“Ti amo da lontano…” fenomenologia dell’attesa nelle “Lettere a Milena” di Kafka

L’amore ha tante forme d’espressione e di presenza, e talvolta, anche di assenza. Ne è una prova il fitto carteggio tra Franz Kafka e Milena Jesenská del 1920. Le lettere mostrano un amore appassionato, ma vissuto da lontano.

Anno 1919. Milena Jesenská, traduttrice di origine praghese, si imbatte per la prima volta in uno scritto di Franz Kafka. Inizia così la corrispondenza tra i due; Milena chiede a Kafka il permesso per poter tradurre i suoi scritti dal tedesco al ceco. Sarà l’incipit di un fittissimo scambio epistolare tra i due che durerà per circa un anno, con un piccolo strascico di non più di una decina di lettere nei due anni successivi alla rottura (1921-1922).

Kafka dapprima distaccato e ricorrente ad ogni tipo di formalità e cortesia, lettera dopo lettera imparerà a conoscere Milena, fino a ritrovarsi perdutamente innamorato di lei. L’amore che prova per la giovane traduttrice – piuttosto più giovane di lui – è un amore che emerge dallo spazio della carta, ma non prova mai a concretizzarlo nel reale.

Kafka era fatto così, ostinatamente flaubertiano nel suo sottrarsi alla vita, riteneva che l’amore provato per Milena fosse solo un’illusione da descrivere, ma non da vivere. Non sappiamo cosa Milena abbia direttamente scritto a lui, infatti dopo la morte dello scrittore fu lei stessa a chiedere che le lettere da lei inviate fossero distrutte, ma ciò nonostante sappiamo che aveva un carattere incostante, che portò Kafka tanto a desiderare di perpetuare la corrispondenza, quanto a fuggire da lei, impossibilitato a vivere liberamente la propria pulsione amorosa per i canoni che la società imponeva venissero rispettati.

La Jesenská era infatti una donna sposata (era moglie del famoso critico letterario Ernst Pollak) ma il suo matrimonio non era “felice”. Kafka ebbe molte donne, molte relazioni, ma non giunse mai all’altare. Fu proprio lui a descrivere l’amore per Milena come il sentimento più forte e viscerale che avesse mai sconvolto la sua psiche.

I due si incontrarono solo due volte e non si scambiarono mai più di una carezza. Kafka ha amato Milena da lontano, vivendo il suo amore attraverso l’attesa di una lettera, di una cartolina, di un telegramma. Aspettare che il postino consegnasse la lettera, aprirla con continui palpiti del cuore, leggerla, rileggerla, impararla a memoria, conservare ogni singolo foglio di carta gelosamente. Questo era l’amore di Kafka per Milena: un amore vissuto da lontano, in attesa di una lettera.

Non le domandò mai di lasciare suo marito, lei stessa diceva di non poter fare un tale passo. Ma a Kafka bastava vivere la sua gioia attraverso la carta scritta, proprio perché consapevole che chi rinuncia alla vita conosce l’amore, che chi scrive conosce, ma non vive. Il suo amore fu puro e sincero e trova la sua massima espressione nella riflessione che Roland Barthes dedica all’attesa amorosa: “Sono innamorato? Sì, perché sto aspettando”.

Kafka si trovò costretto a proibire a entrambi la corrispondenza, poiché lo tormentava il tentativo di Milena di emergere dalla carta per poter iniziare a vivere, soprattutto dal momento in cui era consapevole che lei non avrebbe mai posto fine al suo matrimonio. E ad ogni modo, Kafka sapeva e voleva vivere attraverso ciò che scriveva, non in altra maniera.

E anche se questo amore non trovò mai la strada per potersi affermare, ci ha lasciato alcuni dei picchi più alti e romantici della scrittura di un grande artista colto nei suoi momenti più privati e solitari.

“Sono stato due ore coricato sul divano e credo di non aver pensato ad altro che a te.”

 

Francesca Caianiello

Disegno di Sonia Giampaolo

 

Bibliografia:
F. Kafka, Lettere a Milena
R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
F. Piccirillo, (a cura di E. Abignente ed E. Canzaniello), Le attese