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Orfeo ed Euridice, un viaggio d’amore che ci riconduce a noi stessi

La letteratura e la musica hanno diversi modi per comunicare tra loro, tra questa vi è la transcodificazione.

La profonda relazione che la letteratura intesse con la musica si pone sotto il segno della transcodificazione, ovvero l’adattamento, la musica riutilizza temi, miti, personaggi, trame e topoi della letteratura.

Partendo dal presupposto che anche in letteratura, dopo l’Iliade, “tutto è riscrittura”, possiamo immaginare tranquillamente come la musica si sia fatta influenzare dalla letteratura.

Già a partire dai grandi temi – quali l’amore e il viaggio – studiati, utilizzati e ripresi dalla letteratura e dalla musica fin dall’antichità.

Come emerge dal confronto di due opere più significative di inizio Seicento, all’Euridice di Rinuccini-Peri e l’Orfeo di a Striggio-Monteverdi.

Entrambe incentrate sul mito di Orfeo ma hanno due interpretazioni divergenti, possiamo infatti vedere come nella prima venga esaltata la tematica amorosa, mentre, nella seconda, quella del viaggio.

Analizziamole insieme.

L’Euridice di Rinuccini-Peri viene messa in scena in una sala di Palazzo Pitti il 6 ottobre per il matrimonio di Maria de Medici con Enrico IV di Francia.

L’azione è ridotta all’osso e l’opera ha un carattere fortemente pastorale, inoltre, si esalta soprattutto le nozze dei due protagonisti.

Infatti, il contesto cerimoniale della rappresentazione aiuta a spiegare il finale.

Per non turbare la gioia del matrimonio reale festeggiato a Firenze, si conclude con un lieto fine antitetico all’originaria versione del mito greco. La conclusione lieta e del resto prefigurata già nel prologo allegorico.

La storia di Orfeo ed Euridice andrebbe pertanto letta in chiave allegorica: l’opera sarebbe la celebrazione di Corsi/Orfeo, il quale – da abile corteggiano – adopera la parola e il canto per convincere il tiranno clemente Ferdinando/Plutone a liberare la città di Firenze/Euridice dall’oscurità del giogo cattolico e spagnolo ridonando così nuova vita e prosperità.

L’Orfeo di a Striggio e Monteverdi, invece, viene rappresentata nel 1607 a Palazzo ducale di Mantova, in occasione di una seduta dell’Accademia degli Invaghiti, con il patrocinio del principe Francesco Gonzaga.

Rivela, tuttavia, una patina tragica e una forza suggestiva.

Ciò emerge fin dal prologo allegorico, intonato dalla Musica.

Si pone l’accento sul potere catartico della musica: l’unica arte, in grado di rappresentare le passioni e di muovere e commuovere l’animo tanto dei personaggi del dramma quanto degli spettatori, entrando in sintonia con l’armonia celeste; essa può purificare l’animo promuovendo così la salvezza eterna.

Quindi l’opera si configura come un viaggio di purificazione all’interno della psiche, il mitico cantore impara a distaccarsi dalle umane passioni per raggiungere l’armonia celeste.

Che sia per esaltarne l’amore o per rappresentare il processo di purificazione, Orfeo ed Euridice riescono ad entrare nella musica per ricondurci a noi stessi.

 

Ascoltando questi pezzi ci ritroviamo a rivivere gli amori idilliaci che ci hanno fatto sognare.

 

O nella nostra cameretta, con le cuffiette nelle orecchie, ascoltando le colonne sonore della nostra esistenza.

 

Cercando quella forza che ci aiuti a risollevarci.

Federica Auricchio

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Federica Auricchio

Sono Federica Auricchio e mi definisco Napoletana dalla nascita, perché nel mio sangue ribollono la musica, la poesia, la bellezza, il comunismo e la felicità. Filologa da un paio di anni combatto le discriminazioni sociali con il sorriso e la penna, amo seminare in campi incolti perché è bello, poi, veder germogliare fiori rari.
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