(Non) si scherza con la letteratura: “I promessi sposi” come non li avete mai letti – Ultima puntata

Amici lettori, ci siamo, l’attesa è finita! Siete pronti al finale de I promessi sposi firmato La Testata – TLI? Allacciate le cinture… si parte!

L’indomani tanto atteso era arrivato, ma durante la notte qualcosa era cambiato. L’allegra combriccola (e per allegra si intenda dignitosamente brilla) si era ritirata nelle proprie stanze, ma non esattamente ognuno nella propria… l’Innominato era andato a dormire accompagnato… dalla sua consorte Gertrude, no? Eh no!

Durante la serata si era creato un acceso feeling tra il padrone di casa e la sua ospite, cosicché i due, insonni, avevano deciso di protrarre la conversazione, ma finirono per fare tutt’altro. Intanto, dietro il buco della serratura, un cuore si spezzava. Malauguratamente la povera Gertrude li aveva visti. La terra le crollò sotto i piedi e quel cuore ferito divampò d’ira e di vendetta.

Non era l’unica sorpresa quel giorno: Don Rodrigo non era da solo. Nonostante il piano fosse stato architettato alla perfezione, non avevano fatto i conti con super Don Abbondio. Dio solo sa come – e resterà uno dei misteri irrisolti di questa storia – era riuscito a corrompere i bravi, facendo loro sputare il rospo, ma non solo, questi erano diventati dei docili agnellini devoti al Signore! Così Renzo, il parroco, Agnese, i fratelli di Lucia e i bravi, erano andati a scovare Don Rodrigo, costringendolo a condurli dove aveva nascosto la donna.

Lucia fu sconcertata e divertita insieme quando si trovò davanti questa insolita compagnia. Ci fu un momento di silenzio e di imbarazzo generale in cui ci si scambiava sguardi interrogativi. Don Rodrigo era legato come un salame, Renzo feroce impugnava una spada, spalleggiato da Don Abbondio. Balzò in avanti, sguainando l’arma e puntandola minacciosamente contro l’Innominato.

“Lucia mia, eccomi, sono venuto a salvarti! E tu, delinquente, arrenditi come il tuo complice, ormai vi abbiamo in pugno!”

L’Innominato esplose in una risata ed estrasse a sua volta la lama: “Un gentiluomo come me non si arrende facilmente. E dunque duelliamo, che il più debole perisca!”.

Si scagliarono l’uno contro l’altro a colpi di rumori metallici e abili mosse. Due bravi spadaccini, ardua la sfida. Sul culmine del combattimento, arrivò Gertrude. Gli occhi in fiamme e il colorito giallognolo del volto sconvolto tradivano il suo animo tormentato.

Con un riso amaro sulla bocca esclamò: “O signori, miseri stolti! Tanto fracasso per l’aria fritta, per una donna meschina e ingannatrice”.

La contesa si bloccò e i due tesero l’orecchio sbigottiti.

“Caro Renzo, con la tua cecità confermi che l’amore ha i prosciutti davanti agli occhi. Ahimè, anch’io ho dovuto fare i conti con la triste realtà. È bene che si ponga fine a questa farsa, giù le maschere! La tua promessa sposa non è stata rapita, è qui volontariamente. È stata lei ad organizzare un piano per sfuggire alle nozze e poter stare con Don Rodrigo. Ma se senti già gli scricchiolii del tuo cuore, sappi che non è finita. Colui che dovrebbe essere il tuo principale nemico condivide con me e te la sorte disgraziata di un amante tradito. Ah, maledetta me complice! La gentile ospite ha fatto bene gli onori di casa. Seguitemi”.

Chiaramente queste parole suscitarono un putiferio inaudito. Gli imputati si difendevano, tacciando Gertrude di menzogna. Ma la Provvidenza, dalla parte dei giusti, aveva fornito una prova. Quando si decisero a seguirla nella stanza dove si era consumato l’adulterio, tra le lenzuola comparve l’anello di fidanzamento che Renzo aveva regalato a Lucia. Il pubblico sbarrò gli occhi emettendo un boato incredulo.

La prima reazione di Lucia fu: “No, menzogne! Ha inventato tutto e mi ha sottratto l’anello con l’inganno per incastrarmi”.

Ma il problema non era solo quello: andava confutato tutto il resto dell’accusa e non era semplice. Tentò con qualsiasi scusa improbabile le venisse in mente, ma come guadagnava credibilità con una, la perdeva con un’altra, incartandosi su se stessa.

C’era del tragicomico in quel bizzarro quadretto. Pensate che, nel frattanto, Gertrude rincorreva per la stanza quello che ormai era il suo ex, lanciandogli ogni oggetto che incontrasse nell’inseguimento.

Furono costretti a confessare. Tra lacrime e stupori, dichiararono il loro colpo di fulmine nella notte galeotta e la volontà di intraprendere una relazione.

Lucia: “La vita è governata dal caos, per quanto tentiamo di programmarla, è imprevedibile. Io volevo solo sottrarmi ad un matrimonio combinato con un uomo, un brav’uomo, certo, ma che non amo. Mamma, Renzo, perdonatemi. E anche tu Don Rodrigo, pensavo di amarti, ma questo incontro è stato un’illuminazione. Ho capito che sono volubile, la monotonia mi annoia, sono un giovane spirito libero e voglio gestire la mia vita sentimentale come mi pare. Mi rammarico per te Gertrude, mi odi giustamente, però col tempo forse capirai”.

Tuttavia, Gertrude non aveva la forza di ascoltare più nulla, d’impeto si gettò dalla finestra, dimenticandosi che si trattava di un primo piano e che al di sotto c’era un giardino rigoglioso di cespugli che le attutirono la caduta. Se la cavò con una bottarella in testa che diede anche a lei un’illuminazione: la vocazione che anni prima aveva rifiutato, ora si faceva sentire forte e chiara rasserenando le sue inquietudini. Il suo amore e la sua vita sarebbero stati solo per Dio.

E gli altri personaggi che fine hanno fatto?

“Mal comune mezzo gaudio” per Renzo e Don Rodrigo che dopo quella delusione si strinsero in una forte amicizia, talmente forte da innamorarsi. Fulmen in clausula! Sì, avete capito bene, alla fine di questa storia è nata una coppia gay. Ecco l’imprevedibilità dell’esistenza di cui parlava Lucia!

Don Abbondio ritornò alla cura delle sue anime, delle quali era diventato anche il signorotto. Infatti, Don Rodrigo dopo l’esperienza vissuta e l’innamoramento, si era trasformato in un pezzo di pane e aveva ceduto il suo titolo al parroco che seppe amministrare il paese con benevolenza. Tutto questo, udite udite, coadiuvato dai bravi che facevano a gara a chi aiutava di più il prossimo!

Sembra proprio il caso di dire: tutto è bene quel che finisce bene.

La miniserie dei Promessi Sposi 2.0 termina qui. Spero vi abbia strappato qualche risata. Manzoni, perdonami, e grazie per essere stato uno dei padri fondatori della nostra lingua e letteratura italiana.

 

Giusy D’Elia

Disegno di Enza Galiano

 

Nelle puntate precedenti:

(Non) si scherza con la letteratura: “I promessi sposi” come non li avete mai letti

(Non) si scherza con la letteratura: “i promessi sposi” come non li avete mai letti – Seconda parte

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi