Insieme a Peter Pan per i diritti di tutti i bambini

“Dimenticali Wendy, dimenticali tutti” diceva Peter Pan “vieni con me dove non dovrai mai, mai più pensare alle cose dei grandi” e lo diceva con gli occhi di un bambino che aveva deciso di non crescere più, perché le cose dei grandi erano, semplicemente, troppo grandi per lui.
E in effetti è vero: le cose dei grandi sono sempre troppe, hanno la necessità di essere gestite, aggiustate, messe in ordine ed io adesso non ne ho proprio voglia. Quindi adesso farò così, farò finta di essere un bambino, proprio come Peter Pan.

Sono un bambino e mi hanno detto che ho dei diritti e che questi diritti sono stati scritti su un pezzo di carta moltissimi anni prima che io nascessi, ma io mi chiedo: che cos è un diritto?

Credo sia qualcosa che non si può toccare, ma che si può sicuramente percepire, quando viene rispettato.

Mi hanno detto che i diritti sono di tutti, ma che non per tutti vengono rispettati. Credo che mi dispiaccia tanto, per tutti quei bambini che li hanno solo in teoria ma che non li percepiscono. E proprio per questo credo di essere davvero fortunato.

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo è un documento redatto nel 1924 dalla Società delle Nazioni unite ed approvato nel 1959. Esso sancisce tutti i diritti inalienabili e uguali per tutti i bambini. Ma se sono uguali per tutti, perché mi hanno detto che non tutti li hanno?

Con la testa di un bambino, io credo di non riuscire a capire. Sembra così semplice: esiste un diritto, che dovrebbe appartenere a tutti i bambini come me, però io ce l’ho ed altri no. Mi dispiace, ma io non capisco come possa essere impossibile una cosa così semplice.

Peter Pan, tu sai darmi una spiegazione?

“È per questo che son fuggito, amico mio, qui sull’Isola che non c’è i diritti sono davvero uguali per tutti.”

Su un libro ho letto che i diritti sono di tutti, senza nessuna distinzione. Non importa se sei un maschietto o una femminuccia, se sei bianco, nero oppure giallo, non importa che lingua parli o in che cosa credi. Ho letto che tutti i bambini hanno il diritto di essere protetti e tenuti al sicuro, che devono essere aiutati, tenuti per mano quando necessario, per far si che cresciamo bene e in salute. Ho letto che dobbiamo essere tenuti al sicuro, protetti, che dobbiamo giocare e mangiare, tutti, in modo sufficiente. Ho letto che abbiamo il diritto di essere curati quando stiamo male, come quella volta che avevo la febbre e la mamma mi rimaneva sempre accanto, non succede così a tutti?

“No, purtroppo, non tutti hanno una mamma che gli sta sempre accanto. Non tutti i bambini sono al sicuro.”

Ho letto che noi bambini dobbiamo essere compresi, amati, che dobbiamo essere sempre accanto a qualcuno che possa tenerci caldi e al sicuro. Perché mi dici che non è vero?

“Perché viviamo in un mondo dove le cose che sono scritte non sempre vengono rispettate.”

Ma perché?

“Mi dispiace, amico mio, ma io non lo so.”

Ho letto che dobbiamo essere educati, che ci devono insegnare ad andare d’accordo con gli altri, ad accettarli e a rispettare i difetti e le differenze che vediamo in loro. Allora ho pensato a quella bambina che era in classe con me, c’era un bambino che la prendeva sempre in giro, lei piangeva sempre. Ricordo che un giorno sono andato dietro di lei, l’ho inseguita e raggiunta, anche se mi sono preso una sgridata perché sono entrato nel bagno delle femmine. Ricordo le sue lacrime come se fosse ieri, anche oggi che bambino non sono più. Ricordo di averla abbracciata e di essermi trovato le sue lacrime sulla spalla del grembiule, quando sono tornato a casa. Mamma mi disse che avevo fatto bene a restare dalla parte giusta e che era contenta di avermi educato bene. Disse che forse l’avevo salvata, che forse in futuro non si sarebbe dimenticata che, tra tanti, qualcuno non aveva riso di lei. Vorrei che anche quel bambino che la prendeva in giro avesse avuto una mamma come la mia. Anche ora che son grande, te lo chiedo Peter, perché non è così per tutti?

“Perché avere una mamma, non sempre corrisponde ad avere una mamma che educa. Io mi chiamo Peter Pan, sono un bambino, ma ne ho viste tante da quassù e so per certo che quando un genitore educa un bambino educa anche l’uomo o la donna che sarà.”

Caro Peter, spero che questi diritti, un bel giorno, siano davvero di tutti.

“Un giorno, lo saranno.”

Allora resto qui ad aspettare, sull’Isola che non c’è ci verrò un’altra volta.

“A presto, amico mio.”

 

Martina Casentini

 

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