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Lori Lightfoot: “a passo leggero” verso il cambiamento

A Chigaco, Illinois, terza città più popolosa deli Stati Uniti, è di recente cambiato qualcosa. Il popolo ha deciso di sovvertire qualche pregiudizio e stereotipo per costruire qualcosa di nuovo. Come per molti cambiamenti storici di grande rilevanza, anche questo è cominciato con un processo relativamente semplice: un’elezione.

L’elezione imprevista ed attualmente impopolare della cinquantaseienne Lori Lightfoot come sindaco della città di Chigaco ha sconvolto e sradicato una tendenza apparentemente inarrestabile degli eventi storici e politici contemporanei: il rafforzamento del privilegio bianco ed esclusivamente maschile. Lori Lightfoot possiede tutte le caratteristiche scomode al suprematismo e al maschilismo del nostro tempo: è donna, è afroamericana ed è apertamente omosessuale. Assieme al candidato alla Casa Bianca, Pete Buttigied, sindaco di South Bend, è uno dei primi sindaci dichiaratamente gay. Tuttavia, il suo genere d’appartenenza, la sua estrazione etnica e il suo orientamento sessuale sono la parte più sovversivamente “pop” di questa donna. Ovvero, non è solo per questo che ella va seguita, ammirata e riconosciuta. Il suo esempio si erge a lotta comune di tutto il genere femminile per re-individuarsi e sapersi proiettare in una realtà più ampia rispetto a quella in cui viene, anacronisticamente, ancora circoscritto. Potersi conquistare e tenere il consenso della popolazione americana, atavicamente erede di una tradizione razzista ed elitaria, è segno di grande pazienza, lavoro e ricchezza di ideali. Ideali che la Lightfoot, nella sua ventennale carriera d’avvocato, ha sempre cercato di affermare e proteggere: uguaglianza, trasparenza, inclusività. La battaglia senza sosta alla corruzione, piaga onnipresente all’interno delle forza dell’ordine della città di Chigaco, ha accompagnato la Lightfoot attraverso i ruoli da lei ricoperti: procuratore per il distretto nord dell’Illinois, “supervisore” delle cattive condotte degli agenti e successivamente capo del Chicago Police Board, organo incaricato di un compito simile. La profonda ricerca di chiarezza e correttezza hanno, però, radici molto più antiche e risalgono ai primi anni dell’università. Lori fu eletta presidente del corpo studentesco e cominciò da lì la sua crociata contro violenza, oppressione e molestie, riuscendo ad alimentare un movimento contro uno studio legale colpevole di aver mandato un suo reclutatore razzista e sessista all’interno dell’istituto. Niente compromessi, niente passi indietro: la ricerca del bene è un ideale totalizzante ed assoluto. La tenacia, il rispetto verso l’altro, la difesa del diritto di essere diversi senza implicazioni, l’instancabile voglia di lottare per il bene comune prescindono da sesso, orientamento sessuale ed etnia (sempre presumendo che questo termine abbia, antropologicamente, un suo senso d’esistere) sono valori proiettati verso un universale miglioramento. Se, poi, ad affermarli e a vivere in base ad essi si arrischia qualcuno i cui natali lo pongono in una condizione di potenziale svantaggio, qualcuno che, nonostante ciò, abbia penetrato – solo per sventrarlo – il sistema dominante, si potrebbe osare di porgere un orecchio attento anche noi. “Hai fatto la storia Lori, ora fai di più”, recita l’editoriale del Chigaco Sun Times dedicato all’elezione. Non possiamo che augurarci che ognuno, prendendo esempio da questa storia, impari l’importanza della tenacia e della liberazione da un coacervo di obsoleti, inutili stereotipi.

Sveva Di Palma

Disegno di Alberto De Vito Piscicelli

 

 

La Redazione

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