Legge contro l’omofobia in Svizzera: gli omofobi come i razzisti

A conferma della fluidità della lingua – in grado di superare la mera etimologia – il termine “razzismo” con l’andare dei tempi sta allargando il suo raggio semantico, applicandosi a campi quali il sessismo e l’omofobia. Le ultime decisioni della Svizzera in materia di comunità LGBT lo stanno confermando, includendo nel razzismo qualsiasi tipo di fobia verso il diverso.

Infatti, da qualche giorno, un referendum popolare ha fatto sì che il popolo elvetico potesse esprimersi riguardo la legge che associa l’omofobia al razzismo, trattandola come una semplice manifestazione e appendice di esso. L’omofobia, dunque, grazie al 63% dei votanti svizzeri è ufficialmente considerata reato, entrerà a tutti gli effetti nel codice penale. Una piccola fazione della destra aveva opposto resistenza a questo provvedimento, bollandolo come limitazione della libertà di parola e giocando la carta del “tutelare gli omosessuali li renderà una minoranza da proteggere, dunque si tratta di un gesto implicito di razzismo”, ma è stata una giocata perdente, perché la legge è stata approvata e la diversità basata sull’orientamento sessuale è stata annullata.

Il pericolo di discriminazione – nato proprio in seno a coloro che a gran voce protestano sulla libertà di parola, contestando queste misure protettive – è una minaccia sempre presente, incapace a morire ed insensata, fuori luogo e obsoleta. La gran parte degli avversatori, si è osservato, proviene da zone della Svizzera rurale, a testimonianza del fatto che è necessario un intervento capillare sui territori, includendo i luoghi remoti, le campagne, le piccole città.

Non si può continuare a pensare che la società sia in grado di evolversi se non ci si dedica ad un coinvolgimento e ad un’educazione inclusiva, in grado di abilitare i paesi nella loro interezza culturale e sub- culturale, considerando tutte le realtà esistenti, dalle macro-realtà alle micro-realtà, talvolta dovendo intervenire su fasce volutamente mantenute in una condizione di arretratezza ed ignoranza. Fa un po’ di tristezza pensare che sia stato imperativo ed improrogabile attuare delle misure punitive per provare ad arginare un male apparentemente incoercibile, dovendo constatare la limitatezza di mezzi quali la sociologia, l’antropologia ed il giornalismo, armi intellettuali ma anche emotive che posseggono la capacità di smuovere un pensiero, informare, preporre al senso critico e di discernimento dei fenomeni politici e geopolitici esistenti.

È sempre triste, doversi interfacciare con gli evidenti limiti di certi movimenti, con la modesta, umile verità che non basta lanciare un amo comunicativo al buono e al solidale che potrebbe esistere in ogni persona, in ogni uomo. Adesso, in Svizzera come da tempo in Belgio, Germania, Francia, Irlanda e Regno Unito, la discriminazione e le offese pubbliche, sia scritte che orali,  per immagini , gesti e parole sono punibili per legge.

Nel privato, nell’ambito familiare e tra gruppi di amici, invece, la norma non avrà alcuna validità. Ci si augura, nonostante ciò, che l’estensione della legge razziale possa in qualche modo ampliare anche il suo valore normativo e riesca ad averne uno profondo, reale, umano. Che finalmente si inizi a vedere la luce di una società in cui la parola discriminazione sia obsoleta, passata quasi quanto le idee dei conservatori cristiani, dei quali non è reprensibile la fede ma l’ottusità, la scarsa curiosità nel capire meglio anche gli insegnamenti tramandati da una religione che non ha mai nella sua origine voluto escludere nessuno, ma è invece nata come messaggio di amore e unione universale di anime nella compassione e comprensione reciproca.

Ma la reciprocità è un concetto che ormai viene compreso solo nella società occidentale ed unicamente in contesti micro – relazionali, tra familiari e partner. L’afflato universale di un concetto filosofico quale si proponeva di raggiungere la religione nel suo principio sembra aver abbandonato totalmente gli spiriti e le menti di coloro che se ne fanno arditi portavoce. Ebbene, i tempi cambiano, qualcuno si è risvegliato, la natura umana- contraddittoria e divina – viene adesso di nuovo ascoltata, si ritorna ad un’origine di comunione e unità. L’Italia – sempre l’ultima ad imparare e ad evolversi – sta cercando ancora la sua alba, il motivo del suo risveglio, ma qualcosa si muove, qualcosa è già nata e altro sta nascendo.

Gioire dei piccoli cambiamenti è un primo passo.

 

Sveva Di Palma

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi