Domitila Chungara: la donna che fece cadere la dittatura

Figlia di un minatore e poi sposa di un minatore. Nata in Bolivia, dove gli uomini erano costretti a lavorare duramente nelle miniere, in condizioni sempre peggiori, per poter sostenere le proprie famiglie. Domitila Barrios de Chungara non è mai rimasta a guardare il suo popolo soffrire. Leader femminista, assieme alle sue compagne ha realizzato ciò che sembrava impossibile: far cadere la dittatura che stremava la popolazione boliviana.

Domitila nasce nel 1937 da un’umile famiglia: suo padre lavorava come minatore nelle miniere boliviane, mentre sua madre morì quando Domitila aveva solo dieci anni, lasciando a lei l’impegno di crescere e tirar su le sue sorelle minori. Per sostenere la famiglia fu la stessa Domitila a lavorare nelle miniere. La sua occupazione era quella di palliri (raccoglieva e polverizzava le rocce residue dell’industria mineraria, al fine di trovare minerali).

Il lavoro nelle miniere in Bolivia era il più diffuso, ma anche il più sfruttato. Ecco allora che Domitila, sposatasi e diventata appunto moglie di un minatore, decise di aderire al Comitato delle casalinghe del distretto minerario Siglo XX, dove in breve tempo fu nominata segretario generale. Al comitato avevano aderito tutte quelle donne che dopo aver visitato i rispettivi coniugi a La Paz e aver avuto modo di conoscere le terribili condizioni di lavoro cui erano obbligati, oltre alla riduzione piuttosto che all’aumento dello stipendio percepito, erano tornate a casa visibilmente demoralizzate dalla situazione. Quando il Comitato e i minatori si opposero a quelli che erano i provvedimenti del governo, chiedendo un aumento dei salari, alla proposta si rispose col sangue. Ecco dunque cosa accadde con il massacro di San Juan del 24 giugno 1967, evento che non è annoverato tra gli avvenimenti della storia boliviana, ma di cui si ha ancora memoria grazie alla tradizione orale.

Fu in quel giorno che il presidente René Barrientos inviò un contingente militare contro le comunità di Catayi e Llallagua, per far tacere nel sangue le richieste dei lavoratori contro gli abusi delle grandi aziende. Vi furono venti morti e settanta feriti e a seguito di tale episodio Domitila fu arrestata e torturata dai militari. Riottenuta la libertà Domitila non ebbe paura ancora una volta di far sentire la sua voce. Ritornò alla guida del Comitato e dieci anni dopo, con quattro delle sue compagne, iniziò lo sciopero della fame contro la dittatura. Questa iniziativa ebbe largo consenso: prima da parte dei sacerdoti, poi degli studenti universitari, fino a divenire in pochi giorni migliaia gli scioperanti che richiedevano le elezioni libere, minacciando la caduta della dittatura. E infatti la dittatura boliviana cadde, nel 1978.

Nacque allora la democrazia boliviana, periodo storico a oggi più lungo della storia del Paese.

Domitila è morta nel 2012 a causa di un tumore ai polmoni, e in suo onore il governo boliviano ha annunciato tre giorni di lutto cittadino per fare onore a una donna che ha con forza e dedizione cambiato la storia del suo paese.
Nel cimitero di Cochabamba, dove è sepolta, è stato anche inaugurato un busto in suo onore.

 

Francesca Caianiello

Disegno di Alberto De Vito Piscicelli

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