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Sogni infranti di anarchia: la storia di Nicola e Bart

Novantatré anni fa, il 23 agosto 1927 ore 00:19 veniva giustiziato sulla sedia elettrica Nicola Sacco.
Pochi minuti più tardi toccò a Bartolomeo Vanzetti subire lo stesso destino. Una storia di ordinaria ingiustizia, che divenne qualcosa di più grande.

 

Tutto ha inizio nella seconda metà dell’800, periodo in cui l’immigrazione italiana raggiunse l’apice.

Spinti dalla fame e dalla miseria milioni di italiani erano costretti ad emigrare, portandosi dietro l’odio accumulato verso le classi dominanti. Quello che trovarono ad accoglierli, spesso, fu il pregiudizio e la diffidenza.

 

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti erano due anarchici italiani, emigrati come tanti negli Stati Uniti. Impegnati attivamente nella lotta per conquistare migliori condizioni di vita e di lavoro ma soprattutto maggiore dignità umana. Si scontrarono con il potere intollerante e razzista made in USA e negli anni ‘20 si trovarono al centro di un caso di persecuzione giudiziaria.

I due anarchici vennero accusati ingiustamente di omicidio e un processo farsa li condannò a morte. Erano gli anni della red scare, in seguito alla rivoluzione bolscevica. Negli anni soprannominati del Biennio Rosso, diverse manifestazioni, scioperi e attentati si verificarono in America, molti dei quali messi in atto da gruppi anarchici: il Governo statunitense aveva il terrore che qualcuno potesse rovesciare il sistema. Una paura lecita dal punto di vista di chi voleva mantenere uno stato di cose basato sullo sfruttamento dell’uomo, in anni in cui i diritti dei lavoratori erano ritenuti dai padroni come qualcosa di secondario rispetto al profitto.

Così, Nicola e Bartolomeo, nel miraggio di una vita migliore oltreoceano, si scontrarono presto con il lato oscuro del grande sogno americano. Arrestati nel il 5 maggio 1920 per il possesso di armi e volantini sovversivi, vengono accusati di una rapina avvenuta a South Baintree, un sobborgo di Boston, in cui erano stati uccisi a colpi di pistola due uomini, il cassiere della ditta Slater and Morrill e una guardia giurata.

La verità è che Sacco e Vanzetti erano due lavoratori con la sfortuna di voler credere in ideali di uguaglianza e rispetto del genere umano, cosa che gli è costata la vita. Ciò che li portò a sedersi ingiustamente sulla sedia elettrica il 23 agosto del 1927, è stato il fatto di essere al contempo non solo parte di una razza ritenuta inferiore ma anche i rappresentanti di un movimento da debellare sul nascere.

Ma come lo stesso Bartolomeo Vanzetti comprese, quando rivolgendosi alla giuria che lo condannò alla pena di morte, disse: «Mai vivendo l’intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini»il destino dei due anarchici italiani, capri espiatori di questa ondata repressiva non solo smosse le coscienze degli uomini dell’epoca, ma come un fantasma continuò ad agitare l’America per decenni.

Solo cinquant’anni dopo la loro morte, nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.

Nick e Bart, morti perché avevano il sogno di un mondo migliore, in un paese in cui la disuguaglianza era ancora troppo radicata.

 

«Con me ho il mio amore, la mia innocenza, i lavoratori ed i poveri

Per tutto questo sono integro, forte e pieno di speranze.

Ribellione, rivoluzione non han bisogno di dollari,

Ma di immaginazione, sofferenza, luce ed amore e rispetto

Per ogni essere umano.

Non rubare mai, non uccidere mai, sei parte della forza e della vita

La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore

E percepisco quando guardo le stelle che siamo figli della vita.

La morte è poca cosa»

Simone Passaro

 

Vedi anche In Memory of Chadwick Boseman

Simone Passaro

Mi chiamo Simone Passaro e ho trentadue anni ma il dato è in continuo aggiornamento. Arrivato primo ad un concorso per sosia di Roy Paci, ho una controfigura che disegna al posto mio. Su di me Wikipedia dice: “la ricerca non ha prodotto risultati”.
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