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D!ck Pic, cita Hegel, cita Kant, ma non mandarmi più il tuo ca**o in chat

D!ck pic è uno degli ultimi singoli di Immanuel Casto, uscito lo scorso 18 giugno 2021, che ha fatto impazzire i fan.

Il titolo non vuole ingannare nessuno: si parla proprio di ca**i in chat.   

I social sono magici.

Permettono di connettersi con chiunque, in qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi ora del giorno e della notte.

C’è chi lo usa per cose semplici, come ritrovare i propri compagni di scuola persi di vista vent’anni prima. C’è chi li usa per lavorare, per fare attivismo, informazione, intrattenimento.

E poi ci sono i miei preferiti. Gli splendidi che li usano per far girare foto della propria natura morta. Non so se dipenda da esibizionismo, assenza di cellule cerebrali o traumi infantili tali da mettere alla prova il migliore degli psichiatri. Fatto sta che quando alle due di notte ti ritrovi a guardare la foto dei genitali di uno sconosciuto sul cellulare, dallo psichiatra vorresti andarci tu. 

Ma torniamo al brano. D!ck pic è meraviglioso esattamente come ci aspettavamo. Denuncia con irriverenza e ironia una delle piaghe più fastidiose di internet. 

Questo è d’altra parte il modus operandi del “Casto Divo”, che affronta spesso temi scomodi, sdoganando tabù, portando alla luce bassezze e volgarità e denunciando i limiti di una società che si finge libera, ma che in realtà è bigotta e ipocrita. 

Secondo me, quello che rende questo pezzo geniale è la scelta di affrontare un tema del genere con musica lenta ed eccessivamente drammatica rispetto al tema che si sta trattando.

Il brano racconta del desiderio di connettersi in maniera intima e profonda con un altro essere umano e il dramma di trovare dall’altra parte dello schermo una persona che nulla sa di te e a cui non importa conoscerti. Per quella persona sei persino meno di un oggetto sessuale, perché è solo il tuo fastidio a dargli piacere. 

“Dei miei sogni lui che ne sa?”

Il contrasto tra sentimenti tanto sublimi e un comportamento così grezzo regala un effetto comico, ma anche in qualche modo straniante. 

Anche il videoclip mette in scena un’atmosfera di disperazione e dolore. Girato di notte con solo flebili luci al neon a illuminare un Immanuel Casto, con il volto dipinto di nero, che canta la solitudine di chi desidera conoscere l’anima di una persona che si denuda in modi e tempi del tutto inopportuni. 

“Se vuoi davvero impressionarmi

Carne viva esposta

Devi davvero denudarti

Le ferite son per me 

Le tue vere parti intime”

Oltre che sulla mancanza di spessore umano, si ironizza anche sulla totale assenza di cultura del molestatore. Da uno che passa le sue notti a fotografare il proprio tronco non ci si può aspettare di certo un grande spessore intellettuale. E quando lo si immagina a parlare di filosofia, non si può scoppiare a ridere. 

“Cita Hegel, cita Kant 

Ma non mandarmi più il tuo cazzo in chat”

Al termine del brano, un piccolo verso porta avanti il discorso sul consenso. Magari al mondo c’è qualcuno a cui piacerebbe avere la gallery del telefono piena di banane e a quel punto potrà chiederlo. Si può fare tutto, purché ci sia consenso.

Dobbiamo davvero stare qui a spiegarlo?

“Se non te l’ho chiesto, davvero

La dick pic alle due di notte, anche no”

Immanuel Casto ce lo spiega, e ce lo spiega decisamente con stile. 

Nadia Rosato

Disegno di Vincenza Topo  

Nadia Rosato

Nadia Rosato, napoletana di nascita e di residenza. Laureata in Filologia Moderna. Ho la luna in gemelli. Il modo migliore per farmi fare una cosa è dirmi che non posso farla.
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