Septembermorn

La routine di settembre logora chi non ce l’ha!

Ci siamo, ormai settembre è qui. Che lo vogliate o no, il mese dei buoni propositi è arrivato.

Le giornate di lavoro ricominciano con la loro routine, i pomeriggi in palestra minacciano già i nostri muscoli, Netflix ci strizza l’occhiolino nelle ore serali…tutto sommato sembrerebbe andare bene. È vero, il relax in spiaggia e stare in costume tutto il giorno forse un po’ potranno inizialmente mancarci ma, tornare alla routine infondo poi, diciamolo, è bello!

Tornare alla routine certo, se una routine consolidata l’abbiamo da tempo, il problema esistenziale sorge però quando una routine non l’abbiamo. Scuola finita l’estate scorsa con tanto di diploma intascato, università appena terminata e pergamena incorniciata in stanza. Tutto magnifico, ma senso di libertà momentaneo a parte, quando si ritorna in città a settembre la sensazione di smarrimento inizia a pervaderci.

Se ci siamo appena diplomati e abbiamo optato per l’università, sappiamo che questa non comincerà prima di ottobre, se l’università è appena terminata, peggio ancora, non sappiamo che futuro ci aspetti.

Bene, se siete giunti fin qui leggendo rapidamente le poche righe precedenti perché speravate di ottenere una risposta su come uscire da questa situazione, sappiate che al momento chi scrive, soluzioni non ne ha. Anzi, personalmente ho sempre visto settembre come una bellissima occasione per ricominciare l’anno in grande: ricominciava la scuola e mi sentivo carica ad affrontare l’anno scolastico nel migliore dei modi, progettavo tabelle di marcia fin dall’inizio per non restare indietro fin da subito con le discipline più complicate per me come il latino o la matematica; andavo a fare shopping pochi giorni prima dell’inizio delle lezioni per sentirmi sicura e raggiante; non vedevo l’ora di rivedere le mie compagne di classe per raccontarci le vacanze trascorse e ridere di nuovo insieme delle mille avventure che succedevano a scuola.

Con l’arrivo dell’università le cose in parte sono ovviamente cambiate: gli esami a settembre, che di certo non mi permettevano di godermi l’estate appieno, le lezioni poi ad ottobre, ma la vita era comunque segnata da una routine, diversa rispetto a come era stata fino a quel momento (dai 3 ai 18 anni praticamente) ma era comunque una vita scandita da ritmi ben determinati.

Il problema si pone nel momento in cui anche l’università però volge al termine, viviamo in un Paese in cui le opportunità di lavoro non piovono certo dal cielo, e sì, la naturale conseguenza dopo gli studi dovrebbe essere l’entrata nel mondo del lavoro, ma ahimè non è di certo facile. I periodi di pausa forzata si allungano, siamo giovani e sentiamo che questo è il periodo in cui dovremmo dare il massimo ma tutto quello che riusciamo a fare invece è semplicemente sentirci impotenti.

Ci assale la nostalgia, ripensiamo agli anni scolastici, sentiamo che ci mancano, pensiamo di riprendere i contatti perfino con la compagna di classe con cui abbiamo scambiato tre parole in cinque anni, fino a capire che in realtà, tutto quello che ci manca è proprio quella routine tanto disdegnata in alcune mattine piovose di settembre, quelle mattine in cui rimpiangevamo i pomeriggi trascorsi in spiaggia fino a pochi giorni prima, ma capiamo che erano proprio quelle mattine di settembre a farci sentire al nostro posto, lì è proprio dove dovevamo essere in quel momento, lì è dove avevamo una nostra identità, una nostra routine che ci permetteva di identificarci al mondo. Quelle mattine di settembre, adesso, sono tutto quello che vorrei.

Carlotta Maschio

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