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Vienna: il Daesh colpisce il cuore della democrazia

L’Europa trema di nuovo: per l’ennesima volta un paese dell’Unione vede le sue strade macchiarsi di sangue a causa del terrorismo di matrice jihadista.

Assistiamo in questi ultimi tempi ad una riorganizzazione dello stato islamico, che ha ricordato al mondo la sua presenza con questo brutale attacco nel cuore di Vienna.

Spaventa questo rinvigorire dell’Isis che sembrava essersi smembrato e non più capace di mettere in scena tragedie così ben organizzate come non si vedevano dal novembre 2015 quando Parigi fu lacerata da un commando che provocò la morte di 130 persone, tra cui l’italiana Valeria Solesin e dal marzo 2016 a Bruxelles, dove cellule terroristiche legate anche agli attacchi di Parigi precedenti uccisero con delle bombe 32 persone e ne ferirono 340.

La maggior parte degli altri attentati avvenuti in questi anni in Europa è stata effettuata da uomini simpatizzanti dell’Isis che si sono radicalizzati e che hanno poi deciso di agire attaccando con qualsiasi arma avessero a disposizione o investendo le folle con auto e camion.

Per più di tre anni la controffensiva americana aveva colpito pesantemente lo stato Islamico, distruggendo tutte le sue roccaforti e uccidendo quello che era considerato il suo leader  Abu Bakr al-Baghdadi, colpito in Siria dai raid americani.

Nel 2020 però il Daesh ha dimostrato di sopravvivere anche senza il suo leader, anzi è stato presto nominato un nuovo capo Amir Mohammed Abdul Rahman al Mawli ed è stata effettuata una riorganizzazione interna.

L’affievolimento della pressione e del controllo causato dal ritiro di molte truppe americane per volere di Donald Trump e un aumento dell’instabilità in Siria ed Iraq ha fatto sì che i jihadisti riuscissero ad infilarsi in quei vuoti e rafforzarsi mostrando purtroppo ancora un radicato controllo del territorio e una preoccupante capacità di scambio di informazioni tra cellule sparse in vari punti strategici. Numerosi infatti sono gli attacchi che in questi ultimi mesi si sono verificati lungo la zona dell’Eufrate.

 

Il passo è stato breve dal ritorno in Medio Oriente alla riattivazione di cellule dormienti in Europa e la conseguente pianificazione e attuazione di massacri.

Lunedì scorso 2 novembre infatti un commando di 4 uomini ha seminato il terrore per le strade di Vienna uccidendo 4 persone e ferendone 22.

La città sarebbe entrata in lockdown il giorno dopo, a causa dell’aumento di contagi da Covid-19, molte erano le persone per strada che assaporavano le ultime ore di libertà.

Gli spari sono cominciati verso le 20 nei pressi della sinagoga Stadttempel nel centro di Vienna, da lì poi gli attentatori avrebbero proseguito per la piazza e le vie vicine, ma contemporaneamente altri spari si sono registrati in altri sei punti della città.

L’attacco è stato rivendicato poco dopo dall’Isis sui suoi siti di propaganda.

La polizia ha ucciso uno degli attentatori identificato poi come Fajzulai Kujtim, di soli 20 anni e di origini macedoni ma nato e cresciuto in Austria, già noto alla polizia per aver tentato nel 2019 di raggiungere la Siria e arruolarsi tra le fila del Daesh. Kujtim era riuscito inspiegabilmente a sottrarsi a ben due programmi di deradicalizzazione e a recarsi lo scorso luglio in Slovacchia per comprare armi d’assalto.

Secondo quanto riportato dalla polizia, altri tre attentatori sarebbero attualmente in fuga e numerose perquisizioni sono state effettuate, che hanno portato all’arresto di 3 persone a St. Poelten e Linz e al fermo di altre 14 persone.

Ciò che impressiona maggiormente è che a commettere questi atti di un cinismo inverosimile sono nella maggior parte dei casi persone giovanissime, nate e cresciute tra di noi ma che a differenza nostra non hanno assimilato i concetti di democrazia e hanno invece abbracciato teorie di odio.

Molti di questi sono cresciuti in bilico tra il mondo delle loro origini e quello in cui vivono, non riuscendo spesso a farli convivere e ad integrarsi, sviluppando un rancore profondo per ciò che li circonda e per la vita degli altri. In questa instabilità riescono a far breccia coloro che radicalizzano questi soggetti, diventando per loro dei punti di riferimento, inculcandogli degli ideali distorti, poiché è sempre più facile odiare e chiudersi in se stessi, non accettando altre idee fuorché le proprie, che vivere e lasciar vivere e il mondo occidentale, con la sua lunga storia di democrazia, viene prospettato come il nemico da distruggere.

Questi attentatori sono solo le pedine mosse sullo scacchiere degli interessi geopolitici, usati come marionette da un sistema più complesso che ha interessi politici ed economici e che muove questi soggetti per creare un clima di costante tensione.

Emblematiche sono le parole del cancelliere austriaco Kurz: “Noi dobbiamo essere coscienti che non c’è una battaglia tra cristiani e musulmani, o fra l’Austria e i migranti. Questa è una lotta fra le molte persone che credono nella pace e alcuni che auspicano la guerra. Ma non ci lasceremo intimidire e difenderemo i nostri valori fondamentali, il nostro modello di vita e la nostra democrazia con tutte le nostre forze”.

La solidarietà va a chi è morto e ai loro cari che dovranno vivere senza di loro.

 

Beatrice Gargiulo

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La Redazione

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