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DADizioni – ripetizioni ai tempi della didattica a distanza: Federigo Tozzi

Immaginate: siete degli scrittori, qual è la cosa peggiore che potrebbe mai capitarvi?

Perdere il manoscritto del romanzo a cui stavate lavorando da una vita? Ricevere costantemente rifiuti dalle case editrici? Non trovare idee valide da mettere su carta?

Per uno scrittore nulla di tutto questo è paragonabile all’essere apprezzato e rivalutato una volta morto, una cosa che ha segnato la carriera di Federigo Tozzi.

Federigo Tozzi nasce a Siena il 1 gennaio del 1883. La sua infanzia fu segnata dal conflittuale rapporto con il padre, commerciante e proprietario di una trattoria, uomo rude e violento a cui anche la madre, dal carattere mite e assertivo, sottostava.

Nemmeno il rapporto con la scuola fu dei più idilliaci. Veniva spesso sospeso da scuola per atti vandalici e uno di questi, compiuto nell’Istituto di Belle arti nel 1897, segnò la fine del suo percorso scolastico. Ma a discapito di ciò si formò da autodidatta nella Biblioteca comunale degli Intronati di Siena, sviluppando una forte passione per la letteratura.

Nel 1901 si iscrive tra le file del Partito Socialista e stringe amicizia con lo scrittore Domenico Giuliotti. Nello stesso periodo inizia un rapporto epistolare con la futura moglie Emma Palagi, che nelle lettere soprannomina “Annalena”.

Nel 1907 ottiene un posto di impiegato presso le ferrovie dello stato a Pontedera, in provincia di Pisa. Nel 1908 muore il padre e Federigo lascia il lavoro, poiché decide di vivere di rendita tramite il podere di Castagneto che ha ereditato. Nello stesso anno sposa Emma Palagi e si dedica a un’intensa attività letteraria costituita dalla scrittura di alcune novelle e dalla stesura del romanzo Con gli occhi chiusi. Nel 1913 fonda la rivista di ispirazione cattolica La Torre, a cui collabora anche l’amico Domenico Giuliotti, che viene chiusa dopo pochi numeri.

Nel 1914 decide di trasferirsi a Roma, nella speranza di riuscire ad affermarsi come scrittore. Continua a scrivere novelle alcune delle quali confluiranno nella raccolta Giovani. Durante il soggiorno romano stringe amicizia con il critico letterario Giuseppe Antonio Borgese e Luigi Pirandello, coloro che più di tutti credettero nelle sue potenzialità. Tra l’estate del 1917 e quella del 1918 finì di scrivere i romanzi Gli egoisti e Il podere e iniziò anche una collaborazione con il Messaggero della Domenica, inserto letterario del quotidiano Il Messaggero a cui collaborava anche Pirandello.

Proprio quando il mondo letterario sembrava accorgersi di lui e iniziava ad affermarsi come uno scrittore riconosciuto ed apprezzato, Tozzi contrasse l’influenza spagnola e morì il 20 marzo del 1920. La sua opera rimase a lungo sconosciuta e fu riscoperta solo negli anni ’60 del secolo scorso.

Poetica

Non è un’impresa semplice collocare Federigo Tozzi in un dato movimento letterario, anche se lo stile di scrittura richiama molto il frammentismo dei vociani. I romanzi e le novelle si possono infatti considerare come dei frammenti per nulla lineari dove i personaggi si lasciano andare a riflessioni interiori che interrompono la narrazione.

Tutta la produzione di Tozzi presenta più o meno le stesse identiche tematiche: la descrizione di un mondo contadino crudele e meschino dove ognuno pensa ai propri interessi, la presenza dell’elemento autobiografico trasfigurato nella figura ingombrante del padre autoritario, il disagio dei personaggi di cui l’autore descrive gli stati allucinatori assumendone il punto di vista. Importante è anche la presenza di un tema novecentesco come l’inettitudine che già era stato trattato da Italo Svevo, anche se Tozzi sostituisce all’ironia dell’autore triestino una perenne sensazione di rassegnazione e di sconfitta.

Opere

– Con gli occhi chiusi, scritto nel 1909 e pubblicato solo dieci anni dopo. L’opera è contraddistinta da un forte autobiografismo: Tozzi trasfigura la sua gioventù attraverso il personaggio di Piero, figlio di un rude contadino gestore di una trattoria e proprietario di un podere, presso il quale vive una famiglia di contadini salariati. Piero si innamora della loro figlia Ghisola, anche essa trasfigurazione letteraria di una giovane contadina con cui Tozzi ebbe una breve relazione. Nel corso del romanzo Piero si ritrova ad affrontare situazioni difficili a cui non riesce a reagire per la debolezza del suo carattere e, soprattutto, per la sua ingenuità. Da qui anche la scelta del titolo, quasi a enfatizzare l’inettitudine del protagonista.

Tre Croci, pubblicato postumo nel 1920, è invece ambientato a Roma e racconta la storia di tre fratelli librai che trovandosi sul lastrico iniziano ad anteporre firme false su delle cambiali a nome di un facoltoso cavaliere. Scoperto l’inganno Giulio, uno dei fratelli, si suicida e subito dopo lo seguono gli altri due, Niccolò ed Enrico. Anche in questo caso il titolo è significativo, in quanto anticipa la tragica fine dei protagonisti.

Il podere riprende i temi dell’autobiografismo e di un mondo ostile e crudele. Il romanzo si apre con il protagonista Remigio che alla morte del padre diventa padrone del suo podere, sottrattogli alla matrigna e all’amante del padre. Remigio però si dimostra incapace nel comandare una proprietà e subisce le vessazioni dei contadini salariati che vi lavorano. Anche qui ritorna la figura di un uomo inetto, incapace di reagire e costretto a subire in quanto debole di carattere.

– Tra le raccolte di novelle più importanti bisogna almeno ricordare Giovani, pubblicata nel 1920. Come suggerisce il titolo i protagonisti sono giovani tormentati e disillusi, in cattivi rapporti con i genitori e incapaci di cogliere il bello della vita a causa dell’angoscia che li affligge.

Ciro Gianluigi Barbato

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La Redazione

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