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Fabio Celenza e la sua satira in lip sync

Da Mick Jagger a Giorgia Meloni, dal Dalai Lama a Michael Moore. Ecco a chi appartiene la voce che ha regalato inflessioni meridionali alle star della cultura pop e insolite velleità musicali ai politici sovranisti. Ed ecco perché dovremmo tutti, almeno una volta, abbandonarci a un po’ di sano nonsense.

Abruzzese di Vasto, musicista classe ’87 diplomato al Conservatorio di Pescara: il volto nascosto dietro le molteplici voci che ha prestato ad altrettanto svariati personaggi pubblici della scena internazionale è quello di Fabio Celenza, che da pochi mesi ha raggiunto la grande notorietà grazie allo spazio che Propaganda Live (La7) e il suo conduttore “Zoro” gli dedicano ogni venerdì durante la trasmissione.

Il suo talento? Un tipo di doppiaggio amatoriale, folle, senza logica, ma estremamente fedele al labiale e per questo esilarante fino alla nevrosi. L’espressione seria e concentrata dei personaggi intervistati in video, di cui il “satiro” Celenza (come lui stesso si definisce) manipola le sequenze in fase di montaggio, cozza e stride con le parole che le loro labbra sembrano dire, e che vengono puntualmente ridoppiate con l’aggiunta fissa di cadenze meridionali, di strani accenti, di difetti di pronuncia ogni volta diversi.

Il risultato è sempre sorprendente: Angela Merkel si trasforma in una massaia beneventana che parla animatamente di una sua relazione amorosa con il Premier italiano Conte, per il quale si prodiga “facendo panzerotti”; Mick Jagger alla chitarra si lancia in una terribile esecuzione di una canzone che recita “pensami bene, pensami male” (ormai diventata un vero e proprio cult per i fautori di Celenza); il regista Michael Moore, con una voce che sembra scimmiottare quella di Leone di Lernia, descrive con toni da osteria delle strane “ricette” della tradizione. Ma il goliardico doppiatore è capace anche di coniugare semplice nonsense ai temi più scottanti dell’attualità italiana, cavalcando l’onda dell’ironia social. Così, durante un dialogo tra De Niro e Pacino, che per l’occasione decidono di parlare in abruzzese, si tirano inspiegabilmente in ballo delle fantomatiche “aragoste di Bibbiano”; o ancora, in un altro celebre video trasmesso alcune settimane fa durante la trasmissione satirica di Diego Bianchi e Makkox, non viene risparmiata neppure la disavventura dello “schiaffo papale”: il perfetto lip sync tra il doppiaggio di Celenza e il labiale di Mike Tyson non lascia margini di credito alla pareidolia, e sembra davvero che il pugile statunitense dica di “essersi salvato un orecchio per miracolo” dopo un alterco con il Pontefice.

Se però le pillole di satira non dovessero proprio fare per voi, certo sarete facilmente conquistati dalle doti musicali di Fabio, esperto chitarrista capace di mettere a disposizione della parodia politica la sua bravura. Ecco quindi che i comizi social di Giorgia Meloni e le sue agguerrite dirette Facebook vengono abilmente sincopate, ritmate, musicate e dotate di base acustica per poi trasformarsi in efficaci tormentoni. Altro che “Io sono Giorgia”:  “Ollolanda”, “Il Global Compact” e “Rubala!” sono già destinati a entrare negli annali della storia dell’intrattenimento satirico. Roba da non credere? Andate a dare un’occhiata ai numerosi rifacimenti del primo brano, basato sull’intervento della Meloni contro l’accoglienza della nave Ong Seawatch,  che si sono susseguiti durante le puntate del 2019 di Propaganda Live: versioni rockabilly, bossanova, liriche, cantautorali e persino una ballad retrò arrangiata e interpretata da Memo Remigi, tutto questo è ancora frutto dell’entusiasmo da Celenza-mania.

Ma come funziona esattamente il lavoro del “doppiatore-satiro”? Decisamente non è semplice come sembra, ma nemmeno così noioso. Durante un’intervista per Rolling Stone Italia lo ha specificato Celenza in persona: «Prima devo immaginarmi delle parole: faccio andare il video senza audio e provo a decifrare quello che viene detto. Se ascolto l’audio originale è finita, perché mi condizionerebbe. Quello che fa davvero ridere è cambiare il senso: il Dalai Lama che parla della figlia che si sposa fa ridere. Poi c’è l’altra componente che è quella della voce: fare il match tra la faccia e una delle mie voci è difficile. Mi segno le frasi e le ripeto miliardi di volte».

Del resto, se dietro un video di novanta secondi non si nascondesse un lavoro pregresso così minuzioso e attento a ogni movimento della voce, a ogni sovrapposizione di immagine e suono, di certo non tornerebbe così naturale e necessario lo scopo ultimo e principale di chiunque si occupi di satira e parodia, in qualunque forma la si voglia presentare: fare ridere, senza logica e senza controllo.

Alessia Santelia

La Redazione

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