Ero e Leandro: dalle parole alle note

Oggi vorrei cercare di farvi rivivere le suggestioni che ho provato quando il mio professore di Storia della musica ci ha fatto ascoltare in aula la Ballade II di Liszt.

Consiglio, quindi, di leggere l’articolo ascoltandola qui.

Ero e Leandro sono due giovani innamorati che vengono narrati da Museo Grammatico e Ovidio.

Vieni, o Leandro, affinché io possa godere realmente di quell’augurio, che mi hai inviato a parole! È lungo per me ogni indugio che differisce le gioie d’amore. Perdonami se lo confesso: non sono paziente in amore!
(Ovidio)

Il giovane Leandro tutte le notti raggiungeva a nuoto la sua amata; Ero accendeva una lampada per orientarlo. Liszt ci racconta di questo sodalizio amoroso aprendo il componimento con un assolo della mano sinistra, scale di note ci travolgono, si sentono il vento all’orizzonte, vediamo Leandro a nuoto che cerca di arrivare dalla sua amata. Ma un improvviso raggio di luce quieta la tempesta, gli accordi danno l’avvio ad un sognante frammento erotico, si espande il loro amore nella melodia cantabile. Quasi come un flashback, Liszt ci descrive i loro primi sguardi.

La bella vergin Ero, e tramandava
Lampi dal viso di modesta luce,
Qual la nascente suole argentea luna.
Il colmo delle sue candide gote
Di porpora lucente era dipinto,
Come apparir a due color si vede
Rosa gentil dal buccio suo dischiusa.
Sembravano di rose un prato ameno
Le membra sue vezzose e dilicate
Che un bianco vel coprià leggiadramente.
S’ella movea sotto suoi piè le rose
Pompa facean di lor natia bellezza,
E dalle membra tutte traspirava
Folto drapello di venuste grazie.
(Museo Grammatico)

E sul più bello ecco travolgente di nuovo il mare agitato, i lampi nel cielo, l’ansia che ti pervade, tra queste scale impetuose. Il mito,per l’appunto,racconta che in una notte di tempesta il lume si spense e così ci sembra proprio di vedere Leandro che cerca di combattere le onde, cercando di salvarsi e arrivare integro dalla sua amata.

Ricompare, poi, il tema degli amanti e ci sembra sentire la voce di Ero.

Qualunque cosa significhi, ho paura; e tu non ridere dei miei sogni e non affidare le tue braccia al mare se non è calmo. E se non hai riguardo per te, abbi riguardo per la fanciulla amata, io, che mai sarò salva, se non sarai salvo anche tu. Tuttavia nelle onde infiacchite c’è speranza di una prossima pace: allora solca con il tuo petto ormai al sicuro le vie tranquille. Nel frattempo, poiché lo stretto non è attraversabile a nuoto, la lettera che ti invio addolcisca l’odiosa attesa.
(Ovidio)

Il tema amoroso scivola di nuovo nel drammatico come se Leandro ormai stremato si lasciasse divorare dalle onde, segue di nuovo la melodia erotica e ci sembra vedere la luce dell’alba e il corpo senza vita dell’amato sulla riva, Ero correre dal suo amato e chinarsi su di lui stringendolo al petto, abbracciandolo e baciando.

Di lui che chiama in su le ciglia il pianto,
E la vita e l’amor con essa estinse.
(Museo Grammatico)

Riappaiono strazianti le note violente, la disperazione di Ero divampa, la vediamo in preda alla pazzia correre via, salire su una torre e lasciarsi cadere, abbandonandosi alle onde.

 Ma quando al piede della torre il scorse
Pesto da scogli, estinto, allor la vaga
Leggiadra veste si squarciò dal petto,
E da sé stessa dall’eccelsa torre
Capovolta nel mar precipitò.
(Museo Grammatico)

 E infine il dolce echeggiare della seconda idea melodica dolce progressivamente smorzandosi conclude la composizione, uniti nel mare il loro amore resterà eterno.

Così sul morto sposo Ero morìo,
E si godero ancor nel fato estremo.
(Museo Grammatico)

Federica Auricchio

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