hanno un’influenza importante su di essa: non solo dinamiche e contesti, ma anche di oggetti e spazi

Gli oggetti e gli spazi che abitiamo possono avere un peso determinante per la qualità della nostra vita. Non si tratta solo di cose che tocchiamo e guardiamo o di strade che percorriamo; gli spazi fisici che attraversiamo e in cui esistiamo creano in noi degli spazi emotivi, e lo stesso accade per gli oggetti che quotidianamente incrociamo.

L’architettura si sta aprendo sempre di più alle esigenze delle persone, come individui e come società. Che si tratti di architettura degli interni o architettura urbana, è sempre più comune da parte dei progettisti tenere in considerazione i bisogni emotivi e cognitivi, oltre che fisici, degli utilizzatori degli spazi.

Questa modalità di progettazione architettonica ha alla base l’empatia. È l’atto di immaginarsi nel corpo e nella mente dell’altro, di mettersi le scarpe dell’altro e percorrere qualche metro, dimenticando stereotipi e pregiudizi, che permette agli architetti delle nuove generazioni di creare degli spazi che migliorano il benessere psico-fisico delle persone che ne usufruiscono.

L’architettura empatica vuole trasformare completamente il nostro modo di concepire gli spazi, in particolare quelli urbani. Vuole porre al centro il corpo, inteso come un tutt’uno con la mente, e creare esperienze multisensoriali, così come spazi inclusivi al 100% per le persone con disabilità. 

È una rivoluzione individuale e sociale. È la rivendicazione del diritto ad abitare e percorrere spazi che non vengano costruiti considerando solo funzionalità e rendimento economico, ma anche e soprattutto collocando al centro le persone, i loro corpi, i loro bisogni ed esigenze. 

Il sogno è che questa meravigliosa metamorfosi architettonica, già presente in diverse città del mondo, venga adottata piano piano in tutta Italia, affinché le persone possano abitare in maniera etica gli spazi urbani-e non solo attraversarli automaticamente e spesso con difficoltà e stress elevati-e coltivare un senso di appartenenza e identità, delle relazioni sociali più autentiche e una qualità di vita più alta.

Alcuni esempi di architettura empatica:

descrizione del paesaggio in lingua braille
 fonte: 25 Examples Of “Friendly Architecture” That Make The World A Better Place To Be


gioco con la sabbia accessibile a persone in sedia a rotelle 
fonte: 25 Examples Of “Friendly Architecture” That Make The World A Better Place To Be

una recinzione di un ponte impossibile da scavalcare che salva vite ostacolando i suicidi
fonte: 25 Examples Of “Friendly Architecture” That Make The World A Better Place To Be
cavalcavia che ha ridotto gli incidenti tra veicoli e animali selvatici dell’80%
fonte: 25 Examples Of “Friendly Architecture” That Make The World A Better Place To Be
panchine che incoraggiano la socialità e il contatto con l’altro
fonte: friendlyarchitecture

Marcella Cacciapuoti

Leggi anche: Green Shades, le tende vegetali: il verde dal passato che coniuga architettura e ambiente – La Testata Magazine

Marcella Cacciapuoti

Classe 2001. Laureata in lettere moderne e studentessa di filologia moderna. Scrivo, leggo, e sogno un dottorato in linguistica. Mi chiamo Marcella e sono in continua evoluzione. Innamorata delle parole e affamata di pace. Racconto le storie degli altri per trovare la mia.
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