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Gli antichi Egizi e la loro venerazione per i gatti

Il gatto è un animale dal fascino indiscusso, che difficilmente lascia indifferenti. Una popolazione antica, in particolare, ha reso questo felino uno dei protagonisti – tra gli animali- del proprio culto religioso: gli Egizi. 

Il gatto era considerato una vera e propria divinità nella cultura egizia, e il motivo è presto detto.

Circa 10 mila anni orsono, gli Egizi si stabilirono lungo le sponde del fiume. Divenendo nel tempo una delle popolazioni più ricche e feconde della storia, assieme ai primi insediamenti umani, sul Nilo, vi fu l’avvento dell’agricoltura. Immagazzinando e raccogliendo grano, cresceva la moltitudine dei roditori e, di conseguenza, l’utilità dei gatti si palesava nell’uccisione dei topi. Non solo: i piccoli felini si occupavano anche di serpenti velenosi come il temuto cobra. 

Nell’antico Egitto erano diffusi due tipi di gatto: il gatto della giungla e il gatto selvatico africano. Il secondo completò il processo di addomesticazione, iniziato nel IV millennio a.C., solo durante il periodo del Medio Regno, ovvero tra il XXI e il XVII secolo a.C. L’arte è la testimone più autorevole del rapporto prolifico ed elettivo tra gatti ed Egizi. Questi ultimi erano soliti rappresentare i piccoli felini sui papiri, sui piatti, sulle sculture, nella roccia, nelle pareti di camere funerarie (come la tomba di Nebamun, del 1400 circa).

La divinità gattesca per eccellenza è, poi, Bastet. Inizialmente concepita con aspetto leonino, già durante la XXII dinastia (945 a.C.-715 a.C.) la dea assunse sembianze di gatto. Associando il carattere protettivo del gatto nei confronti della famiglia di appartenenza, la dea divenne la figurazione della fertilità, delle nascite, delle donne, della protezione della casa, degli stessi gatti. Al culto di Bastet fu dedicata una città, Bubasti, grazie al faraone Sheshonq I, tra il 945 e il 924 a.C. La dea rappresentava la controparte di Sekhmet, dalle sembianze di leonessa o con la testa di leonessa. Entrambe le divinità erano figlie di Ra, ma, mentre Sekhmet incarnava gli aspetti più violenti e temibili, Bastet al contrario era associata alla mitezza. 

Le donne, inoltre, solitamente indossavano un amuleto raffigurante la dea (circondata da cuccioli di gatto) come auspicio di gravidanza. Il carattere divino di Bastet colpiva inevitabilmente i gatti terreni (e domestici), i quali venivano mummificati, garantendo loro una vita ultraterrena. La venerazione egizia nei confronti dei gatti è testimoniata anche da alcuni storici, come Erodoto e lo storico Diodoro Siculo. 

Aurora Scarnera

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Aurora Scarnera

Classe 1998, frequenta il primo anno di Filologia Moderna presso l’Università di Napoli Federico II. Giornalista pubblicista dal 2020 e cantante occasionale, scrive articoli dai tempi del liceo. Curiosa del mondo, crede fermamente nel valore dell’informazione e nella forza del suo veicolo trasmissivo.
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