Parasite: l’eterna lotta fra ricchi e poveri

Parasite è un film del 2019 diretto dal regista coreano Bong Joon-ho. Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes e ha ricevuto, meritatamente, il Golden Globe per il miglior film straniero.

Bong Joon-ho, ancora una volta, scopre le carte del suo straordinario talento, riproponendo il tema dell’ingiustizia sociale che si plasma in ogni sua opera. Una commedia nera che ruota intorno alla lotta di classe attraverso uno spiccato humor e l’eleganza della regia.

Parasite è un dramma che racconta la storia della famiglia Kim, formata dal padre Ki-taek, un uomo privo di stimoli, la madre, Chung-sook, per niente ambiziosa e due figli, la 25enne Ki-jung, il più piccolo Ki-woo. Vivono in uno squallido appartamento dove sono infestati da scarafaggi, inondati dai bisogni degli ubriachi di passaggio e dove la connessione wi-fi sembra essere un bisogno primario.

Vanno avanti senza un soldo in tasca, né un lavoro, né una speranza per un futuro migliore. A Ki-woo viene la perversa idea di falsificare il suo diploma e la sua identità per lavorare come tutor e impartire lezioni a Yeon-kyuo, la figlia adolescente dei Park. Quest’ultimi sono una famiglia molto ricca, i quali, al contrario dei Kim, vivono in una grande villa minimalista, grazie ai guadagni del patriarca, dirigente di un’azienda informatica.

Ki-woo insegna principalmente inglese alla ragazza a un modico prezzo e notando quanto alla figlia minore dei Park piaccia disegnare, ha la subdola idea, all’interno di questa farsa, di camuffare la sorella Ki-jung in un’insegnante d’arte, permettendo anche a lei di infiltrarsi nella loro vita. Le due famiglie non sanno, però, che questo incontro è solo l’inizio di una storia strana, che porterà i Kim a introdursi sempre più nella routine dei Park, come un parassita fa con un organismo estraneo.

Non c’è però facile ideologia, nella scrittura di Bong, così come non ci sono scelte scontate nell’eleganza della sua forma, capace di mutare a seconda dei contesti e degli stati d’animo dei suoi personaggi.

Parasite è una vera è propria combinazione di generi, alternando commedia e dramma, grottesco e (quasi) splatter, sfiorando il melodramma con una maestria invidiabile. Inoltre, mediante un forte coinvolgimento empatico, ma anche con sarcasmo, vengono raccontate le diseguaglianze sociali e le affinità umane, una guerra tra poveri che risulterà letale per tutti, perché quando una società è squilibrata a causa di una dicotomia disagiante, alla fine perfino i ricchi e i privilegiati finiscono per cadere e pagare un prezzo alto tanto quanto quelli che di privilegi non ne vedono mai l’ombra. Quando una sera la famiglia povera rimasta sola nella villa stupenda sta finalmente assaporando come vivono i ricchi, alla porta suona la vecchia governante.

Da questo momento la commedia diventa nera e la tensione sale in un crescendo incredibile. Le due case – letteralmente – raccontano la storia, quasi come se ci trovassimo davanti ad una poetica degli oggetti, con gli eventi sempre più tesi e rocamboleschi che vengono inquadrati da due finestre, ognuna con quattro pannelli. La prima è una minuscola apertura su un vicolo, dalla quale entrano rumori, disturbi e disinfestazioni nel salotto dei protagonisti, già impegnati a contorcersi nelle poche stanze disponibili alla ricerca di una connessione WiFi priva di password nei paraggi. La seconda è una gigantesca vetrata nella villa dei Park, che “inquadra” l’ampio giardino teatro di un climax a orologeria, suscitando lo sguardo esterno pregnante d’invidia e di indagine.

Per questo Parasite è un’eccellente lettura del suo tempo, in cui il fine ultimo è impreziosire se stessi invece di impossessarsi di un oggetto prezioso, ma nella parabola capitalistica odierna essere una brava persona è davvero un lusso. Così, il regista mette in scena la furbizia proletaria ai danni dei ricchi, quali sono rappresentati come persone fiduciose e ingenue ma, come nel teatro boulevardier, nessuno è veramente quello che dice di essere.

Infine, con una vivida fotografia si delinea la satira e la revanche sociale si trasforma in violenza, nel sangue che colora la tela di una Corea del sud dilaniata da forti disparità sociali che nel film sfociano in un finale straziante dove una domanda sorge spontanea: a conti fatti, chi sono i veri parassiti?

 

Marianna Allocca

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