Curon: storia di un paesino inondato

Curon è il titolo della serie televisiva italiana in programmazione su Netflix dal 10 giugno ed ambientata a Curon Venosta, in Trentino Alto Adige, in cui l’horror si lega all’avventura e alle leggende del luogo.

La trama: Anna Reina – la protagonista – ritorna a Curon, sua città natale, con i suoi figli gemelli Mauro e Daria dopo quindici anni di lontananza.

I due gemelli cercano di ambientarsi in questa piccola cittadina, anche perché provengono da una metropoli come Milano, ed incontrano per la prima volta il nonno Thomas.

Anna scompare improvvisamente e Mauro fa una scoperta inquietante.

Consiglio di vedere questa serie perché per la prima volta il genere dark-fantasy fa la sua comparsa nel panorama “seriale “italiano e poi per la possibilità che offre agli spettatori di godere dei bellissimi panorami immersi nel verde, della bellezza del campanile immerso nell’acqua e della suspense legata all’evolversi della sceneggiatura ricca di colpi di scena.

Vi state chiedendo le origini di Curon Venosta?

Prima di dare alla cittadina trentina il nome Curon, ci sono stati tanti altri nomi legati alle epoche storiche ed alla lingua: Curun, Curunes, Curaun e Grawn quest’ultimo tratto dal retoromanzo “curuna” che significa “balza”.

Nell’anno 15 a.C. la Valle era popolata da popolazioni di diverse etnie e cadde sotto il dominio dei Romani, i quali costruirono la Via Claudia Augusta che collegava l’Italia alla Germania e ad un campanile.

Nel Medioevo i tedeschi  occuparono la vallata e nel 1140 Ulderico Primele di Burgusio fondò, in località Muta, il primo ospizio per pellegrini e costruì una cappella in onore di San Valentino alla Muta.

La popolazione iniziò a vivere un culto religioso molto forte verso il santo ma la peste del 1348 provocò la morte di molte persone ed indebolì il territorio.
Nel 1499 gli Engadini bruciarono la valle e il centro di Curon.

Durante la  Seconda guerra mondiale l’intero paese venne evacuato perché lo Stato decise di costruire una diga proprio dove era situato il paese in modo da produrre più energia. I laghi di Curon e Resia vennero uniti e la valle inondata.
L’unico edificio superstite all’inondazione fu il campanile romano, ancora oggi visibile, che fuoriusciva dal lago.

Alcuni sostengono che nelle notti fredde, buie e ventilate sia ancora possibile sentire suonare le campane, anche se non ci sono più perché furono tolte. In inverno il lago si ghiaccia completamente ed è possibile arrivarci a piedi, il che rende tutto davvero affascinante.

Nel 1950 circa, mille persone persero le proprie case e molti abitanti, non sapendo dove andare, espatriarono; altri invece cercarono di rifarsi una vita costruendo le case che costeggiano il nuovo lago.

 

Dopo sessant’anni dall’inondazione, gli abitanti di Curon hanno voluto ricordare la scomparsa del loro paesino e nell’ottobre del 2010 fu stabilita la commemorazione.  Per chi lo desidera è possibile partecipare alle manifestazioni legate a quest’evento perché “Il ricordo è il tessuto dell’identità!”

 

Ada di Domenico

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