“Dangal”: lotta e rivincita delle ragazze

Il giovane Mahavir Singh Phogat (Aamir Khan) è un wrestler di grande talento. Sogna di vincere una medaglia d’oro per il suo Paese, l’India, ma per problemi economici deve rinunciare alla lotta. Giura, allora, di trasmettere la sua passione a un figlio maschio che possa condurre la sua Nazione per la prima volta alla vittoria.

Caso vuole, però, che Mahavir abbia quattro figlie femmine, vedendo sfumare per sempre la sua più grande aspirazione. Eppure, un giorno Geeta e Babita (rispettivamente interpretate da Fatima Sana Shaikh e Sanya Malhotra), le sue figlie maggiori, tornano a casa dopo aver pestato due ragazzi che le infastidivano, dando prova di un talento naturale nella lotta libera e restituendo al loro padre la speranza di una futura carriera nel wrestling. Inizia così un lungo e durissimo allenamento per le due ragazze, che, seppure derise e commiserate per la scelta poco convenzionale fatta dal padre sul loro futuro, si fortificano nel corso degli anni, diventando due promesse del wrestling.

Basato sulla vita vera delle due wrestler indiane Geeta Phogat e Babeeta Kumari, Dangal – in Hindi Gara di lotta libera – è un film del 2016, prodotto in collaborazione con la Walt Disney Pictures India, diretto dal regista Nitesh Tiwari, e attualmente disponibile su Netflix.

A differenza della maggior parte dei film di Bollywood, Dangal non è da considerarsi un musical, sebbene siano presenti alcune canzoni dal fascino mediorientale, ma appartiene al genere sportivo. Ambientata in un piccolissimo villaggio indiano, dove le tradizioni e il patriarcato sono ancora fortemente portate avanti dagli uomini come dalle donne, la pellicola è un inno alla forza e alla perseveranza, ma soprattutto all’uguaglianza di genere, un ideale che fatica a mettere radici, non soltanto in India ma ovunque nel mondo.

In una realtà in cui le ragazze vengono allevate al solo scopo di servire un marito e procreare, Mahavir Singh Phogat sfida le convenzioni e decide di fare delle sue figlie lottatrici professioniste, allontanandole da un destino già scritto che le vuole mogli fragili e devote, portandole a combattere fino ai più alti livelli della competizione.

Dangal è in tutto e per tutto una rivincita per le ragazze e per le atlete, che sì, possono essere forti e inarrestabili come i maschi, senza per questo essere meno donne. Ma è anche un elogio all’autenticità, al restare fedeli a se stessi, senza mai dimenticare dove nasce la passione per lo sport e quanto siano importanti gli insegnamenti ricevuti.

Claudia Moschetti

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