Vedi Budapest e poi muori

Siamo abituati ad ascoltare questa frase diverse volte, sempre relazionata a Napoli, ma sarà vero?

Goethe evidentemente era attratto dal clima, dall’indole napoletana, ma credetemi quando scrivo che Budapest meriterebbe una dedica tale.

Era la seconda settimana di gennaio. Freddo glaciale. Ho preso un bus dall’aeroporto alla metro, poi giunta alla stazione 3 di quest’ultima mi ritrovo di fronte a un cartello: “Metro closed”; il tempo di voltarmi e noto decine di navette sostitutive. Ma ahimè sbirciare fuori dai finestrini è un riflesso spontaneo, soprattutto per noi italiani sognatori che d’estate, sul sediolino posteriore di una station wagon, facevamo viaggi di 7 ore sull’autostrada del sole con i nostri genitori; privi di cellulari, l’unico modo per far passare il tempo era osservare il graduale mutamento del paesaggio da Sud a Nord.

Così ho fatto anche a Budapest, ma il tortuoso percorso per raggiungere il centro città non era esattamente paragonabile alle colline dell’Autostrada del Sole un mattino d’agosto. Più grigie che mai le periferie si confondono tra prati incolti ed edifici abbandonati, fabbriche asettiche di fronte a quartieri residenziali che non meriterebbero neanche questo appellativo.

Da Napoli, però, ho imparato un’altra cosa: mai giudicare una città dalla periferia, questa frase mi ronzava in testa come un mantra salvifico.

Ultima fermata.
Mi accingo ad uscire dalla navetta e mi guardo intorno.
A un passo da me la Basilica di Santo Stefano, candida guardiana di Pest, ma questa magnifica chiesa è solo parte di una meravigliosa utca (l’unico termine ungherese che ho imparato, vuol dire strada).
L’architettura. Il primo impatto è dato sicuramente da questo. Una sensazione di armonia con le forme e gli edifici circostanti.
Quando pensi che sia finita lì, ecco arrivare il Ponte delle catene, un braccio che collega la città di Pest con quella di Buda, la vera essenza di tutto, si leva sul Danubio, potente, immenso, rassicurante. Si può percorrere a piedi, in bici o in autobus, io consiglio di farlo a piedi; in ogni caso arrivare a Buda è semplice e lo spettacolo vale sicuramente il tempo impiegato per raggiungerla.

Fatti gli ultimi passi sul ponte la mia vista è stata immediatamente occupata dalla Funivia, arroccata in un monte, porta al castello di Buda, ora adibito a galleria d’arte. I migliori fiorini mai spesi per vedere l’intera città in una cabina traballante di legno, il fascino del rischio. In cima ecco il borgo medievale, che si può attraversare e che collega tutti i punti d’interesse della città, come il Bastione dei Pescatori. I fan di Harry Potter lo ameranno sicuramente per l’aspetto somigliante a una torre del castello di Hogwarts. La tappa finale sono i giardini reali, da cui si possono ammirare Pest e il Parlamento in lontananza.

Giunta la sera la città si illumina, lampioni antichi e luci calde rendono l’atmosfera ancora più, permettete il termine, anacronistica, perché questa è Buda, un tuffo nel passato. La notte, però, bisogna passarla a Pest e nei suoi ruin bar all’ultimissima moda, dei locali costruiti all’interno di edifici abbandonati, brulicano di ragazzi, bere una birra lì è molto suggestivo.

Ultima tappa? Piazza degli Eroi e la pista di pattinaggio, perché non si torna a casa senza qualche acciacco.

Ho raccontato una giornata tipo a Budapest? No. Questo è il bello della capitale dell’Ungheria, non esistono giornate tipo. Anche solo una passeggiata improvvisata senza una destinazione precisa può trasformarsi in una scoperta.

Lasciati sorprendere. Goditela. Respira l’aria di Budapest e poi muori, di nostalgia ovviamente.

 

Angela Guardascione

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