Il mio compagno di banco ha cinquant’anni: Filippo sponsor della Federico II

Filippo è uno di quelli a cui tutti vogliono bene, entra in aula, segue, fa qualche domanda e, gentilmente, ti aiuta se ne hai bisogno.

Certo, se te lo immagini entrare all’università, non ti viene in mente che Filippo sia un uomo di più di cinquant’anni e che tu te lo possa trovare seduto di fianco in aula.

Ho dovuto fare una serie di esperienze per riuscire a dire

Ma io in realtà era questo ciò che volevo fare

Questo dialogo è un piccolo inizio.

A chi di voi ha paura di intraprendere un nuovo percorso, a chi vorrebbe e si sente inaguato, le parole di Filippo Panzella, Dottore in Filologia Moderna, forse vi saranno di aiuto.

«C’è stata una serie di congiunzioni astrali. Prima di tutto ovviamente io avevo del tempo a disposizione.

È stato necessario avere le spalle coperte economicamente e tutta la motivazione del mondo.

Ovviamente mi sono posto il problema  dell’ambiente e, all’inizio, la cosa sembrava essere confermata, poi invece la cosa è andata molto bene e veramente è stata una esperienza eccezionale.

Di base mi trovo molto bene con i giovani perché penso che siano molto più vitali di uno che ha superato i 45/50 anni e io mi sono iscritto a 50 anni suonati e mi piace moltissimo stare con i ragazzi.

Poi devo dire che sono stati anche i ragazzi buoni, mi hanno accolto nonostante le differenze».

Filippo mi racconta di come all’inizio avesse timore, di come lo scambiassero, di tanto in tanto, per un docente e di come, alla fine si è reso conto, con le dovute eccezioni, che essere un uomo fosse per alcuni docenti un tratto da stimare.

«Sugli insegnanti dico una cosa che magari può andare contro di me, ma sinceramente, quando io andavo a fare l’esame, il mio esame non era uguale a quello che facevano i ragazzi. Alcuni esami sono stati facilitati dal fatto di essere un adulto.
In generale i professori si disponevano bene nei miei confronti, probabilmente per un rispetto verso la mia età.

Io, poi, sono sempre andato preparato all’esame, è stata una mia scelta iscrivermi, non avrebbe avuto senso fare diversamente e racconto sempre una cosa: quando tu fai certe esperienze nella vita anche molto dolorose, l’esame lo vai a fare diversamente. L’ansia da prestazione è poco tangibile, non necessariamente preponderante».

A questo punto, la mia domanda si focalizza sul suo personalissimo pensiero sulla situazione che viviamo noi ragazzi, cosa nota, cosa sente e, così, Filippo mi trasmette delle riflessioni su cui vi invito a soffermarvi.

«I giovani di oggi, vivono una situazione peggiore rispetto a quella che ho vissuto io da ragazzo. Ho notato il pessimismo che divampa e su questo colgo l’occasione per un appello, i giovani sono la vitalità, sono il presente e il futuro. È come se da un lato avessero una specie di ombra che li copre, ma dall’altro lato hanno molta voglia, vogliono fare e sono estremamente più aperti rispetto a quando io avevo la loro età, anche rispetto al fatto di muoversi da Napoli, non perdono le occasioni per paura. Proprio per questo voglio aggiungere che la nostra università, la Federico II, non è quello che spesso ci fanno trasparire anche gli stessi giovani con quella sfiducia che li rincorre.

La Federico II è un’antico complesso la cui struttura andrebbe migliorata, ma soprattutto la preparazione che ci fornisce e le competenze dei docenti sono l’élite del sapere, quindi mi piacerebbe sottolineare, data la mia esperienza, che lanciare oscurità su un qualcosa che con i suoi difetti si classifica egualemente come eccelso,  non serve, anzi, butta giù gli animi».

 

La voce di Filippo è forte e chiara: siate voi stessi, se la vita non vi ha permesso di scegliere, fatelo senza remore prendedovi pe le corna tutto ciò che amate.

 

Grazie, Filippo.

 

Benedetta De Nicola

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