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Se l’eternità ti fa paura allora sei ape-rofobico

A chi non è mai capitato di interrogarsi sullo scopo della propria esistenza?

O su che ne sarà di se stessi dopo aver esalato l’ultimo respiro?

Quesiti come questi, almeno una volta nella nostra vita, hanno bussato alla mente di ognuno.

C’è chi si affida alla religione riconducendo tutto alla volontà di un dio e chi accetta l’ombra del mistero come unica risposta.

Addirittura c’è chi, a causa di tali incognite, genera una vera e propria paura che se non trattata può sfociare in fobia. Questa prende il nome di apeirofobia o paura dell’infinito.

L’ apeirofobia è tanto rara quanto complessa da spiegare. Sappiamo che una fobia è una paura acuta che in superficie è vista come irrazionale, ma le sue radici si celano sempre nel profondo e sono legate al vissuto dell’individuo e al motivo che ha originato quella paura inspiegabile.

Gli avvenimenti possono risultare traumatici e generare fobie, specialmente nel periodo dell’infanzia, essendo questo un momento delicato e cruciale per la crescita.

Ma che cos’è l’ apeirofobia?

L’apeirofobia è la paura di pensare e di addentrarsi nel concetto di infinito e di eternità. Può essere considerata diversa dalle altre fobie in quanto si ha paura di un qualcosa di astratto e immateriale. L’infinito, l’eternità, non hanno connotazioni stabili e universali, e questa loro condizione precaria non fa altro che peggiorare lo stato d’ansia del soggetto che le teme.

Il concetto di infinito oltrepassa l’umana comprensione: si scaglia contro come un nemico e non vi è modo di evitarla e dominarla. Temere l’infinito è come temere un’ombra che segue i pensieri del sofferente. Proprio per questo può presentarsi in qualsiasi momento della giornata.

È inevitabile, imprevedibile e attende in agguato.

Gli unici elementi in comune tra le fobie più note e l’apeirofobia sono le reazioni e la risposta fisica dell’individuo. Ansia e attacchi di panico sono tra queste. Come tutte le altre fobie, l’unico modo per tenerla a bada è la consulenza con uno specialista. Solo così chi ne soffre, può riprendere la sua vita lì dove l’aveva lasciata.

Enza Galiano

 

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La Redazione

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