Cinema e Streaming

Il cinema secondo Lorenzo Lancellotti: l’intervista

Prima figlioccio di Toni Servillo (5 è il numero perfetto) e ora di Massimo Ghini (Vivi e lascia vivere).

Lorenzo Lancellotti, seppur giovanissimo, si fa sempre più strada nel firmamento delle stelle italiane del cinema.

Tra i suoi impegni come attore e doppiatore, Lancillotti ha trovato il tempo per fare due chiacchiere con noi de La Testata – Testa L’informazione; dai suoi primi passi nel cinema – locale, nazionale e internazionale- fino ai suoi sogni e progetti futuri.


Ecco a voi, Lorenzo Lancillotti.

Quand’è iniziata la tua passione e quali sono stati i tuoi primi passi?
Non c’è stata un’età, piuttosto direi un momento, nel quale presi coscienza del fatto che recitare fosse una delle pochissime cose in grado di rendermi felice e in pace con me stesso.
La passione per la messa in scena ha sempre fatto parte della mia vita: i miei nonni materni sono stati dei feroci appassionati di cinema e teatro, hanno cresciuto mia madre trasmettendole il loro amore verso quel mondo.

Altrettanto ha fatto lei con me. Sin dalla sua infanzia si è sempre divertita a recitare in compagnie teatrali, io ero attratto da quel contesto.
Poi, un giorno all’improvviso, mi si accese la fiamma. E credo non si spegnerà se non insieme alla mia anima.
La mia famiglia mi ha sempre appoggiato, incoraggiato. Se riuscirò a vivere della mia passione, lo dovrò innanzitutto ai miei genitori. Non sono una persona che si appassiona facilmente a qualcosa. Ma la recitazione – così come la regia – mi ha stregato anima e corpo.


Qual è il tuo rapporto con la scena teatrale/cinematografica partenopea?
Qui a Napoli, a parte alcuni cortometraggi, non ho ancora avuto modo di prendere parte a qualche produzione. Mi piacerebbe davvero tanto recitare in un teatro della mia città.
Credo che Napoli sia un palcoscenico naturale e, soprattutto, un’importante fucina di artisti dei quali sarebbe persino scontato menzionare i nomi; come tutti riconoscono, noi napoletani abbiamo una marcia in più.

Hai recitato in The Happy Prince con Rupert Everett e Colin Firth: raccontaci la tua esperienza internazionale!
È stata, seppur con una figurazione speciale, un’esperienza che non dimenticherò mai. Personalità internazionali e organizzazione da 10 e lode. La cosa che più mi colpì fu la gentilezza e l’accoglienza di Everett e lo stesso Firth in occasione di un suo veloce passaggio durante le nostre prove; mi fece sentire a mio agio, in un Paese e in un contesto prima d’allora a me sconosciuti.

Parlaci della tua visione, delle tue ambizioni; qual è la tua raison d’être?
Ho sempre sognato di diventare una persona degna di stima e apprezzata per le emozioni che riesce a regalare con l’arte. Come tutti, vorrei arrivare a traguardi sempre più alti, ma la mia ambizione principale è riuscirci prendendo parte a progetti interessanti e validi dal punto di vista artistico.
Sono innamorato dell’arte, della bellezza e dei sentimenti. Quando un film, un’opera teatrale o musicale mi colpiscono, rimango ancorato a quelle sensazioni e quei percorsi emotivi per giorni, settimane, a volte anni. Diventano un tarlo piacevole che spero di far nascere io stesso nelle altre persone recitando e/o dirigendo un film; anche la regia è da sempre un mio pallino.

Intanto, dopo la vittoria del contest per aspiranti doppiatori organizzato da Angelo Maggi lo scorso anno, sto cercando di farmi strada anche in questo mondo. Già da bambino mi divertivo a giocare “doppiando” i film che conoscevo a memoria. Mi sono buttato per gioco anche un anno fa e ora sta diventando una piacevole strada da percorrere parallelamente a quella del set e del palcoscenico.

Antonio Alaia

Antonio Alaia

Antonio Alaia, o semplicemente ALAIA, nasce contro la sua volontà intorno al 1998. Da allora si trascina tra licei, università e uffici in attesa della fine; nel frattempo scrive di cinema, sociale, politica e tutto ciò che ritiene sia interessante e che possa avere anche il minimo impatto sulla società che lo circonda.

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