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Case, libri, auto, viaggi e Via del Pratello a Bologna

Quanta bellezza abbiamo a portata di mano e quanto la trascuriamo solo perché varcare i confini ci sembra più affascinante.

La mia prima volta a Bologna è un perdersi continuo, tanto che non vorresti però viaggiare secondo coordinate. 

Dalla stazione al centro il percorso è molto semplice: basta attraversare la strada e proseguire a sinistra, finché non si incontra via Giacomo Matteotti e, pochi metri dopo aver imboccato tale strada, il grande Parco della Montagnola. Dopo il parco, comincia il centro di Bologna e le sue incredibili volte. 

C’è una regola per cui devi scattare almeno una foto sotto i porticati, perché Bologna sembra non avere mura ma solo porte, davvero tantissime, e mi riferisco a quelle dei portici che costeggiano ambo i lati delle vie principali della città.

Bologna mi ha subito dato l’impressione di essere fatta su misura per me: grande abbastanza per offrire opportunità creative, piccola quanto basta da essere girata in un giorno e racchiudere tutti i segreti nel giro di un colonnato. Bologna è densa, sembra adattarsi a tutte le superfici, e per un momento (ma solo un momento) mi ha ricordato Monza.

Bologna è una città che, come le grandi metropoli, offre di tutto sia dal punto di vista culturale sia per quanto concerne il divertimento. Ma al contrario delle grandi metropoli, conserva ancora la sua anima di cittadina ed è – fortunatamente – meno caotica.

Ma c’è un solo nome che porta alla mente tante cose: Via del Pratello, che più che una strada è un modo d’essere.

Il Pratello si estende per circa 600 metri ma è ormai quasi considerato un borgo, è la vita per strada, è un agglomerato di pop (ma anche rock e reggae e funky) nel cuore di un centro storico borghese soffocato dai grandi negozi e le grandi firme. Al Pratello non troviamo né boutique né tutto ciò che ci capita di incontrare a via Napoleone a Milano. Ci sono osterie, lounge bar e qualche affitto per studenti, i pochi a rendere il posto grande fermento culturale e artistico.

In Italia Bologna è la città universitaria per eccellenza e sin dagli anni ’60 e ’70, con l’avanzare dei moti studenteschi e dei movimenti culturali, è proprio il Pratello a vedere sbocciare Radio Alice, una delle prime radio libere di Bologna, con il motto di “dare voce a chi non ha voce“.

La sede è ormai chiusa da anni e a ricordarla c’è solo una saracinesca abbassata che si configura come uno degli spazi più colorati dell’intero quartiere. Quel tipo di radio fu infatti un modello essenziale per l’introduzione di linguaggi innovativi. In Radio Alice tutto doveva basarsi sulla creatività e sulla spontaneità. Non c’era alcun tipo di filtro o di censura nei confronti di persone, linguaggi o idee e non c’era nessun tipo di struttura organizzativa o un palinsesto predefinito.

A quei tempi «ci si chiedeva cosa fare, ci intrigava molto il mondo della comunicazione e aprire una radio costava pochissimo. Così è nata Radio Alice», raccontano i suoi fondatori. «Si stava svegli alla notte, che si passava sempre di osteria in osteria. Al tempo si viveva un po’ ovunque. E non si può dire che Radio Alice abbia copiato da altri. Eravamo molto dadaisti, molto “alla Majakóvskij”. Tutto meritava di essere trasmesso, purché ci fosse qualcosa da dire».

La radio di via del Pratello aveva le porte completamente aperte a chiunque avesse voluto farsi sentire veramente, fino all’ 11 marzo 1977. La polizia uccide lo studente Francesco Lorusso, un militante di Lotta Continua e in seguito a questo episodio, diffuso subito dalla radio, parte della città insorge.

Seguono così diversi scontri, tanto che si richiede l’intervento dell’esercito. Radio Alice decide di continuare le sue trasmissioni senza esitazione e soprattutto lo fa come ha sempre fatto, senza censura né restrizioni, ma viene accusata di dirigere la rivolta. Nella serata del 12 marzo la polizia entra nella sede fisica della radio, in via del Pratello 41, procedendo all’arresto di tutti.

Il Pratello è anche la sede di un carcere minorile, nell’ex convento delle monache francescane, e del Tribunale per i Minorenni di Bologna. Ogni detenuto è coinvolto in attività di recupero come quelle legate al Teatro del Pratello, dove è possibile partecipare a progetti con altri giovani tra i quindici e i vent’anni. 

Oggi una fucina di street&culture a tutti gli effetti, uno di quegli iper-luoghi che non dorme mai.
Il Pratello, ormai è un posto del cuore.

Serena Palmese

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Serena Palmese

Mi piacciono le persone, ma proprio tutte. Anche quelle cattive, anche quelle che non condividono le patatine. Cammino, cammino tanto, e osservo, osservo molto di più. Il mio nome è Serena, ho 24 anni e ho studiato all’Accademia di belle Arti di Napoli. Beati voi che sapete sempre chi siete. Beati voi che sapete sempre chi siete.
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