Virgin and Martyr: i taboo del sesso attraverso Instagram

Virgin and Martyr: santa, vergine e martire. Come la devozione, la religione e il sesso. Cosa c’è d’altronde, di più puro e bello (laddove protetto e fatto con attenzione e cognizione di causa) del sesso? È su questo, a partire da esso che le due fondatrici del progetto Virgin & Martyr Greta Tosoni e Greta Elisabetta Vio si interrogano.

Su Instagram ho avuto la fortuna di imbattermi in Virgin & Martyr, un progetto portato avanti da un affiatato team di persone curiose ma principalmente appassionate che trattano con estrema professionalità, cura ed entusiasmo un argomento molto delicato quale il sesso e tutte le curiosità, i problemi e le soluzioni a esso inerenti.
A sorprendermi sono state la bellezza, la forza e la spontaneità delle immagini che accompagnano i post della pagina, fotografie estreme, talvolta devastanti, altre volte tenere e pure, ma sempre estremamente accattivanti, intense ma soprattutto vere.
Virgin & Martyr è il safe place (come sottolinea la descrizione della pagina) dove tutti i dubbi vengono sfatati, le perplessità affrontate e le paure sconfitte all’insegna del rispetto di se stessi e conseguentemente degli altri. Il corpo è un tempio, siamo noi stessi, tutte le differenze vengono accettate ed apprezzate, ogni incertezza discussa e le difficoltà supportate. Non c’è pregiudizio che tenga alla bellezza ed alla libera informazione promulgate con forza e con coraggio dalle ragazze di Virgin & Martyr e io sono entusiasta di entrare nel loro safe universe e di scambiarci qualche parola…

Ragazze diteci ora voi cos’è Virgin & Martyr…

“Virgin & Martyr è un progetto d’informazione ed educazione dall’approccio nuovo, positivo ed inclusivo, aperto e dedicato a tutti. Nasce come archivio Instagram in cui celebrare la diversità dei corpi in tutta la loro naturale bellezza a cui chiunque può contribuire (anche anonimamente) seguendo alcune semplici linee guida.
Le foto sono sempre accompagnate da parole in cui si affrontano temi legati al corpo e al suo benessere (fisico, mentale e sessuale), cercando di prendere in esame più punti di vista, con lo scopo di imparare a conoscersi, accettarsi e rispettarsi ogni giorno di più. Lavoriamo per creare ed espandere una community dove le diversità siano valorizzate e i tabù rappresentino solo un vecchio ricordo.
Ma questo è solo il primo passo! Intendiamo utilizzare ogni mezzo a disposizione per continuare a sensibilizzare sui temi che più ci stanno a cuore, dalle particolari iniziative sul territorio alla realizzazione di un sito in cui far confluire tutti i contenuti e molto altro.

Sembra banale ma mi preme capire come e perché nasce il progetto?

“Virgin & Martyr nasce nel 2017 in una chat tra Greta e Greta Elisabetta, con l’intento iniziale di creare un archivio estetico e aperto di autoscatti, diretto e dedicato soprattutto al mondo femminile, dove si parla per immagini di cosa vuol dire avere un corpo, mostrarlo, conoscerlo, di qual è la verità che spesso le immagini patinate nascondono, la perfezione nell’imperfezione.
Presto però abbiamo realizzato che chiunque ha bisogno di “Virgin & Martyr”, di un luogo sicuro in cui conoscere e scoprire il proprio corpo, cosa sa fare e come prendersene cura, con rispetto e senza pregiudizi.
Il progetto quindi si evolve, diventando un canale informativo e divulgativo e totalmente inclusivo. La risonanza e il forte supporto ottenuti ci permettono di allargare il team operativo ad altri giovani in giro per l’Italia che, con la nostra stessa necessità di chiarezza e innovazione su questi temi, oltre che la grande passione, curiosità ed entusiasmo, contribuiscono con testi e idee con cui portare avanti gli obiettivi del progetto.
Sicuramente non vogliamo essere di passaggio. Stiamo lavorando sodo, iniziando dal nostro piccolo a cambiare una realtà che fa leva sull’odio reciproco invece che educare al supporto, al rispetto e ai sentimenti. Il nostro obiettivo è sensibilizzare riguardo l’importanza dell’informazione relativa al corpo, per imparare a sentirsi bene nel proprio, ma anche per poter stare meglio con gli altri senza sentire il bisogno di giudicare o discriminare, ma solo rispettando la speciale unicità di ognuno di noi.
Ci piacerebbe anche aiutare le nuove generazioni a non avere quel tipo di insicurezza che ha caratterizzato molti di noi durante l’adolescenza, cercare di smussare quella sensazione di disagio e inadeguatezza nei confronti del nostro corpo o degli altri.”

Risulta lampante che nonostante non siate degli esperti in materia (non ancora, perlomeno) siete precisi e informati, immagino non sia sempre così facile trovare informazioni su questi argomenti. Ce ne sono di più difficili da trattare? Quali sono i taboo e i miti più complicati da sfatare?

“Come prima cosa, cerchiamo di non entrare nello specifico quando si tratta di tematiche mediche/scientifiche perché, oltre a non avere (ancora) una preparazione professionale, non è neanche il nostro compito in questo progetto; siamo un team “interno” di giovani appassionati, curiosi e informati che studiano di questi temi in università, autonomamente e a stretto contatto con esperti, dottori, sessuologi ecc. per assicurare un’informazione sempre vera, chiara, utile e aggiornata.
Non risulta facile invece quando si tratta di cercare notizie certe su esiti di proposte di legge italiane, come la richiesta di introduzione della figura dell’assistente sessuale per persone con disabilità o la proposta di introdurre l’educazione sentimentale nelle scuole (tema a noi molto caro), e potremmo continuare ancora, a causa della mancanza o difficile reperibilità di informazione ufficiale.
In quanto a miti o tabù, non crediamo ce ne siano di più o meno difficili da affrontare, può essere “facile” per noi trovare come sfatarli con tanto di fatti e dati alla mano, ma questo può non bastare perché quando si è inconsapevolmente influenzati per tutta la vita da delle ideologie o “credenze” può volerci un po’ di tempo e tanta consapevolezza (e a volte coraggio) prima di riuscire a smantellarle.”

Devo essere sincera, la prima cosa che mi ha colpito è la bellezza delle fotografie. In un mondo come questo, così attento all’estetica, è imprescindibile pensare a qualcosa che non passi attraverso l’immagine, da qui probabilmente anche la scelta del social network Instagram. Quanto risulta essere un’arma a doppio taglio l’estetica e la bellezza nel progetto che portate avanti?

“Come dicevamo, la prima forma in cui il progetto si è espresso è stata proprio l’archivio, un archivio estetico che celebrasse la bellezza della diversità. Parlavamo di bellezza e di estetica perché nella nostra società e cultura sono sinonimo di cose positive e piacevoli, mentre la diversità ha sempre avuto un’accezione più difficile da accettare, paurosa a tratti in quanto rappresentazione dell’ignoto temo <<perché diverso da me>>. Nel momento in cui vi prendi familiarità però, il rifiuto si tramuta in curiosità, interesse, e quindi rispetto. Per raggiungere questa familiarità però, serve integrare la diversità e tutte le sue sfumature nella propria quotidianità, ed ecco quindi la nostra decisione di creare un profilo Instagram in cui “attirare” con immagini esteticamente belle e piacevoli, ma che mostrassero sotto gli occhi di tutti le realtà dei corpi più differenti. Con l’interesse che questo ha scaturito, abbiamo potuto affrontare tematiche “spigolose”, tabù inusuali ma molto importanti e utili per vivere in serenità con se stessi e gli altri.”

Il vostro ruolo è molto importante, ma immagino che oltre all’entusiasmo di molte persone, ci siano anche difficoltà sostanziali, quali sono quelle che incontrate più spesso? Quanto hanno agevolato o complicato il ruolo del vostro progetto i social network?

“La difficoltà più concreta che ci ha limitato per ora è stata la censura. Instagram e molti altri social – riflettendo una società ancora chiusa – non sono “grandi sostenitori” del corpo nudo e della sessualità, e nelle loro linee guida vietano di mostrare seni femminili, natiche o genitali, sono quindi minati anche tutti i contenuti sessuali, più o meno espliciti. Dopo averci rimosso alcune immagini che il server (o meglio, il pubblico) riteneva osé e dopo aver utilizzato hashtag forse troppo “volgari” (davvero #vagina è volgare?) siamo stati colpiti dalla maledizione dello shadowban, una condizione di “penitenza” in cui il tuo account viene nascosto ai più e penalizzato per un periodo indeterminato, senza neanche avvisare che è in atto. La colpa si potrebbe dare al signor Zuckerberg, ma noi sappiamo che la realtà è un’altra: si tratta di dare alla gente quello che vuole e finché molti sono ancora infastiditi, imbarazzati, spaventati dalla nudità e dalla sessualità, tutti i contenuti che ne trattano, non importa come, saranno vietati.”

 

Luisa Ruggiero

 

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