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“Soul”: anima e musica nel nuovo film della Pixar

La Pixar, in tutta la sua scatenata fantasia, nel suo figurare un mondo logico ed illogico insieme, continua ad educare e a far riflettere svariate generazioni all’unisono.  

Soul, la sua ultima creazione animata, ne è l’ennesima dimostrazione. 

Cuore, mente, corpo, ma soprattutto e intensamente spirito: la nuova opera d’arte della Pixar in streaming sulla piattaforma Disney+ da Natale, Soul, vuole proprio parlarci di questo. Soul, del resto, come sappiamo o immaginiamo, in lingua inglese significa proprio questo: anima, spirito. 

Ed è sull’anima di Joe Gardner che il film si focalizza, quella di un professore che insegna musica a scuola, seguito (e non) dai suoi alunni teneri, strampalati, talentuosi ma anche completamente fuori tempo, svogliati, adorabilmente disattenti. Un professore di musica con un sogno, però, grande quanto il suo petto ed il suo talento jazz, la sua passione per il soul. 

E soul, infatti, non è solo l’anima dell’uomo, ma l’anima dell’uomo espressa nella musica, che si sintonizza sulle frequenze delle emozioni, delle gioie e dei dolori, sulle vibrazioni dell’esistenza interiore di chi la suona e di chi l’ascolta. 

Joe si perde nella musica ed in se stesso, immergendosi in un mondo altro, più vicino ad un aldilà che ad un aldiqua, a stretto contatto con le anime di grandi uomini morti molti anni fa. Facendo l’occasione l’uomo ladro, la vita presenta a Joe un’opportunità improvvisa, eccezionale, precisamente quel guizzo per potersi riscattare dal mestiere “mediocre” di insegnante. Se non fosse che è la vita stessa ad essere inafferrabile ed inconoscibile, regolata da norme incomprensibili all’essere umano. Così come dona, così toglie: un incidente inaspettato interrompe il sogno ma anche l’esistenza di Joe e lo sospende in uno stato di coma, tra la vita e la morte. 

Nella sospensione, nell’attimo di interruzione, nel silenzio del suo vivere terreno, si nasconde la vera bellezza e la vera rivelazione. Catapultato nell’oltremondo, dove le anime dei morti e quelle dei non nati vivono divise in diversi quartieri, Joe si trova a dover rincorrere la sua ossessione, la sua occasione irripetibile: suonare il suo pianoforte ad un live con la gigantesca sassofonista Dorothea Williams. La ragione di vita di Joe, infatti, non è la vita stessa o gli affetti a cui dover rinunciare, ma quella serata, quel concerto. 

La musica è vita, il ritorno sulla terra dall’Altro Mondo è la musica, nient’altro. 

Finché, tra le anime mai nate, il galeotto incontro con la cinica, disillusa 22 costringe Joe nel ruolo da lui tanto rinnegato: quello di mentore, insegnante, maestro. 

22 non vuole nascere, non vuole venire al mondo, perché non riesce a comprenderne la bellezza, la ricchezza. 22 è indecisa, e nella sua indecisione si dimostra – nonostante la reticenza – la più viva e la più umana di tutti. Insegnando inconsapevolmente il senso dell’anima, la dicotomia vita/morte a 22, Joe riuscirà a discernere l’illusione di un sogno dalla missione di uno spirito, la sua naturale propensione, il suo senso. 

Attraverso una dinamica dialogica tra mondo e musica, carne e spirito, figurazione del sé e vero sé, Pete Docter dirige una delle pellicole animate più istruttive degli ultimi anni. Le questioni complesse della fisica e della metafisica, dell’universo emozionale, conscio ed inconscio, sono trattate da Docter con leggerezza e profondità, con tenerezza e tatto. Lo scopo della riflessione, potenzialmente amara e difficile da digerire, viene invece qui tramutato in un dolce invito alla conoscenza di se stessi e degli altri, alla scoperta del mondo e delle sue minuscole, irripetibili, insensate manifestazioni di vita. 

Il senso della vita è la vita stessa. 

Buona visione! 

Disegno di Simone Passaro

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Sveva Di Palma

Sveva. Un nome strano per una ragazza strana. 32 anni, ossessionata dalla scrittura, dal cibo e dal vino, credo fermamente che vincerò un Pulitzer. Scrivo troppo perché la scrittura mi salva dal mio eterno, improbabile sognare. È la cura. La mia, almeno.

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