Banca del Tempo comunitaria, cos’è e perché adottarla

La Banca del Tempo comunitaria è un sistema che prevede lo scambio di ore di servizio al posto del denaro, ed è una pratica che sempre più comuni hanno iniziato a adottare.
L’iniziativa è nata per contrastare lo spopolamento, rafforza i legami sociali e attira nuovi residenti, tra cui famiglie, artigiani e lavoratori da remoto.
Le Banche del Tempo (BdT) sono associazioni fondate sullo scambio gratuito di ore nate nel Regno Unito negli anni Ottanta con i Local Exchange Trading Systems (LETS), diffondendosi successivamente in Europa e Sud America. Le prime Banche del Tempo in Italia risalgono alla fine degli anni Ottanta, con la diffusione del termine “Banca del Tempo” a Parma nei primi anni Novanta.
Un’ora di servizio equivale ad un’ora al di là del tipo di prestazione. Gli scambi possono essere lezioni, manutenzione, assistenza o cura di animali, e possono prevedere un rimborso spese minimo o una quota associativa annuale.
Uno dei luoghi in cui è attiva l’iniziativa in Italia è Ricetto di Candelo, borgo medievale in provincia di Biella, che aderisce al coordinamento delle Banche del Tempo del Piemonte.
Hanno a disposizione un registro cartaceo, affiancato tramite Wi-Fi pubblico, che consente di registrare gli scambi: ogni ora donata, che può essere aiuto nei campi, lezioni, baby-sitting o visite guidate, può essere spesa per avere altri servizi di pari durata.
È un progetto che coinvolge tutta comunità: il parroco offre supporto sociale, l’ex maestro tiene corsi e i giovani si occupano della spesa o dell’accoglienza turistica. Questo modello, che lega tradizione e tecnologia, è citato da reti di borghi italiani come esempio di innovazione sociale e mutualismo territoriale.
Con il passare del tempo, questo progetto si è evoluto anche in forma digitale, con piattaforme quali TimeRepublik, banca del tempo globale nata nel 2012 e diffusa in oltre ottanta Paesi.
Irene Ippolito
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