A Casa Cidis, nel cuore di Napoli, “straniero” è bello

La diversità è un valore aggiunto, una peculiarità che non toglie, che anzi arricchisce l’altro. A Casa Cidis, una casa vacanze nel cuore di Napoli, tutti sono felicemente stranieri.

La frenesia di Piazza Garibaldi, il caos dei vicoli, il rumore dei clacson, il vociare forte della gente e poi, in una stradina al riparo da tutto questo, un angolo di calma e colore.

Un luogo sospeso, che sembra a tratti fuori contesto, ma che subito si rivela essere per fortuna reale. Un posto dove ti è concesso il tempo necessario per comprendere un po’ degli altri e, forse, un po’ di più anche di te stesso.

Casa Cidis è una scommessa avviata da pochi mesi da Cidis onlus, un’associazione non-profit che dal 1987 opera a livello nazionale ed europeo al fine di promuovere una cultura dell’accoglienza e costruire integrazione.

In Campania ha trovato una fertile dimora e, grazie alla neonata iniziativa, le possibilità di incidere sul territorio sono sicuramente aumentate.

Casa Cidis, infatti, non è una semplice casa vacanze. La passione e l’impegno degli operatori, la multiculturalità dei migranti che vi operano, la diversa provenienza degli stessi ospiti e l’interculturalità che la pervade la rendono una tappa salvifica di un percorso. Un viaggio inaspettato in un viaggio programmato.

Un luogo dove il soggiorno si arricchisce anche del quotidiano di chi vi opera.

Sono quattro gli operatori che attualmente si dedicano alla struttura: seguono gli stranieri neomaggiorenni che, in numero massimo di quattro per ciclo e un periodo che può estendersi fino ai sei mesi, intraprendono un percorso di orientamento e inserimento lavorativo; pianificano le attività, dai laboratori, corsi di italiano per stranieri, agli sportelli dedicati ai migranti (lavoro, legale, segretariato sociale e intermediazione abitativa).

Facciamo un giro con Mourad Saadi, responsabile di Casa Cidis, che ci mostra qualcosa in più. La struttura sorge sulle fondamenta di una fabbrica. Vediamo i tre appartamenti a disposizione, gli originali arredi realizzati con materiale di riciclo, e poi ci racconta alcune delle storie che hanno dato un’anima allo spazio.

I nomi scritti sulla parete di ingresso degli alloggi, infatti, non sono stati scelti a caso: sono i nomi di tre persone che hanno segnato una tappa importate per l’associazione, come Samuel, il primo bimbo nato e accolto nella famiglia Cidis.

Posti così fanno comprendere la forza della diversità ed il colore che essa restituisce alla vita.

Siamo tutti gente di frontiera, recita un cartello a Casa Cidis.

 

 

Rosaria Vincelli

 

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