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CISL non è solo una pila di documenti

Napoli, 1 ottobre 2021.

Ci troviamo nella stupenda cornice di Sant’Anna dei Lombardi.

Ditemi la verità, quando qualche volta ci è capitato di sentir parlare di sindacati, abbiamo storto un po’ il naso.

Sarà che lo abbiamo sempre visto come un punto lontano dalla nostra quotidianeità, sarà che spesso ne abbiamo vissuto la demonizzazione mediatica, sta di fatto che approcciare a questo mondo ha spesso singificato una grossa carica di scocciature.

Ebbene, se vi dicessi che possiamo conoscerli meglio, che non dobbiamo necessariamente storcere il naso sentendo parlare di sindacati?

«Sono Luigi Sbarra il Segretario Generale della CISL, una grande organizzazione sindacale.

Quest’anno ricordiamo i 71 anni dalla nascita, un’organizzazione che fa della rappresentanza, della contrattazione, dell’autonomia, della responsabilità, della giustizia sociale gli elementi sociali della nostra impostazione valoriale e identitaria.

Abbiamo quasi 4 milioni e 400 mila iscritti sull’intero territorio nazionale, tra la componente legata alle lavoratrici, ai lavoratori e ai pensionati. Facciamo tanta azione di tutela personale nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle comunità locali, tanta rappresentanza contrattuale, tanta rappresentanza sindacale, ma anche tantissima attività di servizi perché abbiamo una rete diffusa di strutture al nostro interno, patronato, centro di assistenza fiscale, facciamo tanta cooperazione internazionale, una grande associazione che dà tutela e assistenza alle lavoratrici e ai lavoratori e alle famiglie degli immigrati.

Quindi siamo un elemento centrale, una grande forza che mettiamo quotidianamente al servizio del lavoro, della rappresentanza, della crescita e dello sviluppo».

«Sono Melicia Comberiati Segretaria provinciale della CISL di Napoli.

Oggi siamo qui per dar merito alla nuova CISL Giovani che si è ricostruita in soli 8 mesi, e in solo 8 messi abbiamo raggiunto più di 1000 iscritti, giovani che si sono avvicinati e noi come CISL sentiamo il dovere di dare una possibilità a questi ragazzi.

Una possibilità che è stata data prima di tutto a noi.

Questa possibilità vogliamo darla sia grazie alla rete interna della CISL costituita dai servizi, dalle categorie; ognuno di noi sta mettendo la propria competenza, la propria specificità al servizio di questi giovani, ma soprattutto crediamo in una rete articolata con gli stakeholders con il mondo esterno.

Anche poi in attuazione dell’articolo 55 della riforma del Terzo Settore, co-programmazione e co-progettazione per dare delle possibilità concrete ai nostri ragazzi.

Li stiamo accompagnando nell’inserimento lavorativo, accompagnamento al percorso scolastico e forse anche un po’ a sentirsi meno soli».

Quante volte ci siamo sentiti soli? Quante volte, nell’essere ventenni all’alba di un nuovo lavoro, ci siamo ritrovati a comprendere che effettivamente, il lavoro dei nostri sogni era anche lo stesso lavoro che dovevamo imparare a gestire, da cui tutelarci in qualche momento.

Non sono “cose da grandi”, non sono solo cartelline impilate dai nostri genitori, siamo noi, noi stessi che dobbiamo imparare da quelle stesse cartelline.

Melicia Comberiati, mentre alle nostre spalle impera l’intensa Cappella Piccolomini, mi racconta come quelle cartelline, per qualcuno siano diventate concrete dimostrazioni di cooperazione giovanile:

«I nostri 1000 iscritti sono arrivati in diverso modo.

Il presidente della CISL Giovani è un PR, quindi viene dal mondo delle discoteche, un mondo che probabilmente non si avvicinerebbe mai al mondo sindacale e poi abbiamo una tecnica un po’ particolare.

Abbiamo chiesto loro di cosa avessero bisogno e hanno costruito loro il portafoglio delle offerte che volevano avere. Ci siamo avvicinati al mondo universitario, al mondo delle cooperative, al mondo dei lavoratori autonomi, in ogni angolo.

E poi c’è stato un passaparola bellissimo soprattutto grazie a quella cooperazione con gli stakeholders».

In una realtà tanto vasta, ci soffermiamo un secondo sulla parola più controversa del momento: “comunicazione”.

Come, un universitario, può scoprire le opportunità del settore, come, quella persona può documentarsi tramite strumenti accessibili alle proprie competenze e alla vita di tutti giorni.

Parla Melicia Comberiati:

«In realtà noi abbiamo fatto una campagna di comunicazione molto molto dettagliata. Abbiamo creato diversi nodi, così vengono chiamati nel mondo dei social, e sono forse proprio loro ad averci insegnato come usarli perché anche noi veniamo definiti un po’ immigrati digitali per questi ragazzi. In realtà puntiamo tanto sulla comunicazione ma siamo entrati proprio negli ambienti universitari, addirittura c’è chi aveva un problema di certificazione della lingua inglese per raggiungere un determinato punteggio e la CISL di Napoli si è preoccupata magari di far avere loro certificazioni a un costo vantaggioso, gli abbiamo fatto avere i bilanci delle competenze, orientamento al lavoro, abbiamo delle liste prodcast dove i ragazzi vengono costantemente informati delle varie possibilità di lavoro tramite whatsapp, quindi uno strumento molto comune ai giovani e quando loro intravedono una possibilità di lavoro che può interessare vengono accompagnati in tutte le fasi, dalla lettera di presentazione, alla stilatura di un curriculum e proprio alla presentazione anche del colloquio di lavoro da mantenere».

Parla Luigi Sbarra:

«Abbiamo tanti sportelli giovani nella nostra organizzazione, diffusi sull’intero territorio nazionale.

Ci prendiamo carico delle difficoltà, dei problemi, sotto il profilo della formazione, dell’avvicinamento al mercato del lavoro e io penso che questo sia un elemento di assoluto valore per una grande organizzazione sociale come la nostra, per esempio tra i nostri servizi abbiamo un istituto che fa formazione professionale accreditata. Io penso che due grandi obiettivi abbiamo davanti a noi: aprire le organizzazioni ai giovani, alle donne, agli immigrati, allargare la nostra rappresentanza tenendo conto dei cambiamenti che stanno intervenendo nel mondo del lavoro.

C’è tanto lavoro digitale che viene avanti, ci sono tanti giovani impegnati nelle cosiddette attività delle piattaforme digitali, non solo i rider.

Noi ci poniamo l’obiettivo di poterli rappresentare, di rafforzare i diritti, le tutele, anche attraverso le leve della contrattazione nazionale, aziendale, territoriale, della bilateralità, rappresentarli anche con il nostro sistema servizi per garantire, diciamo, riferimenti.

E poi l’altro obiettivo è quello di fare grandi politiche di inclusione sociale, nel rapporto col governo, con le ragioni, con le amministrazioni locali stiamo ponendo questo tema.

Abbiamo una straordinaria opportunità davanti a noi per i prossimi anni, tante risorse da investire, da impegnare che ci arrivano dall’Europa, ma anche fondi di finanziamento nazionali: il vero grande tema è fare politiche per il lavoro e fare del lavoro la grande priorità di questo paese, fare politiche rivolte a migliorare le competenze e la formazione, soprattutto quella digitale, trasversale, e lanciare una campagna forte sugli investimenti.

Il lavoro quello vero, quello tutelato, contrattualizzato stabile arriva se ripartono gli investimenti.

Noi abbiamo quest’esperienza del reddito di cittadinanza che è una misura importante per contrastare la povertà ma le persone hanno bisogno di lavoro vero e il lavoro lo puoi ridistribuire se lo crei e per creare il lavoro bisogna far ripatire gli investimenti pubblici e privati.

Quindi un riferimento importante come CISL per il mondo giovanile, per le donne, per la popolazione immigrata sia per quanto riguarda l’accoglienza, l’integrazione e la valorizzazione, e dall’altro fare una grande battaglia per una politica di investimenti che metta al centro il tema del lavoro e dell’inclusione sociale».

Quindi potremmo dire un upgrade verso la valorizzazione, la crescita e verso l’inclusività?

Interviene, ora, Gianpiero Tipaldi Segretario Generale della CISL di Napoli.

«Assolutamente sì! Soprattutto l’inclusività.

Faccio una premessa: come sindacato noi associamo i pensionati che vengono dal mondo del lavoro e i lavoratori attivi. Poi abbiamo all’interno delle nostre associazioni e dei nostri servizi tutta l’area degli immigrati che sono sia iscritti perché lavoratori dipendenti sia non iscritti ma iscritti all’associazione degli immigrati.

Ora abbiamo, come sapete, i giovani e tutto questo significa racchiudere in una grande organizzazione di 4 milioni di iscritti in Italia, includere e unire le generazioni anche perché il pensionato è un ex giovane, il lavoratore è stato giovane, purtroppo pochi lavoratori sono giovani.

Noi dobbiamo vivere di lavoro e come diceva Papa Francesca il lavoro dà la dignità.

Sembra banale ma non lo è, perché soprattutto in questa parte del territorio dove non c’è nemmeno lavoro, i nostri giovani emigrano e non solo come una volta al Nord ma anche all’estero. Oggi nella globalizzazione il giovane non sempre tende a tornare. Questo è un problema serio, sociale.

Il discorso è complesso.

La nostra grande organizzazione prova, con mille sforzi, a dare attenzione a questo mondo che non è sul piano concreto, oggi, fatto di iscritti, sono pochi.

Ma sono quelli che domani diventeranno nostri iscritti ma soprattutto quelli che rafforzeranno la società del futuro».

Quindi, siamo riusciti ad essere più vicini alle cartelline, ai documenti e alle scartoffie?

Educare alla civiltà, significa informarsi e scegliere, solo così potremo ambire a un domani sempre migliore del qui ed ora.

Benedetta De Nicola

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Benedetta De Nicola

La biografia breve è talmente breve che posso solo dirvi che mi chiamo Benedetta De Nicola e interpreto la parte principale nel film drammatico “Volevo studiare, ma ho fondato La Testata”.

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