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Cannabis 1 – Analfabetismo funzionale 0

Per l’ONU la cannabis non è più uno stupefacente.

Questa è l’importante tappa raggiunta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite il 2 dicembre del 2020, dopo 59 anni di dibattito pubblico e politico.

La Commission on Narcotic Drugs (CND), composta da 53 stati membri, ho rimosso la cannabis dalla “tabella IV”, che dal 1961 classifica piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità.

L’unione Europea ha votato compatta: sui 53 stati membri della CND, 27 hanno votato a favore, compresa l’Italia, 25 contro e 1 si è astenuto. Tra i paesi dell’Unione Europa hanno espresso voto contrario la Repubblica Ceca e l’Ungheria. La Commissione si è riunita a Vienna a seguito delle raccomandazioni dell’OMS, la quale chiedeva, da anni, una riclassificazione della cannabis.

Come già sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), esistono ampie evidenze scientifiche rispetto al valore terapeutico della pianta, considerata fino a qualche tempo fa al pari di sostanze dannose come cocaina ed eroina. Infatti, questo cambiamento faciliterà la ricerca scientifica sulla cannabis, la quale ha dimostrato negli anni i benefici nella cura del morbo di Parkinson, della sclerosi, dell’epilessia, del dolore cronico e del cancro.

Politicamente parlando, la cannabis è legale in America solo in Canada – stato indipendente, e in alcuni stati come la California, Cile, Uruguay e Colombia. Oltreoceano in Europa, per il momento, solo in Olanda e in Spagna è stata resa depenalizzata, ma non è ancora legale.

Significativo è l’esempio dell’Uruguay e del suo ex presidente Josè Mujica, grazie al quale nel 2013 l’Uruguay diventa il primo paese a legalizzare la produzione, distribuzione e vendita di cannabis. Presidente dal 2010 al 2015, è un ex guerriero “tupamaros” (organizzazione di guerriglia urbana d’ispirazione marxista-leninista), noto come “il presidente più povero al mondo”. Una personalità che non hai mai avuto paura di combattere dittature, repressioni e l’avanzamento di un capitalismo forsennato.

In Italia, sebbene sia ormai da anni consentito il ricorso alla cannabis terapeutica con prescrizione medica, ancora molte persone non riescono ad accedere alla terapia, in quanto il fabbisogno italiano è di molto superiore alla produzione della sostanza. Secondo le stime dell’International Narcotics Control Board, sono necessari 1980 chilogrammi all’anno. Lo stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze – unico luogo in tutto il territorio italiano in cui viene prodotta la sostanza – ne produce circa 150 kg. Una carenza che richiede necessariamente l’importazione all’Olanda, la quale comunque non riesce a soddisfare la domanda.

Dunque, la soluzione arriverebbe dalla revisione delle leggi sulla cannabis, dando modo al mercato della canapa di allagare la produzione anche alla cannabis affinché quei 1980 chilogrammi necessari all’anno, riservati ad uso terapeutico, possano essere raggiunti sul territorio italiano. Un obiettivo che si presenterebbe anche come un punto di rialzo per l’economia.

 

Marika Micoli

Vedi anche: La marijuana

La Redazione

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