“Aria” di Marzia Sicignano: un inno alla bellezza delle cicatrici che sanno ancora rimarginarsi

Vent’anni, due occhi profondi e un cuore che batte forte a ritmo delle sue parole, talmente forte che riesco a sentirlo perfino se resta in silenzio.

Così è come descriverei Marzia, una ragazza gentile, timida da morire ma con tanta grinta da vendere, con cui ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere alla fiera Ricomincio dai libri di Sorrento.

I suoi versi emozionali hanno conquistato tutti e in pochissimo tempo è diventata un vero e proprio talento emergente della narrativa contemporanea, in grado di conquistare i cuori dei più giovani e non solo.

Dopo soltanto un anno dall’uscita della sua opera prima di grande successo Io, te e il mare, ritorna in libreria con il suo nuovo libro Aria, pronta a toccare di nuovo, prima in punta di piedi e poi profondamente, le corde più sensibili e profonde dell’animo dei suoi lettori.

Perché hai deciso di intitolare il tuo nuovo libro “Aria”?

“La scelta di utilizzare la parola Aria è venuta fuori in maniera spontanea, subito dopo aver scritto la storia dei due protagonisti.

Entrambi portano sulle spalle un passato ingombrante e doloroso che, spesso, li fa sentire come se mancasse loro l’aria per respirare, per andare avanti nonostante le loro vite fatte di vuoti e paure.

È una sensazione che sia Guido che Silvia (i protagonisti ndr.) hanno provato insieme senza saperlo, senza nemmeno conoscersi  e poi quando si sono incontrati.

Mi piaceva l’idea che questa parola avesse un doppio significato: la sensazione di sentirsi mancare il fiato e anche di tornare a respirare dopo l’apnea e infatti, l’ho inserito anche nel libro: “per tutte le volte che t’è mancata l’aria, respira, andrà tutto bene”.”

Quando hai iniziato a scrivere Aria? E cosa ti ha spinto a farlo?

“L’idea di scrivere Aria è nata durante l’esperienza dei firma copie del mio primo libro, in particolare quando molti ragazzi si sono fermati a parlare con me della loro vita, delle loro paure, aprendo il loro cuore in maniera disarmante.

È stato proprio in quei momenti che mi sono resa conto di quanto le persone, in realtà, abbiano bisogno di poter parlare liberamente, di sfogarsi, di essere ascoltate, di sentirsi comprese e meno sbagliate… e allora ho cercato di aiutarle scrivendo un libro in cui metto insieme le paure e le debolezze che mi hanno raccontato, quelle che tormentano un po’ tutti noi e ci impediscono di essere felici.”

Il messaggio principale del tuo libro, infatti, è che “non esistono cicatrici che non si possono rimarginare”. Tu come sei riuscita a rimarginare le tue?

“Sicuramente le mie ferite le ho rimarginate scrivendo. Scrivere mi ha aiutato, ma soprattutto cambiato.

La Marzia prima di Io, te e il mare era completamente diversa dalla Marzia di adesso.

Ora sono diventata più sicura di me, delle cose che sento e di come le scrivo.

Scrivere è sempre stato il mio sogno, ma ora lo faccio con più responsabilità e consapevolezza, non soltanto verso quello che si aspettano gli altri, ma soprattutto verso quello che in primis provo e mi aspetto io da me stessa.”

E cosa consiglieresti a chi sta cercando di rimarginarle?

“Rimarginare ciò che ci ha ferito è difficile, ma non impossibile e vorrei che questo messaggio arrivasse a quante più persone possibile. Il consiglio che sento di dare a chi sta cercando di rimarginare le proprie ferite è proprio questo: avere il coraggio di affrontare ciò che ci fa male.

È molto più semplice lasciarsi attraversare dalla sofferenza piuttosto che combatterla, perché combattere vuol dire impegnarsi,  vuol dire giocarsi tutto, anche l’ultimo pezzo di cuore e questo fa paura. Ma bisogna essere più forti anche della paura per raggiungere la felicità che ci spetta.

Imparare a parlarne con qualcuno può essere sicuramente un buon inizio, ed è anche quello che ho cercato di far capire nel libro: Silvia e Guido finiscono con l’aprirsi così tanto reciprocamente, che imparano a conoscersi a fondo e ad abbattere i muri che li dividono e li isolano a se stessi.

La loro sintonia emotiva diventa talmente grande da permettere l’uno di dare voce alla storia del passato dell’altra, come se fosse la propria, come se fosse stato sempre lì a viverla di prima persona.”

Hai più volte detto che ti piacerebbe poter cimentarti nella scrittura di un romanzo, ma che non ti senti ancora pronta a farlo. Cos’è che ti trattiene e non ti fa sentire pronta?

“Non mi fa sentire pronta la mia esperienza, sento di essere ancora agli inizi per potermi cimentare in qualcosa di così “grande”, almeno per come lo intendo io. A me piacciono molto i romanzi con una grande carica emotiva, quelli che non appena li leggi ti senti stringere lo stomaco e tremare il cuore, un po’ come mi accade con i romanzi della Mazzantini o con Fai bei sogni di Gramellini.

Ecco, a me piacerebbe poter raggiungere proprio un risultato così e, anche se ho già in mente una trama da raccontare, non mi sento ancora abbastanza matura per scriverla.

Fino a quando non arriverà il momento giusto, continuerò a dedicarmi alla scrittura in versi che sento molto più mia e riesco a buttarla giù con più facilità.”

Di Alessia Miranda

 

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