Dylan Dog: un’esperienza immersiva “dylaniante”

Dylan Dog. Dal 14 al 23 giugno, nelle stanze dell’Ambasciata, a Palazzo Venezia, ha preso vita lo spettacolo di immersione soggettiva “Dylan Dog Experience”, una ricostruzione tridimensionale degli scenari e delle avventure dell’indagatore dell’incubo per eccellenza, nato dalla collaborazione eccezionale tra Napoli Teatro Festival Italia e COMICON.

Uno spazio asettico, un countdown su uno schermo luminoso e una voce metallica che impartisce severamente il protocollo a cui i sudditi – spettatori dovranno attenersi nel corso dell’esperimento, tenendo bene a mente che “Ogni violazione sarà punita con l’estradizione nelle regole coloniali penali extramondo!”. Siamo in un’Europa distopica, anno 2427, durante il regno planetario di Albione, quando i vascelli spaziali in esplorazione delle galassie più recondite – per volere della Regina Victoria XXIII – iniziano a ravvisare fenomeni sospetti e presenze infestanti, al confine tra il fantasmatico e il paranormale. Da qui la scelta di creare cloni del più noto esperto dell’occulto, vissuto nella Londra di quattro secoli prima, catapultando i visitatori-cavia – muniti dell’apposita maschera di Dylan Dog – in un tunnel spazio-temporale tra i luoghi del fumetto sapientemente ricostruiti e la surreale interazione con i personaggi della Sergio Bonelli Editore.

Il fenomeno Dylan Dog, che ha catalizzato tanto i consensi di un pubblico popolare, quanto quelli della più sofisticata critica, nasce dalla contaminazione tra fantastico, giallo e surreale, omaggiando lo splatter moderno di Dario Argento e i mostri classici come Frankenstein, l’Uomo Lupo e Dracula. Lo storico personaggio creato da Tiziano Sclavi trent’anni fa, diventato un cult nella storia del fumetto horror italiano, è un trentenne londinese, ex agente di Scotland Yard, sospeso nella sua dimensione alternativa ad alto tasso di mostruosità. Radiato dall’ambiente lavorativo poiché additato come ciarlatano, si dà alla carriera privata di investigatore del paranormale, indagando le ossessioni e i traumi di chi è toccato da fenomeni spettrali, fuori dalla sfera dell’ordinario. La sua quotidianità è fatta di avventure sentimentali e vani tentativi di costruire un modellino in legno di galeone Elisabettiano. Adora suonare al clarinetto il “Trillo del Diavolo” di Giuseppe Tartini ed è un accanito cinefilo e lettore.

La sua inedita versione teatrale è approdata al Lucca Comics nel 2016 – da un’idea di Claudio Curcio, direttore generale della fiera nonché regista dello spettacolo, con il contributo del curatore Roberto Vecchioni – prima di essere inserita tra le attrazioni del Comicon partenopeo e infine nel palinsesto del prestigioso Napoli Teatro Festival di quest’anno. La cura per i dettagli scenografici e la bravura degli attori (Lea Landucci, Mauro Bruni, Daniela D’Argenio, Alfredo Massa, Martina Di Leva, Gianni Caputo, Daniele Fiorenzano, Lavinia Pini, Cecilia Lupoli, Valentina Di Leva), tutti esperti improvvisatori abituati all’interazione costante con il pubblico e all’uso di espedienti retorici in grado di dribblare qualsiasi fuori copione, garantiscono l’immedesimazione completa nella realtà dylaniana e la partecipazione fisica del pubblico nella risoluzione dell’enigma.

Ma cerchiamo ora di entrare nel vivo della materia drammaturgica: il primo personaggio a interagire con i sudditi di Albione è Groucho, assistente ufficiale di Dylan – oltre che suo inseparabile amico – amante dei film horror, della vecchia pistola Bodeo modello 1889 che dimentica sempre di caricare, dell’heavy metal e delle donne, che cerca di sedurre con goffo umorismo e maldestra promiscuità («Non mi disturba affatto signorina, tanto sono già completamente disturbato»). La sua comicità demenziale e a tratti irritante – per quanto capace di inquietare le clienti di Dylan più degli incubi che le tormentano ogni notte – cela talvolta riflessioni filosofiche più profonde, pillole di spassoso buonsenso mascherate da un piglio ironico alla Woody Allen, ed ha il ruolo essenziale di stemperare le tonalità fosche e minacciose dei cruenti casi da studiare. Ma ecco che una donna profondamente scossa irrompe nello studio di Dylan confessando la causa dei suoi malesseri: il senso di colpa per l’amore illecito con il promesso sposo della sua sorella defunta, drammaticamente deceduta il giorno delle nozze in un incidente stradale, la perseguita ogni notte facendole rivivere in sogno quella tragica fatalità. I suoi incubi sono scanditi dalle grida strazianti della vittima, bruciante tra le lamiere roventi dell’auto, quasi come a volerla punire per quella relazione oltraggiosa e mandarle dall’aldilà messaggi carichi di odio e furia vendicativa.

In ausilio di Dog interverranno altri personaggi storici, che gli appassionati del fumetto non mancheranno di riconoscere: l’ispettore Bloch di Scotland Yard (affezionato superiore di Dylan che, nonostante la scelta dell’“old boy” di lasciare la polizia, conserva per il pupillo un’apprensione quasi genitoriale, nascosta dal fare burbero e dall’inflessibile raziocinio) e Jenkins, spalla comica di Bloch – assolutamente incapace di discernere il serio dal paradossale – quasi sempre spedito a dirigere il traffico a Trafalgar Square dall’ispettore, esasperato dalla sua inettitudine. Come dimenticare infine Madame Maria Trelkovski, la più esperta sensitiva della metropoli londinese e occasionale aiutante dell’ispettore dell’incubo, il cui cognome rimanda al protagonista de “L’inquilino del terzo piano” di Roman Polański. Con la sua stridula parlata caucasica e attraverso una seduta spiritica – messa in atto con la partecipazione del pubblico, a mo’ di rituale iniziatico collettivo – proietta lo spettatore in uno scenario sovrannaturale, mettendolo in contatto diretto con la realtà oltremondana.
Dopo 50 minuti di immersione nei meandri dell’occulto, tra apparizioni prodigiose e paradossali conversazioni a tu per tu con la morte, i malcapitati sudditi di Albione non possono che uscirne “dylaniati”!

Francesca Eboli

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