Steven Spielberg, il padre del “Blockbuster”

Chi dice che i registi sono buoni per tutte le stagioni? In questa rubrica mensile delineerò dodici profili per dodici registi, assegnandone tre ad ogni stagione.

Il primo profilo estivo è quello di Steven Spielberg.

«Il vizio più costoso nel mondo non è l’eroina ma la celluloide, e io ho bisogno di una dose ogni due anni.»

Steven Spielberg

BIO. Steven Spielberg nasce a Cincinnati nel 1946. La passione per il cinema si manifesta fin da bambino, quando dirigeva i familiari in cortometraggi girati con una 8mm, e per tutta l’adolescenza continua con i suoi lavori amatoriali. Si diploma alla Arcadia High School di Phoenix, per poi iscriversi all’università statale della California. È in questo periodo che comincia a frequentare gli Universal Studios fingendosi un dipendente finché, una volta scoperto, non viene assunto davvero. Nel 1968 lascia l’università per intraprendere la carriera da regista e nello stesso anno realizza Amblin’, il suo primo cortometraggio professionale. È con Duel, lungometraggio scritto per la tv, ma poi distribuito anche in sala in Europa, Australia e Giappone che inizia la vera e propria ascesa di una delle personalità più potenti di Hollywood.

STILE. Iniziatore del genere del Blockbuster, il film di intrattenimento per il grande pubblico, Spielberg viene da molti considerato un continuatore dell’opera di Stanley Kubrick. Autore di un cinema che guarda alla dinamicità, al ritmo e all’azione, in controtendenza un po’ con il cinema più classico, la filmografia del regista vede un certo equilibrio tra film cosiddetti di “consumo” e film più impegnati, come Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan, che gli sono entrambi valsi l’Oscar alla miglior regia. Influenzato, oltre che da Kubrick, da David Lean, ricorrente nei suoi film è il rapporto tra adulto e bambino e genitori e figli, riflesso del rapporto che per tutta l’infanzia ha avuto, soprattutto, con il padre spesso assente.

IL FILM. Uno dei film più significativi del cineasta di Cincinnati è Schindler’s List, pellicola del 1993 vincitrice di sette premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Il film, tratto da una storia vera, parla di Oskar Schindler, un industriale tedesco che, durante la guerra, mise in piedi un sistema per salvare persone ebree dai campi di concentramento, richiedendole per il lavoro nella sua fabbrica fino letteralmente a comprarle. Ognuno degli ebrei acquistati finivano su una lista, che serviva all’imprenditore per tenerne il conto e portarli verso la Moravia. Una delle particolarità del film è che è stato girato interamente in bianco e nero, con una gran parte delle scene girate con la macchina a mano e in stile documentaristico. Un progetto che il direttore della fotografia del film, Janusz Kamiński, paragonò nel suo risultato all’espressionismo tedesco e al neorealismo italiano: un film creato per essere senza tempo.

 

Federico Mangione

Disegno di Alberto De Vito Piscicelli

 

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