La scaramanzia: l’altro volto del teatro

Da che il mondo è mondo, ogni attore che si rispetti, che sia di teatro oppure di cinema, esegue sempre piccoli riti scaramantici per allontanare la negatività dalle sue rappresentazioni, sia pochi minuti prima di entrare in scena che durante le prove.
Spesso e volentieri, tali piccole abitudini possono sembrare delle vere e proprie manie agli occhi degli altri, ma per l’attore sono gesti di grande importanza: il non eseguirle, infatti, può far insorgere paure che potrebbero compromettere la buona riuscita dell’interpretazione.

Ma quali sono queste abitudini scaramantiche?

  1. Mai indossare il colore viola
    Se gli attori in questione sono italiani, allora non indossano mai qualcosa di colore viola.
    Il viola, infatti, è il colore usato nelle cerimonie religiose durante il periodo della Quaresima e nel Medioevo, in questo periodo dell’anno, erano vietati tutti i tipi di rappresentazione teatrale. L’assenza di lavoro da un lato comportava uno scarso guadagno per gli attori, dall’altro minava la sopravvivenza di tutta la compagnia.
    Ecco perché questo colore, ormai per tradizione oltre che per scaramanzia, è stato bandito dal mondo teatrale italiano. Il discorso cambia, invece, per gli altri paesi del mondo, dove il colore “da bandire” a teatro non è il viola, ma cambia a seconda della provenienza. In Francia, ad esempio, il colore da evitare è il verde visto che corrisponde al colore indossato da Moliére alla sua ultima apparizione in scena prima di morire poche ore dopo.
    In Inghilterra, invece, è il blu, perché richiama il colore di alcune stoffe molto costose ma gradite agli spettatori.
    Molte compagnie, per andare incontro al gusto del pubblico, compravano ugualmente questi tessuti nonostante le spese eccessive, per poi ritrovarsi completamente fallite.2. Mai far cadere il copione

    È senza ombra di dubbio una tra le superstizioni più vive nel mondo del teatro.
    Far cadere il copione, infatti, raffigurerebbe, in senso metaforico, il fallimento dello spettacolo.
    Per questo motivo, se distrattamente un attore dovesse far cadere un copione durante le prove, deve raccoglierlo subito e batterlo tre volte per terra, nel punto preciso in cui è avvenuto il misfatto, così da “pareggiare” il conto con il destino avverso.
    Anche se non c’è certezza sul motivo della scelta del numero tre per le volte necessarie a battere il copione per terra, è molto probabile sia legato alla concezione della natura “perfetta” del numero che, quindi, si rispecchia anche nella rappresentazione.

    3. Mai augurare “Buona fortuna”

    Prima di uno spettacolo non bisogna mai dire a un attore “Buona fortuna” perchè, scaramanticamente, c’è la convinzione che augurando qualcosa di buono possa poi realizzarsi il suo esatto contrario.
    Meglio, perciò, utilizzare espressioni colorite oppure d’impatto come, ad esempio, “Rompiti una gamba”, espressione coniata in Inghilterra e che allude al gesto dell’attore che si inchina per ricevere gli applausi.

    4. Gridare “Merda, merda, merda” prima di ogni spettacolo

    Anche questa è un’abitudine scaramantica molto comune se non quasi d’obbligo tra gli attori e viene fatta sempre prima di ogni esibizione per infondere a tutti la giusta dose di adrenalina.
    La sera della prima, infatti, il cast di attori insieme al regista, agli autori e ai tecnici, si mettono in cerchio stringendosi le mani e gridando all’unisono la frase “Merda! Merda! Merda!”.
    L’uso di questa colorita espressione risale al XVII secolo, quando il pubblico era solito andare a teatro in carrozza.
    Il grande numero di spettatori e, quindi, di molte carrozze, veniva determinato proprio in base alla presenza davanti al teatro degli escrementi lasciati dai cavalli: quanto più questi ultimi erano abbondanti, tanto maggiore era stata la presenza di pubblico e quindi, di riscontrare successo.

 

  1. Mai fischiare sul palcoscenico

    Questa superstizione è tipicamente legata al mondo anglosassone, ma a volte viene tenuta in considerazione anche nel teatro italiano.
    Si pensa che fischiare nei camerini o dietro le quinte, nel giorno della prima teatrale, porti male perchè richiama i fischi del pubblico e quindi, l’insuccesso dello spettacolo!
    Questa superstizione risale al periodo in cui, in Inghilterra, i tecnici di scena erano reclutati fra gli equipaggi delle navi, motivo per cui, per comunicare tra loro un cambio di una scena, si lanciavano dei brevi fischi, in modo simile a come è in uso fare sui velieri per issare le vele.
    Per questo motivo, se un attore avesse fischiato durante l’esibizione, avrebbe potuto creare degli errori dei tecnici e quindi, compromettere la buona riuscita dello spettacolo.

 

Alessia Miranda

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