Arte & CulturaPrimo Piano

Atena: intelligenza o controllo?

Dalla nascita “armata” nella Teogonia alla regia dei travestimenti nell’Odissea e al tribunale dell’Areopago nelle Eumenidi, Atena emerge come la divinità più moderna: sapienza che ordina il mondo, ma anche potere che lo dirige.

Atena è la dea che, più di tutte, viene venduta come rassicurante. La saggezza, la misura, la strategia, la mente lucida che salva l’eroe e protegge la città. Ma basta leggere davvero le fonti – non i riassunti addomesticati – per accorgersi che il suo volto è doppio.

Atena illumina, sì, però illumina come un faro: non solo per vedere meglio, anche per indicare dove andare. E quando una divinità indica sempre la direzione giusta, viene spontaneo chiedersi: sta aiutando… o sta governando?

Quando l’intelligenza diventa istituzione

La scena fondativa è un colpo di teatro teologico. Nella Teogonia di Esiodo, Zeus ingoia Metis – nome che in greco richiama l’idea di “intelligenza astuta”, prudente, capace di tessere soluzioni in ambienti instabili – e, dopo, Atena nasce dalla sua testa già adulta, armata, pronta e compiuta. Non è un mito tenero: è un mito politico.

Il messaggio è tagliente. La sapienza, personificata da Metis, non resta autonoma: viene assorbita dal sovrano del cosmo. E Atena, figlia di quella sapienza, nasce non dal ventre ma dalla testa del re degli dèi, come se la mente – e non il corpo – fosse il luogo legittimo del potere. Non sorprende che la tradizione antica abbia letto in questa nascita una forma di “controllo” del destino: Zeus elimina il rischio di un figlio maschio destinato a spodestarlo (quello potrebbe essere Apollo, ma la continuity del mito greco termina a un certo punto, ovviamente) e si garantisce una figlia alleata, potentissima ma non usurpatrice.

Da qui, Atena si porta dietro un tratto fondamentale: la sua intelligenza non è contemplativa, è operativa. È una mente che agisce. Ed è qui che l’ambivalenza comincia a mordere: l’intelligenza operativa è utilissima, ma può trasformarsi nella forma più elegante di dominio.

Proteggere significa anche disciplinare

Le sue funzioni cultuali e i suoi epiteti sono una mappa: Atena Polias e Poliouchos come custode della polis, Ergane come patrona dei mestieri e delle arti, Promachos come guida in battaglia, Parthenos come vergine e quindi come simbolo di purezza e autocontrollo. Guardati insieme, questi titoli dicono una cosa precisa: Atena non rappresenta soltanto l’intelligenza individuale, ma l’intelligenza che organizza una comunità. E organizzare una comunità è sempre una forma di potere: stabilire regole, dare priorità, definire cosa è “ordine” e cosa è “disordine”.

Perfino la verginità di Atena – spesso letta superficialmente come “castità” – può essere interpretata come segnale di autonomia e controllo: Atena non appartiene a nessuno, non è “presa” da nessuno, e proprio per questo può stare sopra gli altri come garante di una norma. In altre parole: Atena è la dea della città ben funzionante. Ma una città ben funzionante non è mai neutra: funziona perché qualcuno decide cosa è accettabile e cosa no. Lei è la giovane, la ragazza, la fanciulla, giusta, seria, determinata e piena di dedizione, per questo elevata a simbolo divino.

Atena nell’Odissea

Se si vuol capire dove finisce l’aiuto e dove inizia il controllo, l’Odissea è il testo perfetto. Atena non è un semplice “angelo custode” di Odisseo: è coautrice dell’azione. Nel libro 13, lei e Odisseo si siedono presso un olivo sacro e “pianificano” la morte dei Proci: è una scena esplicita di strategia narrativa, quasi metapoetica, in cui la divinità costruisce la seconda metà del poema come una macchina di travestimenti, riconoscimenti, ritardi e accelerazioni. La parola chiave è travestimento. Atena trasforma l’aspetto di Odisseo, lo rende ora glorioso ora miserabile, lo nasconde quando la città è pericolosa e lo espone quando la vendetta è pronta.

Questa manipolazione dell’apparenza non è un dettaglio da fiaba: è una tecnica di controllo sociale. Se decidi come qualcuno viene visto, decidi anche come verrà trattato. E Atena decide, continuamente.

Persino la gestione del riconoscimento – chi capisce cosa, quando e in che modo – è nelle sue mani. Non è solo una dea che “aiuta”: è una dea che impone tempi e soglie. In molte letture moderne, Atena appare come una forza che fa procedere l’azione solo quando le condizioni sono favorevoli e quando i personaggi sono pronti a stare nel ruolo che lei ha scritto per loro. Qui l’intelligenza diventa qualcosa di più inquietante: non risolve problemi, li orchestra. E l’orchestrazione è vicina al controllo, perché riduce la libertà degli altri a una serie di mosse dentro un piano già predisposto.

Le Eumenidi: la giustizia come addomesticamento del caos

Il passaggio più “moderno” di Atena, però, arriva con Eschilo. Nelle Eumenidi la dea istituisce un tribunale ad Atene per giudicare Oreste, braccato dalle Erinni per l’uccisione della madre Clitennestra. È la svolta: dalla vendetta privata alla giustizia civica, dal sangue al diritto. Ma anche qui, dietro la luce c’è l’ombra. 

Atena crea un’istituzione che porta pace, certo, e quando i voti risultano pari, la sua decisione determina l’esito: la parità vale come assoluzione, e lei stessa rivendica l’equità del processo. In termini narrativi e politici, Atena compie un miracolo: convince le Erinni a cambiare identità e funzione, trasformandole in potenze benevole della città, integrate nel nuovo ordine.

È un gesto straordinario, ma non è “morbido”. Significa prendere forze arcaiche, legate al terrore e alla colpa, e incanalarle dentro un sistema. Non distrugge il caos: lo recinta. Questo è controllo? In parte sì. È anche civilizzazione? Sì. Ed è proprio qui il fascino di Atena: lei non è la bontà, è la struttura. E la struttura salva, però chiede sempre un prezzo: la rinuncia a una parte dell’istinto, del furore, della libertà.

Divinità intelligente o bramosa di controllo?

La risposta più onesta è: entrambe, inseparabili.

Atena è l’intelligenza che si fa potere senza sporcarsi le mani come Ares. Non domina con la brutalità, domina con il disegno. E il disegno, quando è perfetto, senza che nulla venga messo in discussione, non lascia scampo: ti sembra di scegliere, ma stai seguendo una traiettoria tracciata da altri.

Ed è per questo che Atena continua a parlare al presente. In un mondo dove il potere più efficace è quello invisibile – quello che ti “consiglia”, che ti guida “per il tuo bene”, che ti orienta tramite immagini, ruoli, reputazione – Atena è un archetipo attualissimo: la mente che organizza, la mente che ottimizza, la mente che rende tutto funzionale. Il problema è che “funzionale” non coincide sempre con “giusto”: a volte coincide soltanto con “stabile”.

Atena affascina perché rappresenta la parte migliore di noi – la capacità di capire e di costruire – ma inquieta perché mostra anche la tentazione più comune della mente brillante: trasformare l’intelligenza in una scusa per decidere al posto degli altri. La linea tra proteggere e controllare è sottile, e spesso si supera senza cattiveria, solo con la convinzione di sapere cosa è meglio. Ed è proprio lì che Atena diventa pericolosamente moderna.

Marco Della Corte

Leggi Anche : Il mito di Prometeo, colui che rese liberi gli uomini

Marco Della Corte

Sono docente di materie umanistiche al liceo e giornalista pubblicista iscritto all’ODG Campania. Mi occupo di cronaca, letteratura e cultura, con particolare attenzione alla cronaca nera, al gossip, ai misteri e alla storia della televisione italiana. Nei miei articoli unisco analisi dei fatti, contesto storico e cura delle fonti, privilegiando uno stile giornalistico chiaro e diretto. Nel tempo libero mi diletto con la scrittura di libri e saggi.
Pulsante per tornare all'inizio
Panoramica privacy

Questa Applicazione utilizza Strumenti di Tracciamento per consentire semplici interazioni e attivare funzionalità che permettono agli Utenti di accedere a determinate risorse del Servizio e semplificano la comunicazione con il Titolare del sito Web.