Arte & Cultura

Santa Rita, la santa dei casi impossibili!

Definita da tutti la santa dai casi impossibili, ma prima di essere santa lei era una donna, una madre e una moglie con un gran cuore.

La storia di questa Santa colpisce sempre molto per la sua sofferenza, in molte illustrazioni, dipinti e foto il suo volto viene raffigurato in un modo molto sofferente, ma perché?

Cercheremo di capite un po’ la sua storia, il suo percorso di vita che l’ha fatta diventare poi Santa:

Il suo vero nome prima di diventare Rita era Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri; nata a Roccaporena, una piccola frazione a 5 km da Cascia. La sua famiglia non era aristocratica, ma comunque benestante, i suoi genitori erano molto rispettati dalle persone che vivevano lì, perciò condusse un’infanzia serena e tranquilla.

Giunta l’età più adulta s’innamorò di Paolo di Ferdinando di Mancino un ghibellino risentito. Margherita cercò di fargli vivere una vita più cristiana, portandoli a vivere un grande amore benedetto dalla nascita di due bambini: Giangiacomo e Paolo Maria. Da questo momento in poi la famiglia Mancino si trasferì a “Mulinaccio” dove poter seguire una vita più tranquilla a contatto con la natura, producendo beni essenziali come farina e ortaggi.

La vita tranquilla venne però interrotta da un evento spiacevole: l’assassinio di Paolo proprio nell’abitazione del “Mulinaccio”; Margherita, anche se colma di dolore nascose l’accaduto ai figli per non far covare odio nei loro cuori, ma la stessa cosa non valse per la famiglia del marito che diede vita ad un sanguinoso giro di vendetta.

Un altro evento molto spiacevole arrivò nella vita della donna: la morte dei due figli.

All’epoca era molto facile morire di peste e infezioni, dopo quest’evento la futura santa si rifugiò ancora di più nel Cristo sofferente e cosi dedicò tutta la sua vita alla preghiera. All’età di 36 anni Rita fece ingresso nel Monastero di Santa Maria Maddalena, ricevendo la Regola di Sant’Agostino che professò fino alla morte.

Intorno al 1432 Rita chiede al Signore di renderla partecipe della sua sofferenza. Le testimonianze dell’evento dicono di aver visto una forte luce simile ad un lampo, che si staccava dalla corona di spine del crocifisso e le perforava la fronte. Dopo questo evento la Santa si recò in pellegrinaggio a Roma ed lì che la piaga si chiuse, ma ricominciò a sanguinare ritornata a Cascia.

Santa Rita dedicò tutta la sua vita a curare i malati di peste, senza mai contrarre la malattia, da lì che viene chiamata da tutti “la Santa dei casi impossibili”.

Il prodigio della rosa 

Chi ha avuto la possibilità di visitare Cascia ha notato questo collegamento con Santa Rita e le rose. Ma perché? 

La storia che collega entrambe è legata alla beatificazione della Santa nel 1626: il roseto in questione posto affianco alla sua stanza è stato piantato lo secolo scorso e ancora oggi fiorisce in periodi non del tutto consoni.

Durante la malattia che la costringeva a letto, la Santa chiese alla cugina di farle visita facendo una richiesta bizzarra per quel periodo dell’anno: due fichi e una rosa.

La cugina assecondò le richieste, senza dargli troppo peso pensando fosse la malattia a parlare. Ritornata a casa, la cugina trovò tra la neve una rosa fiorita e due fichi maturi, presa dallo stupore corse di nuovo a Cascia per presentare i doni a Rita.

La rosa ad oggi simboleggia l’amore incontrastabile di Santa Rita, che ha sofferto tanto nella sua vita, ma che ha sempre avuto il coraggio di andare avanti con l’amore del Signore. 

Copertina: guideaurearoma.it

Leggi anche: San Giorgio, è questione di prospettiva

Ada Di Domenico

Sono Ada di Domenico nata a Napoli il 22/02/1996 mi definisco una sognatrice con i piedi per terra, pronta a tutto, la mia unica paura è l'incertezza. Mi sono sempre data da fare mettendomi in gioco, dando il mio massimo ! Inizio a scrivere per la Testata grazie alla mia passione per tutto ciò che è Bio e naturale.
Back to top button