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E poi pensare che qualcosa arriverà…

Forse sarebbe più facile parlare di tutte le violenze che negli anni mi hanno perpetrato. Stavolta, fuori dal coro, ho deciso di parlare di come si guarisce da una violenza. 

Io ci ho messo anni a decidere di non voler essere più il frutto, la creatura di tutte le violenze che ho subito: ho pensato di voler donare una speranza alle tante donne che in questa giornata si ricordano di amare e di farsi amare. La mia storia e il mio percorso di vita non saranno argomento di questa piccola pagina di diario, se così vogliamo definirla. 

Ho impiegato anni a ricominciare ad avere fiducia nella donna che sono, nella figlia che sono e nella donna che ama che sono. Ho impiegato anni, sudore, lacrime, ma alla fine ce l’ho fatta, alla fine ho deciso di credere in me, nel mio corpo e nella mia anima. Ce l’ho fatta, e l’ho fatto con ogni singola goccia di sangue che ho in corpo e grazie alle persone che mi amano, quei piccoli angeli che fanno parte della mia quotidianità. 

Ce l’ho fatta, perché ho giurato a mia nonna che mai nella vita avrei sofferto quanto ha sofferto lei, che mai nella vita nessun uomo mi avrebbe visto e vissuto come la sua valvola di sfogo. Ho giurato a mia mamma di non essere mai una donna che abbassa la testa, mai una donna che si china al volere di qualcun altro, proprio come lei, che incurante del parere degli altri ha deciso di vivere in sella alla sua vespa e ha deciso di sposare quel matto che dopo averla investita si è scusato portandole dei cioccolatini. Ho giurato di essere una donna forte e indipendente dopo che mio padre non ha mai smesso di credere nei miei sogni e nella mia libertà, nonostante le ferite che la vita gli ha inflitto; mai è stato sordo ai miei bisogni, a ogni mio “basta me ne vado” mi ha sempre difeso a spada tratta, anche quando non gliel’ho chiesto e anche nelle ultime sue ore ha deciso di proteggere la figlia e la donna che ha cresciuta, facendole sentire che nonostante la morte avrebbe continuato ad amarla oltre la vita.  

Il mio ringraziamento più grande va all’uomo che in maniera silente e paziente ha deciso di denudarmi di ogni singola mia paura. Ad Antonio devo la mia vita, quella terrena e non. Antonio mi ha insegnato che non serve ricordare le vittime di violenza se ogni giorno non si lotta per insegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti che l’unico nostro tesoro è il rispetto. 

Antonio nel momento in cui ho smesso di lottare contro la vita e la violenza, mi ha teso la mano e giorno dopo giorno mi ha chiesto di percorrere un piccolo pezzo del sentiero che è la vita, insieme. Ho imparato grazie a lui cosa voglia dire veramente amare ed essere amata, ho imparato grazie a lui che le mani sul corpo servono solo quando si fa l’amore o quando ci si accarezza, grazie all’amore ho imparato che l’unico modo per amare è donarsi completamente, senza mai perdersi. 

Grazie all’amore ho imparato che l’unico modo per amare sé stessi è rispettarsi. Grazie all’amore ho capito che una ferita per quanto profonda possa essere può essere riempita. 

Donna, madre, figlia, non sei sola. 

Non sei sola nemmeno quando qualcuno ti convince di esserlo.

Anonimo

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Parole anonime per il progetto “Violenza di genere”, volto all’empatia.

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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