Il piccolo principe: guida alla riscoperta dei sentimenti

Era il 6 aprile 1943 e in America vedeva la sua prima pubblicazione Il piccolo principe.

Sono ormai passati settantasette anni, eppure la storia del piccolo ometto con i capelli del colore del grano non smette di emozionarci.

Libro più tradotto al mondo, secondo solo alla Bibbia, Il piccolo principe attraversa le decadi e incanta il pubblico. Chi ama dare una definizione ai filoni letterari è costretto ad inserire il titolo in quel magico scenario che è la letteratura per ragazzi. E a giusta ragione, tra l’altro. Eppure, è riduttivo definire Il piccolo principe letteratura per ragazzi. La grandezza di questa storia sta proprio nel fatto che con tono favolistico sa insegnare ai più piccoli, ma anche agli adulti.

L’autore, Antoine de Saint-Exupéry, non manca di segnalarlo più e più volte con perifrasi diverse che “tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di loro se ne ricordano”. E sta proprio qui la magia della sua narrazione: come tutto ciò che a prima vista non è altro che una favola per bambini, accolga in sé il più didascalico degli insegnamenti. Come attraverso un abuso dello stereotipo si riesca a generalizzare ragionevolmente e freddamente sull’umanità intera.

Quando si parla di stereotipo è raro che il termine venga percepito in maniera neutra, sembra sempre accogliere in sé quella sfaccettatura che lo riveste di negatività. Eppure, Saint-Exupéry fa un sanissimo uso dello stereotipo: crea delle macro-categorie di modi di essere e modi di fare degli adulti. Disegna con il suo tono sempre leggero ma profondo quelle che sono le preoccupazioni degli adulti, che hanno dimenticato come si distingue la felicità nei dettagli più piccoli.

La grandezza del racconto del piccolo principe sta in questo: per certi versi ridere dei personaggi che incontra, sempre troppo preoccupati di se stessi e di ciò che fanno senza mai riuscire ad essere felici. Mentre lui la felicità, grazie a quella fiamma che sempre arde nel suo petto, grazie a quel suo saper cogliere l’essenziale da ciò che lo circonda l’ha conosciuta. Ed ecco che una rosa si trova a impersonare metaforicamente l’amore.  Ed ecco che una volpe, insegnando il significato profondo della parola “addomesticare”, fa conoscere l’amicizia. Il piccolo principe si concede una tregua di un anno dal suo mondo, curioso di conoscere altre realtà oltre a quella del suo piccolo pianeta. E dopo aver conosciuto altri pianeti, fra cui la Terra, e altre persone e altre storie e altri luoghi, non riesce a far altro che pensare di voler tornare al suo piccolo asteroide, al suo mondo, alla sua casa, alla sua rosa.

Ecco che ci insegna che possiamo andare ovunque, ma sentiremo sempre la mancanza del luogo in cui abbiamo lasciato il nostro cuore.

Ecco che allora quella che viene definita una storia per bambini riesce a far riflettere anche gli adulti, dialogando con loro.

Ecco che Il piccolo principe nonostante abbia compiuto oggi settantasette anni non li sente e non li dimostra, ma ci incanta ancora come il primo giorno.

Il piccolo principe

 

Francesca Caianiello

Disegni di Ferdinando Giarletta

Vedi anche: Cinque misteri che non conosci sulle opere d’arte – parte 3

 

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