ISTANTANEE SUL MONDO – Un lieto fine? Il Cile ottiene una nuova Costituzione 

Un anno di proteste e violente rivolte ha infiammato il paese, piegato economicamente da una storia politica infelice.

Dopo le pacifiche rivoluzioni politiche e sociali del “Compagno Presidente” Salvador Allende, il quale apportò innovazioni di stampo socialista e marxista all’economia cilena, il Cile ha subìto una storia politica di inaudita violenza.

La dittatura di Pinochet, durata 17 anni, lasciava nel 1990 una nazione spaccata e contraddittoria: apparentemente arricchita in una prospettiva internazionale, le industrie e la maggior parte delle imprese cilene erano controllate da società statunitensi – che avevano appoggiato il colpo di Stato del dittatore. Pur divenendo una delle più ricche nazioni sudamericane, oltre la metà della popolazione totale sopravviveva con un salario minimo per nucleo familiare… troppo spaventata, peraltro, dagli abusi delle forze armate per protestare.

La repubblica presidenziale instaurata nel 1990 si basa su una costituzione scritta nel 1980, in pieno regime dittatoriale, come tentativo di Pinochet di ingentilire la sua posizione illegittima e criminosa.

La costituzione, democratica solo all’apparenza, era intrinsecamente pensata per agevolare i regimi dittatoriali – iniqua, elitaria e difficile da modificare.

Questo è il contesto in cui si svolgono le proteste civili scoppiate nell’ottobre 2019. Dopo l’ennesimo aumento dei prezzi (la goccia fatidica quello dei biglietti per la metro di Santiago), centinaia di giovani studenti si sono riversati nelle strade della capitale per manifestare pacificamente.

È stata la dura risposta del miliardario presidente Sebastián Piñera, il quale il 15 ottobre ha dato ordine ai carabineros di reprimere le proteste con la violenza, a causare conseguentemente l’ondata di indignazione e aggressività nell’intera nazione.

Come se non bastasse, solo pochi giorni più tardi Piñera ha dichiarato lo stato di emergenza e ordinato un coprifuoco sulla capitale.

Più volte, nel corso dello scorso anno, le rivolte sono state raccontate da giornali e giornalisti come il frutto di gruppi bellicosi organizzati, di ragazzini scalmanati o di criminali e delinquenti. Più volte, inoltre, sono stai taciuti gli abusi dei carabineros nei confronti di cittadini disarmati, tra cui torture corporee, stupri, utilizzo di gas che hanno causato danni agli occhi di oltre 1200 persone.

Non sorprende quindi che il 25 ottobre quasi 6 milioni di persone (il 78% dei votanti) abbiano votato a favore della stesura di una nuova costituzione.

Nonostante l’impegno dei gruppi di estrema destra nel dissuadere la popolazione, inneggiando ad una favolosa tradizione democratica cilena, il progresso ha vinto. Inoltre, la nuova costituzione verrà stilata da un consiglio completamente eletto dal voto popolare – alternativa che il 79% dei votanti ha preferito ai membri del Congresso in carica.

Centinaia di intervistati si sono dichiarati estatici ed entusiasti, fiduciosi che una costituzione davvero democratica possa riorganizzare il sistema sanitario, i servizi di assicurazione sociale, l’economia… e mettere via le ultime ceneri della dittatura.

Foto di Xaviera López (https://www.instagram.com/xavieralopez/)

 

 

Maria Ascolese

 

Vedi anche: Trans is beautiful e finalmente a carico dello Stato