Un giudice ragazzino, un cortometraggio di coraggio

Un giudice ragazzino il nuovo cortometraggio del regista Pierluigi Glionna, sceneggiato da Marika A. Carolla e girato nelle terre pugliesi fino al 12 luglio 2019.

Ecco qui, ho dettato le coordinate del mio articolo, un po’ come facciamo la prima volta che ci presentiamo a qualcuno: nome, cognome ed età.

Ma poi? Poi si passa alla cose serie, iniziano le domande più personali e pian piano ci si scopre arrivando all’essenza. Si spera. Cercherò di fare lo stesso, ci tengo particolarmente per questo progetto del giovane regista Glionna, realizzato con altri studenti della Roma Film Academy.

Un giudice ragazzino, mi rivela il regista, nasce dall’incontro avuto nell’estate 2018 con Salvatore Renna, autore del romanzo omonimo, e alla proposta di Cosimo Forina di trasformare la storia del piccolo Rosario in un cortometraggio.

“Ci sono storie che devono essere raccontate e quella del Giudice Rosario Livatino ne è la dimostrazione.”

Parole del regista che in questo cortometraggio ci racconta la vita di Livatino e i messaggi da lui lanciati: giustizia e verità.

Attraverso gli occhi di un bambino di 10 anni, Rosario Marino, viviamo la lotta – nelle piccole realtà di Spinazzola, Minervino Murge, Gravina in Puglia e Palazzo San Gervasio – contro il bullismo e la mafia.

“È stato utile fare un tuffo nel passato tra articoli di giornale e servizi del tg, ho rivisto film e documentari che raccontano di ci  che è accaduto negli anni passati in Sicilia e ho cercato di immedesimarmi nelle famiglie delle vittime di mafia.”

Il giovane regista è stato molto attento a tutti i particolari. Dopo aver fatto delle ricerche personali, ha lavorato molto a stretto contatto con l’équipe plasmando ogni personaggio sulla personalità degli attori e in particolare, con il direttore della fotografia Elena Altare, ha realizzato l’atmosfera di una Sicilia degli anni ’90.

 

“Tutta la storia ruota attorno al bellissimo rapporto padre-figlio che c’è tra i due protagonisti”

Il papà di Rosario, nonostante sa di combattere da solo qualcosa di impossibile, continua ad andare avanti per i suoi ideali e li trasmette al figlio che lotta la mafia dei più piccoli, il bullismo, e proprio come il padre non si arrende; anche quando torna a casa con il naso rotto.

“Un Giudice Ragazzino vuole essere una storia di coraggio, proprio come quella del Giudice Rosario Livatino.”

Dopo questo passaggio preliminare con il regista, ho avuto modo di ascoltare la seconda voce, quella della sceneggiatrice, Marika Carolla. Una mia collega universitaria, una mia coetanea, una ragazza che come me ama scrivere. Perciò le domande sorgono spontanee, cosa si prova nelle vesti di sceneggiatrice? E soprattutto, come è stato da “giovane” lavorare a contatto con i “giovani”?

“Mi trovo sempre a disagio nel momento in cui mi vengono poste tali domande; seppur semplici in apparenza. Raccontare di una esperienza, implica forza e raccoglimento. Scavare a fondo e ripercorrere con la memoria l’emozione provata.”

Marika mi racconta che non è stato facile scrivere la sceneggiatura di Un giudice ragazzino. Le insicurezze iniziali sono state tante, soprattutto sulle proprie capacità.

“Quando si scrive, per arrivare agli altri, in questo caso allo spettatore la responsabilità è alta. In principio è stato complesso trovare un filo da cui partire, nonostante avessi una impronta ovvero: il romanzo. Poi, ho messo da parte le insicurezze mentali lasciando che la penna prendesse il sopravvento accompagnata da una buona dose di senso coraggio e passione.”

E così via, inizia la stesura della sceneggiatura, con un’attenzione particolare, anche per lei, ai personaggi.

“Capire i personaggi, strutturare la loro psiche, le loro sensazioni, le reazioni significa uscire da sé e immedesimarsi in altre vite. Tutto questo non ha parole, la profondità di una simile compartecipazione è davvero vitale per me. Non potrei farne a meno.”

Marika mi racconta che, durante il suo primo anno di accademia presso la Roma Film Academy, ha sempre specificato di voler stare il più alla larga possibile dal set. Oggi questa posizione è mutata.

“Vedere i propri personaggi prendere vita, interpretare un ruolo mettendoci l’anima, mi ha fatto emozionare, e ad essere sincera piangere. Gli attori: Domenico Panarello, Francesca Baccega e Lorenzo Carulli sono entrati nei ruoli, oltre le vesti, oltre le parole hanno, sulla base di ciò che ho visto, vissuto per giorni in corpi e anime diverse.”

Marika mi rivela anche che le è piaciuta anche la parte “attiva” del cinema e che ha capito, grazie a Glionna, quanto sia fondamentale il ruolo dello sceneggiatore nella direzione degli attori, come seconda guida dopo la regia.

Infine mi ha spiegato come ha affrontato il suo lavoro, ovvero, prima di cimentarsi nella stesura della sceneggiatura, si è chiesta cosa volesse comunicare allo spettatore.

“Il punto di arrivo era di scuotere le coscienze, arrivare al cuore del pubblico. Così ho impugnato la penna, amplificato le emozioni dei miei personaggi. Ho lavorato su una materia già data, ho cercato di affinarla sulla base degli insegnamenti ricevuti in accademia e poi, ho scritto, strappato e riscritto. Fatto errori, corretto di nuovo fino a non riuscir più a leggere le mie stesse parole. La strada è ancora tutta in salita…”

Concludo così questa intervista, sperando che in queste righe sia riuscita ad accendere la miccia della vostra curiosità per questo cortometraggio di giovani per i giovani.

Augurando a questi ragazzi un meraviglioso panorama!

Federica Auricchio

 

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