In Cumana come sardine, ma non è colpa della movida

Negli ultimi giorni la regione Campania ha avanzato misure sempre più restrittive per controllare la movida.

Bar chiusi alle 24, ristoranti alle 23, più controllo sulla vendita di alcolici.

Insomma, tutto per non far diffondere il virus, che in Campania sembra aver raggiunto picchi mai verificati prima d’ora.

Però un dubbio mi sorge.

Io, povera diciannovenne residente in periferia, ogni giorno mi ritrovo in Cumana, una corsa al mattino, una il pomeriggio. Dovrò pur arrivare all’università in qualche modo.

E ogni giorno vedo pendolari come me andare e venire, salire e scendere, tutti con le nostre mascherine e i nostri gel igienizzanti.

Però un dubbio mi sorge.

Perché io in treno non trovo più adesivi sui sedili, ognuno occupa il posto che vuole, che sia dannoso o meno per chi gli sta di fronte o a fianco. E tranquilli, il problema non è neanche il posto!

Il problema è l’ora di punta, i ragazzi che salgono, una massa di persone che, come me, deve pur trovare un modo per arrivare a scuola, donne e uomini che tornano a casa da lavoro. E i vagoni iniziano a riempirsi, una mascherina dopo l’altra, un gel igienizzante dopo l’altro, siamo tutti sardine aggrappate a maniglie sporche nell’attesa che la nostra fermata arrivi il prima possibile.

E quando i treni vengono soppressi?

Mediamente ogni due giorni salta almeno una corsa, e inutile dirvelo: sempre più pendolari.

Il risultato è che ogni giorno ogni individuo, che non possiede o non può usufruire di un mezzo di trasporto privato, rischia di contrarre il virus che stiamo tentando di combattere disperatamente da mesi.

E non bastano mascherine e gel igienizzanti, non basta la coscienza civica, forse basterebbero degli adesivi su qualche sedile, basterebbe un aumento delle corse, basterebbe prendersi cura di studenti e lavoratori.

Perché l’ultimo decreto ci salverà dal contrarre il Covid-19 alle 2 di notte in un bar, ma non dal contrarlo in un vagone della Cumana o della Metro, alle 14, dopo scuola, da uno sconosciuto nella nostra stessa scomoda condizione.

Il problema dei trasporti pubblici a Napoli e in periferia è ormai noto a tutti, ma ora si rischia di compromettere anche la salute dei cittadini nell’indifferenza totale delle autorità, perché nessuna parola è ancora stata spesa per noi.

Da studentessa e, purtroppo, pendolare, il mio è un appello disperato.

Tutelarci di notte è bene, ma farlo di giorno è essenziale!

 

Angela Guardascione  

Immagine: Serena Perrella  

 

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