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Fabrizio Landi: lo chef napoletano e il suo “Grano” a Los Angeles

Fabrizio Landi, trentenne, è uno chef napoletano e proprietario del ristorante italiano “Grano” a Los Angeles. La sua esperienza e la sua scelta possono essere dei punti di riferimento per coloro che vogliono cambiare la propria vita e trasferirsi definitivamente all’estero.

Scopriamo insieme Fabrizio Landi ed il suo ristorante!

Ciao Fabrizio! Il tuo ristorante è a Los Angeles. Ti va di raccontarci cosa ti ha spinto ad aprirlo lì?

Ciao Aurora, si, il mio Ristorante è a Los Angeles e si chiama Grano. L’ho aperto nel 2019 e oggi è uno dei locali più rinomati della zona, meta di una platea multietnica e soprattutto della Comunità Italiana che ha riconosciuto in noi gli ambasciatori della Vera Tradizione della Cucina nostrana. Un aspetto che mi gratifica molto è che il turista italiano, anche se soggiorna poco tempo qui a Los Angeles, viene da noi o perché consigliato o anche perché siamo in cima alle liste di Yelp, l’App più utilizzata per raccomandazioni e recensioni sulle attività di ristorazione. 

Cosa mi ha spinto ad aprirlo qui? 

Los Angeles è carica di verità nascoste, di enorme potenzialità, innovazione, benessere ma anche con un clima gradevole ed una natura a portata di mano: piuttosto che una città è il vero simbolo dell’American Dream, un sogno, uno stile di vita unico al mondo che mi ha sempre affascinato, che ti dona punti di vista totalmente differenti rispetto all’Italia. Vivere qui è un’esperienza straordinaria, tutti i giorni, ogni giorno sembra uguale ma ogni giorno è diverso, carico di nuove esperienze e di emozioni, come quando nel mio Ristorante entrano celebrità o magari come quando, dopo che fai la spesa in un supermercato e ti capita di partecipare ad una trasmissione in diretta televisiva, vieni riconosciuto per strada e salutato in maniera molto simpatica. E’ diverso qui, rispetto all’Italia tutto funziona in maniera differente.

“Grano” fa assaggiare la vera pasta fatta a mano. Com’è nata la tua passione per la pasta?

In casa da piccolo non passava settimana senza preparare gnocchi, tagliatelle, ravioli. La mia famiglia è sempre stata, ed è tuttora molto attenta alla tradizione. Sicuramente quest’aspetto ha contribuito in modo profondo a determinare l’offerta dei miei piatti. Ma non è tutto: nel mio ristorante si servono anche lievitati di nostra fattura, tutto rigorosamente preparato con farine italiane con metodi di “impasto” tipici del nostro territorio.

Guardando programmi come Little Big Italy, spesso si nota che i ristoranti di cucina italiana adattano i piatti italiani alla clientela americana. Anche il tuo menù prevede piatti americani o italoamericani? Quanta Italia c’è nel tuo ristorante?

Nel mio Ristorante c’è principalmente Italia, ma non solo Italia, ed è stata forse questa la chiave del nostro successo. Non si poteva prescindere dal proporre piatti rivisitati nello stile americano: un tempo in America non tutti gli ingredienti erano disponibili ed i vecchi ristoratori si sono dovuti adeguare creando nuovi standard modificati in base alle risorse del posto. Ma negli ultimi anni lo stile italiano “autentico” è entrato prepotentemente negli USA e Los Angeles era un pochino indietro rispetto ad altre città Americane come New York, Miami, Chicago, o anche la stessa San Francisco dove già da tempo erano presenti ristoranti realmente italiani. A Los Angeles c’erano solo Italiani da “generazioni”, attualmente operanti con Chef locali. 

Quindi da noi ci sono sì “piatti fusion” ma c’è soprattutto la Vera Tradizione Italiana, quella millenaria: genovese, bolognese, lasagna, carbonara, ragù… tutto cucinato proprio come in Italia così come anche i secondi, preparati seguendo le tecniche nostrane: i metodi di cottura non sono più arte, sono scienza! E qui nella patria delle bistecche la nostra carne diventa apprezzatissima ed il nostro pesce amatissimo, specie dalla esperta comunità asiatica. Ritenevo Los Angeles curiosa verso questo “cambiamento” con una popolazione pronta ad affinare il proprio palato ed ora eccomi qua, a traghettarla verso l’autentico.

Cosa ne pensi della fuga all’estero da parte dei giovani del nostro paese? Secondo te si sceglie di andar via dall’Italia o si è costretti?

Dipende dalle circostanze: nel mio caso è stata una scelta ponderata con la mia famiglia in quanto amo particolarmente gli Stati Uniti, dove ero stato in precedenza decine di volte avendo già da tempo maturato la decisione che sarebbe dovuta diventare la mia seconda Patria. Certo, con queste “fughe” all’estero si rinuncia molto, si lascia tanto alle spalle e non è facile adattarsi ai nuovi ritmi ed alla nuova vita. Scelta (come nel mio caso), o costrizione, comunque comportano difficoltà che occorre superare nel più breve tempo possibile. In ogni modo il modello Anglosassone, a mio avviso, garantisce opportunità che l’Italia, ma anche la stessa Europa, non sono in grado di assicurare.

Negli ultimi anni si è più attenti all’alimentazione vegetale. Anche tu sperimenti nuove ricette vegetali?

Certamente! Il Veggie ed il Vegano occupano una buona parte del nostro Menù; esiste, ed è già matura, una clientela esigente ed aperta a nuove combinazioni di sapori e noi italiani, grazie alla nostra millenaria tradizione e alla nostra Biodiversità, riusciamo ad abbinare cibi e sapori come nessun altro. Devo dire che qui in California le coltivazioni sono eccellenti per il clima e per la composizione del terreno: la natura dona prodotti davvero pregiati in ogni stagione e l’alimentazione vegetale sta diventando sempre più “normalità”; nel mio ristorante c’è chi ordina spaghetti al pomodoro (tipicamente vegani) per continuare con una bistecca accompagnata da una parmigiana di melanzane (vegetariana): in pratica non più una “moda alternativa” ma una consuetudine.

Cosa consiglieresti ad un aspirante chef?

Fare l’architetto no?! Stare a casa, trascorrere le feste godendosi la famiglia non rinunciando agli affetti ed alle proprie abitudini? Scherzo, personalmente dovendo tornare indietro rifarei tutto daccapo, esattamente nella stessa maniera. Ad un aspirante Chef direi che la passione molte volte, in special modo all’inizio, è avara di risultati: il motto è “non scoraggiarsi mai”, portare sempre avanti le proprie idee e le proprie ambizioni. Il successo è figlio della costanza, della tenacia e della tecnica e la realizzazione si ottiene solo reagendo alle sconfitte, purtroppo inevitabili nel nostro lavoro, consapevoli del fatto che gli insuccessi rappresentano un’esperienza formativa fondamentale e che il sacrificio ed il “sudore” pagano sempre a tempo debito. Il mio percorso è stato sempre in salita e sicuramente la mia salita non è ancora finita… e spero non finisca mai perché mi dona continuamente entusiasmo e nuovo vigore. 

Aurora Scarnera

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Aurora Scarnera

Classe 1998, frequenta il primo anno di Filologia Moderna presso l’Università di Napoli Federico II. Giornalista pubblicista dal 2020 e cantante occasionale, scrive articoli dai tempi del liceo. Curiosa del mondo, crede fermamente nel valore dell’informazione e nella forza del suo veicolo trasmissivo.
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