Pepsiman: un gioco dissetante

Quanti sono andati in terapia perché ad un certo punto della vita sognavano lattine giganti che li inseguivano? Probabilmente lo psicologo ha ricondotto questa turba onirica comune a una sola causa e scommetto che avete capito di che si tratta.

Esistono bollicine gassose che invadono il palato e frizzano di dolcezza all’aroma di limone e dolcificanti talmente artificiali da far brillare gli occhi e ridurre la vita media per l’intaso di chimica invasiva che ci corrode dall’interno. Eppure, sono sicura che tra i vostri cd, rigorosamente falsi ma ancora in vita, della ps1, è ancora custodito quello che promuove la bevanda che insieme alla Coca-cola ha reso questo mondo un posto iperattivo, insieme alle caramelle con lo zucchero inverso.
Sì sto parlando proprio di lui.
“Pepsimaaaaaan”
Chi non ha letto il motivetto cantando è un bugiardo che vuole rimuovere certi intoppi della crescita dal suo percorso, oppure davvero non ha mai assaporato virtualmente quella deliziosa bevanda con cui il protagonista si dissetava dopo le sue corse e pubblicizzava, per niente occultamente, il prodotto di cui si faceva portatore vivente.
Il nostro eroe-mascotte è apparso nel 1999 sulla PlayStation, ma già era vissuto negli spot televisivi giapponesi in cui faceva apparire dal nulla lattine di Pepsi per gente a caso. Fu realizzato da mani che avevano lavorato per Marvel e DC e in effetti le sue fattezze hanno sempre ricordato una specie di personaggio dei fumetti trash.

Sicuramente è una delle cose più bizzarre della nostra infanzia. Non perché si tratta di un uomo di latta che porta i colori metallizzati del suo marchio, o perché noi attraverso la personificazione tipica da videogame running, dobbiamo prendere lattine ed evitare ostacoli lungo il tragitto, che siano lavori in corso, macchine o le molteplici violazioni di domicilio che ci toccavano per raggiungere il più vicino distributore e permettere al nostro amico di dissetarsi.
No, questo è niente se paragonato ai livelli in cui, dal nulla, una lattina di Pepsi grande quanto un camion decideva di staccarsi dalla sua irremovibilità di addobbo pubblicitario per correrci dietro seguendo un moto di rotolamento assassino pronto a travolgerci se non fossimo stati attenti. Ma non è solo questo. A rendere tutto più weird era il dubbioso humor nipponico, i filmati reali di gente occidentale troppo impegnata a stappare lattine e a buttarsi in gola quel liquido importante, attraverso un suono uvulare che insieme alla restante colonna sonora ci ha inebetiti per molte ore e di cui sentiamo ancora inevitabilmente gli effetti.
Possiamo quindi affermare che per molti Pepsiman rappresenta la prima vera esperienza trash della vita e non ne avremo mai abbastanza, né di lui né della bibita.

Mi raccomando voltatevi sempre e guardatevi le spalle perché è venuto sulla Terra per ricordarci che all’improvviso potrebbe spuntare dal nulla una lattina pronta a schiacciarci. Probabilmente anche Orfeo lo sapeva.
Speriamo solo che il gamer che ci accompagna da quando siamo nati e che ci guida dall’altro lato dello schermo riesca a raggiungere presto il distributore!

Un gioco vintage per uno nuovo, leggi anche Fist of Jesus.

Maria Cristiana Grimaldi

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