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Perché la luce in camera oscura è proprio rossa?

Non tutti sanno che prima dell’avvento del digitale, per chi volesse occuparsi di fotografia, era indispensabile possedere o avere in prestito per qualche ora una camera oscura in cui poter sviluppare i propri rullini o stampare le proprie foto da negativo.

Forse vi sarà capitato di vedere, magari all’interno di qualche film, quella tipica luce rossa soffusa mentre il fotografo produceva la stampa di una foto; ma vi siete mai chiesti perché fosse ammessa solo quella luce rossa? Perché proprio di quel colore e non un altro? E perché è ammessa questo tipo di illuminazione se la camera oscura è notoriamente oscura?

Ebbene c’è da dire che la luce rossa è definita una luce di sicurezza, indispensabile durante la stampa di una foto, poiché consente di gestire ogni procedura con una visione seppur limitata ma indispensabile.

Questo è possibile grazie alla speciale emulsione fotosensibile presente sulle carte fotografiche da stampa, che è definita ortocromatica, vale a dire sensibile ai colori dall’ultravioletto al blu, al verde e al giallo, con esclusione del rosso.

Il rosso, quindi, risulta l’unico colore che non impressiona la carta da stampa, e perciò l’unico ammesso durante la fase di stampa.

Invece, durante il processo di sviluppo di una pellicola, non è ammessa nessuna tipologia di luce, poiché l’emulsione presente sulle pellicole è diversa da quella presente sulla carta da stampa: essa è detta pancromatica, ovvero sensibile a tutto lo spettro dei colori esistenti.

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La Redazione

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